Economia

Ma tutto è appeso allo scontro Merkel-Fmi sul nodo del debito

Giovanni Maria Del Re sabato 11 luglio 2015

Un macigno grava sul negoziato: la questione della ristrutturazione del debito ellenico, che nel 2015 ha toccato quota 180,2% del Pil (circa 320 miliardi di euro). Una questione cruciale non solo per il governo greco ma anche il per Fondo Monetario Internazionale. «Riteniamo - ha detto solo pochi giorni fa il direttore generale Christine Lagarde - che la ristrutturazione nel caso particolare della Grecia sia necessaria per avere la sostenibilità del debito».

Un punto assolutamente chiave, perché proprio la sostenibilità del debito è il prerequisito per l'elargizione di prestiti secondo le regole del Fondo, che potrebbe dunque sfilarsidal salvataggio. Il problema è che la partecipazione del Fmi è irrinunciabile per la Germania. Peccato però che Berlino (insieme a vari altri Stati membri) sia categoricamente contraria proprio al taglio del debito. «I trattati Ue lo vietano», ha affermato il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, perché sarebbe finanziamento di uno Stato da parte degli altri Stati membri (il debito greco è detenuto per l’83% da creditori pubblici). Anche il cancelliere Angela Merkel ha detto che «un haircut (taglio del debito, ndr) classico è fuori questione». Si potrebbe trovare un escamotage: se Merkel ha parlato di 'haircut classico', è perché si riferiva al classico taglio. Il cancelliere potrebbe accettare un allungamento delle scadenze del debito greco senza aumentare gli interessi.

La Grecia, insomma, per molti anni non dovrebbe servire il suo debito con i creditori pubblici. «Del resto a fine 2012 lo stesso Eurogruppo aveva promesso ulteriori misure» per la sostenibilità del debito se Atene avesse fatto le riforme dovute. Rimane che comunque interventi sul debito greco arriverebbero non prima dell’autunno, e non prima che si sia concordato un programma e la Grecia abbia cominciato ad attuare le misure promesse. C’è però un’ironia di fondo. Nel 2012 la Grecia ha goduto già di un taglio del debito in mano ai privati per il 53,5% (circa 100 miliardi di euro), con l’obiettivo di riportare il debito al 124% del Pil entro il 2020 - obiettivo ormai irraggiungibile. Soprattutto, il Fondo salva-Stati Efsf (che detiene oltre il 50% del debito greco) ha allungato le scadenze (Atene dovrà fare i primi pagamenti solo a partire dal 2022), e abbassato i tassi all’1,5%. Tradotto: anche allungando ulteriormente le scadenze, per la Grecia fino al 2022 non cambierebbe nulla.