Economia

Bruxelles. L'Ue trova l'intesa contro gli abusi fiscali

Giovanni Maria Del Re sabato 8 novembre 2014
Per una curiosa coincidenza, il giorno dopo lo scoppio del caso sulle centinaia di casi di elusione fiscale tramite il Lussemburgo (il 'LuxLeaks'), ieri i ministri delle Finanze dell’Ecofin guidato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan come presidente di turno, si sono ritrovati a parlare di questioni fiscali. La presidenza italiana ha incassato un’importante intesa a 28 stati membri, quella sulla modifica della direttiva sulle società sussidiarie del 2011. Una modifica che prende di mira almeno alcuni dei trucchi utilizzati da varie società per eludere il fisco, con spostamenti di profitti tra la casa madre e le sussidiarie situate in paesi a minor tassazione.  Con il varo della modifica (avverrà a dicembre, visto che l’accordo già c’è ma Belgio e Olanda devono ottenere il via libera parlamentare), gli stati membri saranno obbligati dal primo gennaio 2016 a non consentire i vantaggi previsti dalla direttiva (e cioè anzitutto evitare che i profitti delle multinazionali non siano tassati due volte) qualora risulti che la creazione di una filiale è dettata da ragioni puramente fiscali. Un accordo che giunge dopo quello raggiunto poche settimane fa per lo scambio automatico di informazioni su asset di cittadini di altri paesi Ue, cui ha ormai aderito anche lo stesso Lussemburgo. La lotta all’evasione e all’elusione fiscale, ha detto il neo commissario agli Affari economici e alla Tassazione Pierre Moscovici, «è una delle grandi priorità della nuova Commissione Europea Stiamo cambiando epoca, stiamo entrando in un altro spirito».  Passi avanti anche per la Tassa sulla transazioni finanziarie (Ftt), la cosiddetta 'Tobin Tax'. I ministri degli undici paesi riuniti nella cooperazione rafforzata (Italia, Germania, Francia, Belgio, Austria, Estonia, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna) lanciata nel gennaio 2013 (visto che molti altri stati rifiutano l’idea, a cominciare da Londra), hanno discusso il progetto di direttiva per la Tobin Tax. Una discussione importante visto che lo scorso maggio i ministri si sono impegnati a trovare un accordo definitivo entro dicembre, in modo da poter far partire la tassa dal gennaio 2016. La base è una proposta della Commissione Europea del 2013, che prevede un’aliquota minima dello 0,1% per le transazioni che riguardano le azioni, e dello 0,01% per i derivati. «Abbiamo fatto molti progressi – ha detto Padoan aprendo la discussione – ma rimangono aperti due punti: quello sul campo di applicazione e quello sul principio della tassazione». In soldoni: se tutti sono d’accordo a includere le transazioni che riguardano azioni, ci sono forti divergenze sul fronte dei derivati. La Francia, ad esempio, non è favorevole, e ha proposto di includere al massimo quelli più 'pericolosi' e speculativi (tipo i credit default swap, le 'assicurazioni' contro i fallimenti che hanno fatto la parte del leone nelle speculazioni contro i titoli sovrani italiani). Il compromesso su cui si sta lavorando è di includere buona parte dei derivati, ma con un’aliquota ancora più bassa. L’altra questione da risolvere è se applicare il principio di residenza (dove ha sede la società che acquista un titolo) o invece di emissione (chi cioè emette il titolo, ad esempio l’azione). Molti paesi piccoli, con poche società quotate, temono uno svantaggio del principio di emissione. L’Italia è convinta di potere chiudere all’Ecofin di dicembre, ma non sarà facile.