Economia

Liuc. Filiere e territori, così riparte l'economia

Redazione Romana giovedì 26 luglio 2018

Resilienza: parola magica che evoca la capacità di resistere e adattarsi ai cambiamenti esterni portati da un forte choc. Tutti la richiamano, pochi riescono a metterla in pratica. A questo ristretto gruppo appartiene il sistema produttivo lombardo con le sue filiere, in particolare informatica e telecomunicazioni (Ict), chimica e meccanica: questi sono i “motori” della ripresa in Lombardia, capaci di mantenere elevata e perfino aumentare la propria competitività a cavallo della crisi economica. Ecco alcune tra le più importanti evidenze emerse dal lavoro di ricerca condotto dal centro sullo sviluppo dei territori e dei settori della Liuc Business School con il supporto di Ubi Banca, volto ad analizzare la distribuzione sul territorio e le performance delle filiere produttive Lombarde.

In un contesto competitivo che ha subito una marcata ridefinizione dei rapporti tra le imprese, dovuta, fra le altre cose, ad una forte spinta all’internazionalizzazione dei mercati e delle catene di produzione e da una decisa accelerazione dei processi di innovazione tecnologica, l’analisi della struttura e del funzionamento delle filiere produttive sul territorio si rivela uno strumento cardine per lo sviluppo strategico dell’attività di impresa e di definizione delle politiche economiche locali.

La ricerca ha l’obiettivo di definire la localizzazione e la struttura delle filiere produttive in Lombardia e misurarne i risultati in termini di competitività, produttività e capacità di creare occupazione. Seguendo un tipo di approccio “bottom-up”, dal particolare al generale, partendo da dati sui singoli comuni e procedendo per aggregazione si è arrivati a sintetizzare diversi indicatori di struttura e performance per ciascuna filiera produttiva.

Partendo dalle indicazioni di struttura, l’analisi condotta conferma una Lombardia a tre velocità: la fascia pedemontana concentra la maggioranza delle attività produttive, mentre le aree a Nord e Sud della stessa mostrano minor propensione allo sviluppo di sistemi industriali integrati. Fattore determinante è, infatti, la concentrazione di attività produttive, in particolare manifatturiere, ed il tasso di infrastrutturazione. Le aree più industrializzate e con maggior dotazione di infrastrutture polarizzano l’attività di filiera, come rilevato dagli indici di bilanciamento e specializzazione. Le aree attorno ai capoluoghi della fascia pedemontana mostrano più alti tassi di specializzazione, in particolare nei settori più competitivi ed innovativi, e maggior bilanciamento nella composizione delle filiere sul territorio.

Per quanto riguarda invece le performance economiche, maggior competitività è mostrata da quelle filiere la cui attività è connotata da alta propensione all’innovazione ed all’esportazione e che impiega tecnologie all’avanguardia e capitale umano di alto profilo. Ai primi posti del ranking elaborato tramite la sintesi di un indicatore che combina dati reddituali, occupazionali ed economici delle aziende, troviamo il comparto Ict (informatica e telecomunicazioni), chimica, farmaceutica e meccanica. In difficoltà, invece, tessile e costruzioni.

Analizzando il profilo evolutivo del fenomeno, in Lombardia il sistema produttivo ha dimostrato un’ottima capacità di adattamento e riconversione a seguito dello shock portato dalla crisi economica. Ancora una volta le filiere che dimostrano la miglior performance sono Ict (+7.5%), chimica (+2.7%), meccanica (+2.4%) e farmaceutica (+1.9%), spinte dagli investimenti che hanno generato produttività, fattore chiave per resistere alla concorrenza sui mercati globali.

Entrando nel merito di indicatori di performance più precisi si distinguono per capacità di generare valore, espressa dal rapporto valore aggiunto/fatturato, Ict, trasporti, meccanica e metallurgia. In termini di crescita rispetto al dato 2008 le top performer sono le filiere dell’auto (+14.7%), del farmaceutico (+8.3%) e della gomma/plastica (+3.5%). Maglia nera per il sistema casa, che subisce l’effetto della crisi e vede contrarsi di quasi un quinto (-19.9%) la propria capacità di creare valore.

Questo dato si incrocia perfettamente con quanto risulta dalla misurazione della produttività delle filiere, fattore chiave nella competizione globale, e quanto mai cruciale nel nostro Paese: Ict, chimica e farmaceutico mostrano i dati migliori, seguiti da meccanica, gomma ed automotive. Analizzando la dinamica del fenomeno, Ict nel periodo di crisi ha rafforzato la sua leadership, mostrando un aumento della produttività (+10.6%) che ne spiega il gap in competitività mostrato rispetto agli altri settori. In crescita tutti gli altri ecosistemi produttivi avanzati (chimica +7.3%, gomma plastica +7.4%, farmaceutico +3.6% e meccanica +3%), faticano tessile (-6%), metallurgia (-5.9%) e trasporti (-4%). Altro fattore che può contribuire a spiegare l’evidenza portata alla luce dalla misurazione della capacità di creare valore è la propensione all’investimento, individuata dalla proporzione tra investimenti e fatturato. Qui tutti i settori mostrano una marcata crescita rispetto al 2008, segno che il clima di fiducia è migliorato e i segnali di ripresa, seppur flebili ed incerti, spingono le imprese a nuovi investimenti. In cima alla classifica troviamo il settore dei trasporti, seguito da Ict, chimica e meccanica.

Sintetizzando il complesso di evidenze emerse possiamo dire che la propensione all’innovazione, dei prodotti e dei processi, che tramite una crescita degli investimenti si concretizza in un aumento di produttività del lavoro e quindi di capacità di generare valore nella produzione, è il fattore chiave per mantenersi competitivi e saper cogliere le opportunità create dalla globalizzazione dei mercati e dalla quarta rivoluzione industriale.