Economia

Economy of Francesco. L'imprenditore guatemalteco che ripara i tetti

Paola Del Vecchio mercoledì 21 dicembre 2022

L'imprenditore guatemalteco Mario Aguilar

«C’è una parte della preghiera di San Francesco che mi ha toccato profondamente: “Fa che io cerchi non tanto di essere consolato ma di consolare, non di essere compreso, ma di comprendere”. È l’andare oltre noi stessi, tentare di contribuire a un cambio positivo anche per la vita degli altri è ciò che mi ha motivato a essere parte della grande comunità dell’Economia di Francesco». Mario Aguilar, guatemalteco di 35 anni, è un imprenditore di talento nel settore delle costruzioni. Si è unito a settembre al laboratorio globale di idee promosso da Papa Francesco per una nuova economia della vita, durante l’ultimo evento che ha riunito mille giovani change-makers di tutto il mondo. Fra i 12 villaggi Eof, che rappresentano gli spazi di lavoro sui grandi temi, Mario ha scelto quello di “women for economy”. Perché? « La risposta breve è che dopo secoli di potere maschile non siamo arrivati molto lontano, se guardiamo all’attualità, con guerre, povertà, disuguaglianza », spiega. «Quella lunga è che sono stato cresciuto da una mamma single, rimasta vedova due mesi dopo la mia nascita, e da due sorelle più grandi. È stata una grande scuola di leadership», assicura. «Tutti facciamo errori, ma gli uomini sbagliano con la testa, le donne con il cuore e tentano sempre di tirarne fuori qualcosa di buono. Ovviamente è un lavoro di squadra, ma credo l’intuizione delle donne, il loro potenziale, il genio positivo anche nelle situazioni più avverse possa imprimere un cambiamento importante, se li si proietta a ruoli di responsabilità a livello globale».

Dopo il diploma in ragioneria, Mario emigrò a 18 anni negli Stati Uniti dalla comunità rurale di La Ermita dov’è nato, nel dipartimento di Chiquimula, nel nord-est del Guatemala. « Mi trasferii in Pennsylvania, per lavorare nella ristorazione, con un visto di formazione. Mi ha sempre appassionato la gastronomia e, dopo tre anni, ebbi l’opportunità di comprare il ristorante dove lavoravo, in società con due spagnoli. Ma non andò secondo i piani, ero giovane e avevo poca esperienza », ricorda. Da là il progetto di creare un’impresa edilizia a Warminister, una cittadina di 32.600 abitanti, vicino Philadelphia dove vive, assieme alle sue sorelle. «Sono loro i motori dell’azienda. Mia sorella Cleydi è Ceo della compagnia e Sindy si occupa delle finanze. Con i miei cognati io curo l’area di produzione e vendita. Realizziamo ristrutturazioni e lavoriamo in tutto il nord est del Paese. Ma l’impresa è frutto dello sforzo costante di tutti i lavoratori, a loro volta parte della famiglia», sottolinea. Aiutare a ridurre le disuguaglianze in alleanza con i più vulnerabili della società locale e di quella d’origine, la sfida. « L’obiettivo non è mai stato arricchirsi, anche se l’azienda è lucrativa, quanto realizzare attività con impatto sulla vita delle persone più svantaggiate», rileva l’imprenditore, che a Warminister ha formato anche una nuova famiglia, con la moglie Cristel e la loro piccola Valentina di 9 anni. « Dopo l’eruzione del vulcano Fuego, che nel 2019 colpì il Guatemala e rase al suolo un’intera comunità, con il personale dell’azienda riuscimmo a donare due case a persone che erano rimaste senzatetto», ricorda. « E l’impegno è andato avanti: negli ultimi 5 anni, in questi giorni di vigilia di Natale portiamo ceste natalizie con viveri a cento famiglie a La Ermita in condizioni di gravi necessità, e favoriamo assistenza sanitaria in situazioni di emergenza ». Non solo. Fin da piccolo Mario è stato vicino al Movimento dei Focolari di Chiara Lubich, e ha potuto studiare grazie al programma di sostegno a distanza di famiglie europee per l’istruzione di bambini in Guatemala. «Sento una grande gratitudine e il bisogno di restituire l’aiuto ricevuto», assicura l’imprenditore. « Per questo patrociniamo borse di studio per giovani e bambini al collegio La Sagrada Familia, gestito dalle Suore Terziare cappuccine, dove io e le mie sorelle abbiamo studiato. È il solo modo perché la nostra impresa abbia uno scopo».

Dai bambini indigenti guatemaltechi a quelli poveri del “primo mondo” di un’aerea rurale di Philadelphia, ai quali la Lemus Constructions da anni dona i giocattoli sotto l’albero. « In questo periodo natalizio sostituiamo e rifacciamo i tetti di due case di famiglie più vulnerabili», spiega ancora Mario. « Partecipiamo al movimento “Habitat for Humanity” con diversi enti sul territorio, per finanziare case ai nuclei più fragili della comunità». Il suo sogno è «connettere questi programmi con altri percorsi comunitari di sviluppo attraverso l’EoF». Riconosce di essere rimasto sorpreso, ad Assisi, «nel vedere tanti giovani da tutto il mondo, così pieni di talento e ideali, determinati a cambiar il mondo, con l’aspirazione al bene comune ». L’imprenditore è cosciente che è necessario il contributo di ognuno per innescare un circolo virtuoso: la passione, il cuore connesso alla mente, per scendere sul terreno pragmatico dell’azione. «Un’orchestra non è fatta di solisti, ma è una grande ensamble in cui ognuno fa la propria parte. E bisogna collegare le diverse generazioni. Noi giovani - conclude - dobbiamo prestare attenzione e ascoltare, non avere paura di chiedere aiuto a chi ha già fatto il cammino: gli anziani dalla cui esperienza abbiamo molto da imparare».