Economia

intervista. Quadrio Curzio: «L’euro reggerà. Poi cambi»

Andrea Lavazza lunedì 10 maggio 2010
La speculazione ha messo a nudo la debolezza strutturale dell’Europa? No, direi piuttosto che ha evidenziato alcune fragilità del suo sistema. Gli speculatori individuano le crepe, vi si insinuano e fanno leva per fare crollare a loro vantaggio l’edificio. Ma se alla fine c’è una voragine, è l’effetto dell’attacco, non la sua causa. Bisogna essere capaci di chiudere presto le fessure e questa volta non è stato fatto».Alberto Quadrio Curzio, tra i maggiori economisti italiani, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, individua nel ritardo con cui si è intervenuti per tamponare la crisi greca una delle cause per cui essa, pur grave, è degenerata dell’attuale bufera che sta mettendo a dura prova i mercati.Perché si è atteso così tanto?Come avevo segnalato in numerosi interventi a partire da febbraio, la situazione ad Atene, che ha gravissime responsabilità, richiedeva un soccorso immediato e nel contempo un "commissariamento" della Grecia. Ma probabilmente è prevalsa nel cancelliere tedesco la convinzione che un’azione immediata non avrebbe scosso la Grecia a sufficienza per indurla a intraprendere la via di riforme incisive, e avrebbe incoraggiato l’inerzia di altri Paesi. In buona fede Angela Merkel ha sottovalutato il rischio e ora anche la Germania paga un alto prezzo: dati i ribassi delle Borse, le aziende avranno maggiori difficoltà nel finanziarsi sul mercato.Si è arrivati tardi e come cavallette gli speculatori sono sciamati in massa.L’attacco di questi giorni contro la moneta unica e i titoli di Stato dei Paesi di Eurolandia ha dimensioni gigantesche. Si sono visti vacillare persino titoli di Stato a tasso variabile con scadenza a due anni, titoli più che sicuri a meno che tutti gli Stati falliscano. Le mosse speculative sono mirate a innescare un’ondata di vendite, in modo da consentire di acquistare a prezzi ancora più bassi, sia sul fronte azionario sia su quello dei titoli di Stato, che si comprano al di sotto del valore nominale, lucrando poi sul rimborso del capitale alla scadenza, meglio ancora se ravvicinata. Da dove arriva questa offensiva?Si vocifera di fondi americani e asiatici, di hedge fund... Si è anche parlato di un accordo esplicito tra alcuni grandi operatori finanziari. Non ho elementi probatori in tal senso.Tuttavia, è certo che queste manovre non sono un segnale di buon funzionamento del sistema. I mercati devono certo comportare vantaggi differenziali nell’allocazione del risparmio, ma lo scopo finale devono essere la crescita e lo sviluppo, non le plusvalenze a brevissimo termine. Il benessere complessivo si ottiene quando le imprese possono finanziarsi su tempi più lunghi, investire e innovare. Invocare regole non vuole quindi mortificare il mercato, perché i critici della regolamentazione confondono la salute delle Borse con la loro patologia.Il danno ormai è fatto. Le misure annunciate l’altra notte e da concretizzare oggi vanno nella direzione giusta?Il pacchetto è lodevole per quattro motivi. In primo luogo, è assolutamente severo con gli Stati che non hanno una finanza pubblica sana, si ribadisce l’importanza del Patto di stabilità, invitando a tenere sotto controllo deficit e debito e a mettere mano a riforme strutturali. Poi, si sollecita chi viene aiutato (la Grecia in particolare) a dare corso a piani di risanamento. In terza battuta, si parla di regole stringenti per contrastare la speculazione e di un esame delle agenzie di rating (io sono molto favorevole a una agenzia europea pubblica che prenda il posto di quelle private anglosassoni la cui credibilità è stata incrinata). Infine, c’è la determinazione, dai contorni ancora sfumati, che la Banca centrale europea prenda in garanzia titoli di Stato dei Paesi Ue quand’anche siano stati "declassati".Quindi, per la prima volta, la Bce comprerà titoli di Stato?Penso di sì, lo farà creando moneta, per evitare che la speculazione falcidi i titoli di Stato, rendendo sempre più difficile il collocamento, anche per l’aumento dei tassi di interesse. Si tratta di una misura eccezionale, che troverà critiche e obiezioni. Ma io mi chiedo: sappiamo che cosa contiene oggi il portafoglio della Fed americana? Siamo sicuri che non vi sia dentro di tutto? Si dirà anche che crescerà l’inflazione. Può essere. D’altra parte quello che conta è la crescita reale, depurata dagli effetti inflattivi. E oggi si deve agire per la ripresa europea.Basteranno gli interventi d’emergenza di queste ore per mettere fine al panico sui mercati?La mosse dell’Europa sono credibili, potrebbero porre un freno alla caduta. Ma sarebbe imprudente fare previsioni in un momento di incertezza e turbolenza. Bisogna comunque considerare i buoni fondamentali della Ue.Ovvero?Abbiamo il 15% di risparmio lordo interno; gli Stati Uniti erano quasi allo zero, ora non arrivano al 5%. La bilancia commerciale dell’Eurozona è in attivo di 41 miliardi di dollari a fronte di un passivo Usa di 532 miliardi. Infine, disponiamo di un buon sistema di welfare, che garantisce coesione sociale e non poca equità.Che cosa serve per evitare che l’euro diventi davvero a rischio?Non si può avere la moneta unica senza una politica economica e fiscale. I Paesi dovrebbero dare una forte delega all’Eurogruppo, il quale ha la necessità di un presidente permanente che lo guidi a essere un vero consiglio dei ministri economico...E i segnali di ripresa che si intravvedevano?Sintomi di ripresa dell’economia reale ne avverto numerosi. Ma l’economia reale non è indipendente dall’economia finanziaria. La dinamica dei consumi dipende dalla ricchezza finanziaria delle famiglie, ridotta dal crollo delle Borse. Inoltre, la crescita economica richiede investimenti. Se diventa difficile collocare azioni o titoli di Stato, come si finanziano aziende e opere pubbliche? Dalle turbolenze attuali può quindi arrivare una nuova gelata.L’Italia ha attraversato ora di incertezza...Il nostro è un Paese di grandi contraddizioni. Ha punti di forza, dal formidabile settore manifatturiero (ancora nel 2008 in netto surplus commerciale) al basso indebitamento delle famiglie fino all’alta ricchezza finanziaria privata. Ma è gravato da debolezze: l’enorme debito pubblico, il divario Nord-Sud, il deficit energetico... Tremonti ha fatto un ottimo lavoro in questi due anni, anche nel resistere alle sirene della spesa. Io mantengo un leggero ottimismo, benché la metafora attribuita a Tremonti («Se la casa del vicino brucia, tutto il villaggio è a rischio») faccia capire la serietà della situazione.Inutile nascondersi che superata questa emergenza servano riforme più incisive. Lei ha due proposte ambiziose.La prima l’ho esposta già quattro anni fa. Servono titoli di Stato europei, gli Eurobond. Se l’Unione emettesse suoi titoli (garantiti dalle riserve auree), con la liquidità ricavata potrebbe comprare titoli di Stato dei Paesi membri, diciamo il 10%, stabilizzando il sistema. L’altra idea, su cui sto lavorando, riguarda l’applicazione di una "Tobin tax" sulle transazioni finanziarie Europa-resto del mondo, ovvero solo sui movimenti "esterni". Si otterrebbe un gettito utilizzabile per realizzare investimenti produttivi e infrastrutture. Qualcuno parlerebbe di misura protezionistica...Mi pare che oggi il confine tra protezionismo e legittima difesa (dalla speculazione) sia diventato veramente molto sottile.