Economia

L'intervento. Jeffrey Sachs: «È l'era dello sviluppo sostenibile»

ANDREA DI TURI martedì 15 marzo 2016
«Sono ottimista perché penso che il mondo sia entrato nell’era dello sviluppo sostenibile: non so se sia completamente vero, ma sarebbe bene lo fosse»: lo ha detto ieri a Milano Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University e una delle voci più ascoltate del pianeta in fatto di sostenibilità dello sviluppo. Il professor Sachs è anche direttore di Sdsn, il network promosso dalle Nazioni Unite nel 2012 per stimolare mondo scientifico, istituzioni e imprese a collaborare alla ricerca di soluzioni concrete ai grandi problemi di sostenibilità che il mondo deve affrontare, e ieri è intervenuto al convegno organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) proprio per tenere a battesimo la nascita di Sdsn Italia, nodo italiano del network globale: sarà ospitato dalla stessa Feem e opererà con il già avviato Sdsn Mediterraneo, guidato da Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena.  Pur professando ottimismo, Sachs non ha certo nascosto né l’enormità delle sfide che l’umanità ha di fronte, né l’inadeguatezza del passo con cui finora sono state affrontate. «Si parla di limiti dello sviluppo da inizio anni ’70, quando io ero studente – ha raccontato Sachs –, ma finora abbiamo ottenuto risultati modesti. Basta guardare all’aumento record della concentrazione di Co2 in atmosfera lo scorso anno. Ora abbiamo i nuovi Obiettivi di Sviluppo sostenibile, che non sono legalmente vincolanti ma offrono un quadro di riferimento entro cui agire: lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo economico al tempo stesso socialmente equo e ambientalmente sostenibile».  È sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile lanciati dall’Onu a settembre, e di cui Sachs è uno dei padri, che il network italiano lavorerà in collaborazione con quello mediterraneo e con le altre reti globali, sviluppando e suggerendo iniziative concrete che possano dar loro attuazione. Del resto per affrontare problemi quali la povertà estrema, il climate change e la decarbonizzazione dell’economia, la sostenibilità dei modelli di vita nelle megalopoli, l’accesso universale alle cure sanitarie o la progressiva perdita di biodiversità, il coordinamento a livello regionale e globale è indispensabile: «Bisogna sviluppare processi di collaborazione e fare innovazione – ha dichiarato Sachs – mettendo insieme le forze di società civile, mondo del business e università, cercando soluzioni concrete ai problemi. L’Italia può avere un ruolo leader per sviluppare queste soluzioni in tutta l’area del Mediterraneo».  Anche il filosofo Salvatore Veca ha sottolineato l’importanza del «fare insieme», affermando inoltre che l’idea dello sviluppo sostenibile si è evoluta dai tempi della Commissione Bruntland, che nel 1987 per prima provò a darne una definizione, e si sta imponendo oggi come «idea normativa». Mentre Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation e di Social impact Agenda per l’Italia, ha aggiunto che per dare vita a uno sviluppo sostenibile «abbiamo bisogno di capitali pazienti -– ha detto l’ex-ministro – indirizzati verso gli investimenti a impatto sociale».