Economia

Assolombarda. La manovra non convince le imprese: "Serve discontinuità profonda"

Pietro Saccò giovedì 3 ottobre 2019

Non si può dire che gli imprenditori lombardi siano contenti dei progetti di legge di Stabilità del nuovo governo. All’assemblea di Assolombarda, davanti al presidente Sergio Mattarella, a Giuseppe Conte e a diversi membri del nuovo governo M5S-Pd, il presidente degli industriali Carlo Bonomi ha invitato l’esecutivo a una “discontinuità profonda”, avvertendo prima di tutto Conte che è il nuovo clima di rapporti positivi con l’Europa è una bella novità, “ma non dimentichiamo quello che abbiamo visto e sentito nei 14 mesi precedenti, non possiamo dimenticare che quel governo ci ha promesso di cancellare la povertà, invece ci ha restituito alla stagnazione”.

Molte delle misure su cui si sta costruendo la manovra non piacciono. Debito e deficit “devono scendere” dice Bonomi, mentre la nota di aggiornamento al Def li indica in aumento. Il taglio al cuneo fiscale di 2 miliardi è qualcosa è considerato quasi inutile, perché interventi di questa entità “non hanno effetti significativi”: le imprese lombarde chiedono invece un taglio di 13-14 miliardi, sfruttando le risorse che potrebbero derivare dall’eliminazione di Quota 100, del reddito di cittadinanza e degli 80 euro (che da soli valgono 9,4 miliardi di euro all’anno).

Contrari alle tasse su merendine e biglietti aerei, a quelle sul contante (“chi lo usa per evadere non lo depositerà in banca e dalla tassa sarà immune, a esserne colpiti sarebbero milioni di italiani incolpevoli”), agli aumenti indiscriminati agli statali, Assolombarda chiede a Conte di presentare tre proposte chiare: "Questa volta, stupiteci! L'Italia è ferma. Ci dica tre cose essenziali che il suo governo intende fare per rilanciarla".

Qualche idea di ciò che si potrebbe fare gli industriali lombardi ce le hanno già, e sono tre idee di sostenibilità. Sostenibilità generazionale, favorendo il tutoring nelle imprese; sostenibilità sociale, con piani di sostegno a chi lavora e ha figli, perché “svezzare i figli è una questione di civiltà”, e contrastando le morti sul lavoro; sostenibilità ambientale, partendo da un progetto chiaro di chiusura del ciclo del trattamento dei rifiuti, che potrebbe mobilitare 10 miliardi di investimenti.

Un’attenzione particolare, infine, va al settore automotive, la cui produzione è in forte caduta. Il comparto conta 6mila imprese con 156mila addetti, che diventano 250mila con l’indotto e che fanno il 6% del Pil. “La crisi dell’automotive rischia di diventare la vera crisi industriale dell’Italia” avverte Bonomi, che ha invitato Conte a occuparsi direttamente di questo dossier per tenere l’Italia dentro la Serie A dell’auto europea in grande trasformazione.