Economia

Il dato. Nel 2020 legato al Covid-19 un terzo degli incidenti sul lavoro

Dorella Cianci lunedì 9 agosto 2021
Sulla base degli ultimi dati Inail si possono aggiornare alcuni effetti del Covid 19 sul mondo del lavoro. Nel corso del 2020, il totale delle denunce di infortunio sul lavoro segnalate all’Inail è stato di 571 mila 198 (62.217 sono stati gli infortuni in itinere). Di queste, va precisato che 1.538 hanno avuto un esito mortale. Come emerge dal report, curato da Piero Pessa per Lavoro&Welfare, c’è stato un sensibile incremento degli infortuni mortali rispetto al 2019 (+27,6%), soprattutto per i decessi legati al contagio pandemico.

Le denunce di infortunio da Covid 19 sono state 131 mila 829, cioè il 23,1% del totale. Sono 524 invece quelle che hanno avuto esito mortale (vale a dire il 34,1% degli infortuni mortali). Nel primo semestre di questo anno, le denunce di infortunio - in generale – invece sono state 266 mila 804, con un incremento del +8,95% rispetto all’analogo periodo del 2020. Gli infortuni totali seguiti da morte sono stati 538, con una riduzione del -5,61% rispetto all’anno scorso.

Abbassamento o annullamento della franchigia.

Al 30 giugno 2021 gli infortuni derivati da Covid 19, come segnala Inail, sono 176 mila 925 dall’inizio della pandemia: 44 mila 652 nei primi sei mesi dell’anno in corso, dunque il 16,7% del totale. Infortuni e morti sul lavoro sono decisamente un aspetto da monitorare attentamente. A tal proposito, l’intervento del Presidente Mattarella, dopo l’ultimo drammatico incidente mortale, e quello di Mario Draghi, sono la testimonianza concreta di una particolare attenzione e sensibilità al mondo del lavoro fragile. “Le iniziative intraprese dal Ministro Orlando confermano l’esigenza di una azione continua sul tema della prevenzione.” Lo dichiara Cesare Damiano, consigliere Inail. “Occorre – continua – un salto di qualità, una campagna permanente sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che non si limiti alla sola informazione e formazione, ma che incida sui processi produttivi, consentendo agevolazioni per l’acquisto di macchinari innovativi, ergonomici e con sistemi di sicurezza automatici, anche attraverso un più incisivo utilizzo delle risorse dell’Inail. Questo, purtroppo, non avviene perché le riserve tecniche dell’Istituto, pari a circa 34 miliardi e 338 milioni di euro, servono per diminuire il debito pubblico anziché fare più prevenzione e tutela e sono versate alla Tesoreria dello Stato senza alcuna remunerazione”.

Questa forte limitazione posta all’autonomia dell’Inail rende impossibile disporre di tali importanti avanzi per finanziare nuove o maggiori attività dell’Istituto. Pensiamo, ad esempio, oltre all’ampliamento della tutela assicurativa di soggetti particolarmente esposti, che non beneficiano ancora della copertura assicurativa, al miglioramento delle prestazioni economiche con l’abbassamento dell’attuale franchigia dal 6% al 4%. Si verrebbe incontro alla giusta richiesta di tanti lavoratori vittime di infortuni sul lavoro e di malattie professionali, anche di quelle derivanti dal Covid, che attualmente sono escluse dal ristoro indennitario. Il costo medio annuo, stimato dall’Inail, è di poco più di 46 milioni di euro, senza comportare oneri per la finanza pubblica, trovando copertura nell’attuale tariffa dei premi. E tuttavia, tale proposta, assai misurata, non è stata accolta dal Mef, come segnala il consigliere Damiano. Occorre restituire più autonomia all’Istituto a vantaggio delle imprese che fanno seriamente prevenzione, per migliorare il livello delle prestazioni agli infortunati e ai tecnopatici. Altrimenti continueremo a piangere i morti sul lavoro, senza risalire alle cause del fenomeno.