Economia

UNIONCAMERE. Tra i nuovi assunti solo il 19% è "indeterminato"

venerdì 9 novembre 2012
Nuovi segnali preoccupanti dal mondo del lavoro: nel quarto trimestre si contano 120mila lavoratori dipendenti in meno. Nello stesso periodo, si contano 218 mila ingressi ma solo il 19%  a tempo indeterminato o apprendistato. Sono i dati dell'indagine del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Unioncamere spiega che le assunzioni alle dipendenze (ad esclusione dei lavoratori somministrati) previste dalle imprese nel IV trimestre 2012 sono 131.100, quasi 28mila in meno rispetto a quanto previsto per il trimestre estivo (-17,4%) ma 12mila in più rispetto all'ultimo trimestre dello scorso anno (+10%). A pesare rispetto allo scorso trimestre è il calo delle assunzioni stagionali, che si riducono di quasi 31mila unità: essendo esaurita la stagione turistica estiva, le assunzioni temporanee finalizzate a questa attività riprenderanno infatti solo nella parte finale del 2012, in previsione della stagione turistica invernale 2013.Questa flessione è solo in parte bilanciata dall'aumento delle assunzioni non stagionali, circa 3mila in più rispetto al trimestre estivo. In valore assoluto, le assunzioni dell'industria saranno quasi 37mila, mentre 94mila interesseranno i servizi. Il confronto con lo stesso trimestre dell'anno scorso resta negativo per il settore industriale, ma alcuni accenni di ottimismo sembrano interessare, all'interno del settore manifatturiero, i comparti del tessile abbigliamento, metallurgico, meccanico e dei prodotti elettrici ed elettronici (tutti fortemente orientati all'export). Alcuni segnali positivi emergono dalla lettura delle entrate a livello regionale. La prima riguarda il fatto che una regione - il Trentino Alto Adige, grazie alle assunzioni legate all'imminente stagione turistica - dovrebbe mettere a segno in questo trimestre un incremento delle assunzioni totali pari al +1,1% per complessive 2.700 unità in più. La seconda si coglie al confronto con le entrate previste lo scorso anno.Sono infatti ben 17 le regioni che presentano un aumento della domanda di lavoro dipendente rispetto al IV trimestre 2011, seppur limitato nella maggior parte dei casi. Lazio, Liguria e Marche sono le tre regioni che presentano invece variazioni negative rispetto all'ultimo trimestre dell'anno scorso. Escludendo le previsioni riguardanti il Trentino Alto Adige, agli estremi della classifica regionale dei saldi si incontra la Valle d'Aosta, dove l'occupazione si ridurrà di meno di 200 unità, e la Toscana, in cui i posti di lavoro in meno saranno oltre 12mila. In termini percentuali, le variazioni saranno comprese tra il -0,3% di Friuli Venezia Giulia e Lombardia e il -3,3% della Sardegna, seguita da Basilicata e Abruzzo (-2,4%), Calabria (-2,0%), Marche e Molise (-1,7%)sono "circa 158mila entrate di lavoratori alle dipendenze - ripartite tra 91mila assunzioni non stagionali, 40mila stagionali e quasi 27mila interinali - e 60mila nuovi contratti di lavoro "autonomo". Nel complesso saranno quindi oltre 218mila gli "ingressi" nelle imprese dell'industria e dei servizi entro la fine del 2012". Per il lavoro subordinato, il saldo complessivo si manterrà negativo anche per fine anno: quasi 120mila i posti di lavoro in meno, in parte determinati dalla fisiologica conclusione di contratti stagionali o comunque a termine; 12 mila di essi saranno lavoratori in somministrazione o interinali. I restanti 107mila lavoratori dipendenti persi, a carattere non stagionale e stagionale, si distribuiscono in tutte le regioni, ad eccezione del Trentino Alto Adige in cui l'occupazione è sostenuta dall'arrivo della stagione turistica, dove si prevedono 2.700 posti di lavoro in più entro fine anno. Sul fronte delle altre forme contrattuali si segnalano riduzioni di poco inferiori alle 12mila unità per i collaboratori a progetto. Secondo l'indagine, la domanda di lavoratori alle dipendenze per la fine dell'anno (al netto degli interinali) risulta tuttavia lievemente superiore rispetto alle previsioni delle imprese espresse per il IV trimestre 2011 (il peggiore dagli ultimi due anni). A livello territoriale, in 17 regioni le assunzioni risultano in aumento rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso. Il confronto anno su anno delle entrate mostra poi una crescita della domanda nei settori industriali più fortemente orientati all'export e nei servizi. Si evidenzia, inoltre, una lieve ripresa rispetto ai trimestri precedenti dei contratti a tempo indeterminato e determinato, dopo il calo subito nel trimestre precedente, e il rilancio dei contratti di apprendistato, sui quali la riforma del lavoro ha puntato molte carte. Emerge tuttavia una sempre più ampia spaccatura tra lavoro "stabile" (contratto a tempo indeterminato, cui può essere assimilata anche la nuova formula dell'apprendistato) e le altre forme di lavoro, sia subordinato (contratto a termine - compreso quello a carattere stagionale - e lavoratori interinali), sia autonomo (collaboratori a progetto, partite IVA e lavoratori occasionali): fatto 100 il totale delle entrate previste nel IV trimestre dell'anno, il 19% sarà destinato al lavoro stabile e l'81% a tutte le altre forme. "Nel programmare le entrate di nuovo personale", ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, "le imprese manifestano tutta l'incertezza di questa fase congiunturale. Si ha quasi la sensazione che il tessuto produttivo, soprattutto nelle aree vocate all'export, abbia la tentazione di allargare la propria base occupazionale ma poi tema di fare il passo più lungo della gamba, introducendo in forma stabile nei propri organici nuovo personale".