Economia

Lavoro. Articolo 18, Renzi sfida i sindacati

Nicola Pini sabato 20 settembre 2014
L’articolo 18 fa scoppiare l’ennesima guerra. Stavolta tutta a sinistra. Tra Matteo Renzi da una parte e la Cgil, con dietro la minoranza del Pd, dall’altra. Il fronte si è aperto ieri dopo il primo sì al jobs act, il ddl delega che prevede tra l’altro il superamento delle attuali garanzie per i neoassunti a tempo indeterminato. «Renzi ha in mente il modello Thatcher», ha attaccato Susanna Camusso, paragonando il leader del Pd al premier conservatore inglese degli anni 80, la «lady di ferro» che piegò i sindacati e fu alfiere del liberismo economico. «Avete difeso le ideologie non le persone», ha replicato nel pomeriggio il premier imbracciando l’artiglieria pesante: in un video su You Tube ha detto che «il sindacato ha contribuito al precariato preoccupandosi solo dei diritti di alcuni e non a quelli di tutti».In questi giorni le confederazioni sindacali, pur divise su diversi punti di merito, stanno preparando una mobilitazione unitaria sui temi del lavoro della crescita e contestano a Renzi di voler marginalizzare il ruolo delle forze sociali. In questo contesto già di tensione, l’emendamento del governo che prevede meno tutele per i nuovi assunti ha fatto da detonatore. Nell’affondo contro il governo la Camusso ritrova l’intesa con la Fiom: le «tutele progressive sono una presa in giro se alla fine vengono cancellate», ha detto il segretario Maurizio Landini accusando Renzi di voler «fare il "figo" in Europa» schierandosi «contro i lavoratori e i precari». E soprattutto può contare sulla minoranza Pd. L’ex segretario Pier Luigi Bersani annuncia «molti emendamenti» in Parlamento per cambiare la delega sul lavoro: «Se andiamo ad aggiungere ulteriore precarietà, se andiamo a frantumare i diritti, non solo l’articolo 18, allora sarà battaglia». Il governo, ha aggiunto l’ex ministro, «deve chiarire le sue intenzioni e se Renzi tira troppo la corda rischia di spezzarla». Sulla stessa linea Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro al Senato, che chiede espressamente di mantenere la tutela dell’articolo 18 anche per i neo-assunti.Le altre due confederazioni si chiamano fuori dal duello Renzi Camusso, ma non fanno nessuno sconto al premier. «Come al solito Renzi, per opportunismo politico, mette tutti i sindacati sullo stesso piano e confonde il ruolo dei sindacati rispetto a quello dei governi nazionali e locali responsabili della diffusione del precariato», afferma il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. E aggiunge: «Se il capo del governo è così attento ai problemi dei precari, cancelli nel Jobs act tutte le forme di flessibilità selvaggia come le false partite Iva, gli associati in partecipazione, i co.co.pro.». «Questo duello rusticano a colpi di slogan ci sta stufando», afferma a sua volta il leader della Uil Luigi Angeletti: «Renzi non è la Thatcher ma scenda dalla cattedra. Se non abbiamo avuto la forza di difendere i lavoratori poco tutelati non è un buon argomento per togliere protezioni a chi ce l’ha».