Economia

Lavoro. Contratti a termine lampo: il 37% dura appena un mese

Cinzia Arena martedì 20 settembre 2022

Contratti a termine sempre più brevi anche nella ristorazione

Più che contratti a tempo determinato sono "contratti lampo". La nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell'occupazione di ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal conferma un trend preoccupante: le imprese assumono con il contagocce, solo per i periodi strettamente necessari. Neanche un contratto a termine su cento supera l'anno sulla base dei dati contenuti nelle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro. Nel secondo trimestre del 2022 il 37% delle nuove posizioni lavorative attivate prevede una durata fino a 30 giorni (il 13,3% un solo giorno), il 36% da due a sei mesi e soltanto lo 0,5% superiore all'anno (era l'1% nel primo trimestre). Nel complesso emerge un aumento dei contratti di brevissima durata (23,7% fino a una settimana) e la riduzione nelle altri classi di durata, tranne tra sei mesi e un anno (15,4%). Per quanto riguarda la tipologia di contratto aumenta in maniera sensibile il lavoro a chiamata (intermittente) e in somministrazione, caratterizzati da una componente di stagionalità e che durante l’emergenza sanitaria erano quasi scomparsi. Nel secondo trimestre dell'anno il numero dei lavoratori in somministrazione ha toccato quota 485 mila unità (+50 mila, +11,5% nei dati Inps-Uniemens rispetto al secondo trimestre 2021). Anche il numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti è cresciuto in modo sostenuto (+91 mila, +48,2% rispetto al secondo trimestre del 2021), sebbene a ritmi meno intensi dello scorso trimestre, attestandosi a 280 mila unità.

Da aprile a giugno sono state attivate 159 mila posizioni lavorative in più rispetto al primo trimestre (88mila a tempo indeterminato e 71mila in più a tempo determinato). A livello tendenziale, vale a dire rispetto allo stesso periodo del 2021, le posizioni lavorative sono 735 mila in più. Anche se a ritmi più sostenuti, per il quinto trimestre consecutivo, prosegue la crescita delle posizioni a tempo determinato (+425 mila in un anno). In percentuale l'input di lavoro, misurato in unità equivalenti a tempo pieno, è aumentato in termini congiunturali (+1,2% rispetto al primo trimestre 2022) e su base annua (+4,9%). La stessa dinamica si rileva per il Pil, in crescita rispettivamente di +1,1% e +4,7%. Su base congiunturale, la crescita dei dipendenti si osserva in termini sia di occupati (1%) sia di posizioni lavorative del settore privato extra-agricolo (+1,2%) che aumentano nell'industria in senso stretto (+0,5%), nelle costruzioni (+2,3%) e nei servizi (+1,4%).

La ripresa occupazionale è stata particolarmente forte per le grandi industrie italiane come sottolinea l'indagine annuale dell'Area Studi Mediobanca. Sono esaminate 2145 società italiane: il fatturato è rimbalzato del +25,6%, uno scarto "senza pari nella storia postbellica". Le società italiane con oltre 500 dipendenti sono tornate ad assumere, dopo aver ridotto la forza lavoro nel 2020 di oltre 9.800 unità, nel 2021 hanno ampliato la pianta organica di oltre 12.200 addetti (+0,9%). Dal 2012, constatano gli analisti, il numero di dipendenti ha segnato un incremento dell'1,8%.