Economia

Welfare. Lavorare meno e magari da casa

Francesco Dal Mas mercoledì 25 luglio 2018

Lavorare meno e, magari, lavorare a casa, prendendo lo stesso stipendio. Sono le esperienze innovative che il profondo Nordest sta facendo nella contrattazione aziendale. Alla Salvagnini Italia di Sarego, in provincia di Vicenza, si lavorerà 38 ore alla settimana, fino alle 14 del venerdì, e poi tutti a casa. E questo grazie al nuovo welfare aziendale. La retribuzione resterà parametrata sulle 40 ore. Per due terzi le due ore in più saranno pagate dall’azienda, per un terzo dai dipendenti attraverso i permessi dal monte ore annuale. L’integrativo sul welfare mette in conto, oltre ad un premio di 3.400 euro, tra i più alti in Veneto, la novità dei 'delegati 'sociali', due rappresentanti Rsu a cui i colleghi di lavoro potranno rivolgersi in caso avvengano discriminazioni. E ancora: due giorni in più di permesso paternità ai neo-papà, il part-time fino al 13% della forza lavoro. l’entrata flessibile dalle 8 alle 8.30 per tutti, l’introduzione della possibilità di lavorare due giorni da casa con lo 'smart working', tre giorni per il lutto famigliare estesi anche ai parenti di primo grado. Alla Osram di Treviso è stato sottoscritto un accordo sindacale che permette, attraverso degli accordi individuali regolamentati, di lavorare anche fuori stabilimento. Un’intesa che mira a concretizzare il principio che il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie passa anche attraverso un buon equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. Ai 230 collaboratori sarà data l’opportunitàd i sviluppare l’attività lavorativa in un diverso luogo dallo stabilimento, con l’indispensabile e necessario supporto di tecnologie informatiche. «Con questo accordo – spiegano Cristina Furlan, segretario generale Filctem Cgil, Gianni Boato, segretario Femca Cisl, e Giorgio Agnoletto, segretario UILUltec Uil –, siamo riusciti a rimuovere dalla mera prerogativa aziendale una modalità lavorativa innovativa che facilita la conciliazione di vita professionale e familiare, e che poggia su un una visione collaborativa. Il lavoro agile – sottolineano i segretari generali di categoria – è un terreno sul quale come sindacati dobbiamo misurarci, perché rappresenta una delle possibili risposte della contrattazione di secondo livello alla rivoluzione digitale».