Economia

La ricerca. La metà dei laureati pronta a espatriare

sabato 2 gennaio 2016
​​Crisi economica, sistema poco meritocratico, sfiducia nelle possibilità lavorative in patria: un neo laureato su due sogna di lasciare l'Italia. A dirlo è uno studio dell'associazione "Donne e qualità della vita", svolto su 1000 laureandi negli atenei italiani di età compresa fra i 24 e i 28 anni. Solo il 33 per cento dei laureati pensa, infatti, di poter trovare un posto in Italia mente il 50 si dice pronto ad andare all'estero. In particolare, secondo la ricerca, i laureati in settori scientifici (57%), tecnologici (56%), architettura (49%). Sfiducia anche nella possibilità di trovare un impiego tra i laureati perfino nel settore archeologico (35%); per non parlare di quello umanistico (59%). Meno pessimisti - si fa per dire - i laureati in lingue e letterature straniere dei quali solo il 43% pensa di espatriare dopo il diploma di laurea, cosi come anche in le discipline artistiche e figurative (17%), in ingegneria (19%). Molto più positivi i laureati in settori contigui all'ambito turistico alberghiero che pensano ad andare via solo nel 15 per cento dei casi; nel settore agroalimentare (9%), farmaceutico (16%), ambientale (22%) e giurisprudenza (16%).  Ma non tutto è perduto. Tra quelli - tanti - che vogliono espatriare una buona metà conta prima o poi di tornare in Italia. Insomma, la fuga di cervelli potrebbe essere arrestata se ci fossero meno chiacchiere e maggiori opportunità. Perché tanto pessimismo tra i neolaureati? Le condizioni economiche generali sono il primo motivo con il 33 per cento. La poca meritocrazia del sistema italiano è decisiva per il 67%. La voglia di confrontarsi con realtà estere conta nel 43% dei casi. La volontà di arricchire il proprio curriculum con esperienze internazionali per il 37%, la convinzione che all'estero sia più facile trovare un lavoro incide nel 62% dei casi. Non ultima, la volontà di studiare le lingue nel 37% dei casi è un buon motivo per abbandonare il Bel paese. Non è una coincidenza che i modelli dei giovani laureati non siano né gli attori né i calciatori. Bensì industriali o imprenditori che si sono affermati all'estero.