Economia

Inchiesta. Non solo Pil, la salute intesa come Benessere

Carla Collicelli sabato 22 agosto 2015
Un’area di notevole importanza per il benessere e la qualità della vita oggi è quella della salute, al centro delle attenzioni sociali, ma anche di quelle pubbliche, in particolare per quanto riguarda l’entità delle risorse assorbite dai servizi sanitari.  Uguale peso ed importanza, dunque, per l’opinione pubblica e per le istituzioni responsabili delle politiche e delle prestazioni di cura, ma diversi approcci rispetto alle priorità ed alle scelte da compiere, nonché sui criteri di valutazione e misurazione, e quindi sugli standard da porre a riferimento degli obiettivi istituzionali del comparto. L’esempio più eclatante è dato dal peso attribuito nelle analisi ufficiali di settore, sia dal punto di vista dei risultati raggiunti che da quello degli indirizzi da formulare, a due indicatori, la speranza di vita da un lato e la spesa sanitaria dall’altro, su cui si basano anche le graduatorie stilate a livello internazionale sulle performance dei sistemi sanitari dei diversi paesi. Non vi è dubbio che il raggiungimento di traguardi sempre più avanzati in termini di durata della vita sia un fatto positivo e di grande valore sociale, ma occorre valutare anche la qualità della vita degli anni guadagnati; come pure un uso oculato delle risorse a disposizione è un sicuro merito per chi gestisce la cosa pubblica, ma va analizzata soprattutto la qualità della spesa.  Non vanno poi dimenticati altri fattori, almeno altrettanto importanti, che stanno particolarmente a cuore dei cittadini e che spesso non compaiono o compaiono in posizione del tutto secondaria. Cittadini e utenti esprimono esigenze importanti in merito alla qualità della sanità, quella tecnica ma anche e soprattutto quella umana; alla appropriatezza delle cure, quella clinica ed assistenziale, ma anche quella temporale (i tempi di attesa); al carico economico che grava sulle famiglie (ticket, Intramoenia, privato) già oberate dai contributi versati; alle condizioni in cui versano i malati cronici, i disabili ed i non autosufficienti; alla presenza nel proprio territorio di tutti i servizi necessari e ad un livello qualitativo allineato con gli standard nazionali.  Tra i due approcci, quello sociale e quello istituzionale, si evidenziano sempre più frequentemente contrapposizioni e forme di conflittualità più o meno latente, di cui si ha traccia ad esempio nella cosiddetta medicina difensiva (prescrizioni inappropriate a seguito di richieste pressanti da parte dei pazienti, ma anche peso economico delle coperture assicurative a difesa degli operatori sanitari), nello sviluppo della advocacy e delle forme di difesa organizzata degli utenti dei servizi, nella mobilità sanitaria verso altre regioni o verso l’estero, ma anche nel dibattito, a volte acceso, sulle iniquità di sistema e sulla sua sostenibilità sociale. In qualche caso occorre mettere in guardia rispetto ad alcune forme di eccesso insite nelle modificazioni intervenute nell’ambito delle aspettative sociali rispetto alla salute, migrate drasticamente nel corso degli ultimi decenni da una concezione riparativa e da un modello biomedico tradizionale ad una concezione promozionale ed un modello basato sull’empowerment dei pazienti e delle famiglie. Certo è, sul lato opposto, che l’approccio istituzionale in sanità è spesso condizionato dai problemi di bilancio e dalle esigenze di spending review, cui fanno seguito tagli lineari e forme di razionamento occulto e di aumento della compartecipazione ai costi. Una ricomposizione di un quadro equilibrato di programmazione dei servizi sanitari e di valutazione corretta della loro qualità non può che passare per una revisione dei criteri e degli indicatori con i quali effettuare le misurazioni e le valutazioni. È quanto si sta cercando di fare attraverso strumenti più complessi di analisi, che comprendano oltre agli indicatori oggettivi classici, come la speranza di vita, lo stato di salute, la mortalità infantile e per patologie, anche altri indicatori oggettivi, quali le liste di attesa e le altre difficoltà di accesso ai servizi, la compartecipazione alla spesa, la presa in carico, gli stili di vita, il divide culturale, il coinvolgimento del volontariato, la trasparenza. Ancora troppo poso si sta facendo, però, per la valorizzazione, anche all’interno del Bes e degli altri sistemi internazionali di valutazione, di criteri ed indicatori soggettivi, quali l’umanizzazione delle cure, la qualità del rapporto tra utenti e operatori, l’empowerment, la soddisfazione degli utenti, la fiducia e la qualità percepita.