Economia

Inchiesta. Venti chilometri per ritirare una lettera

Gianni Santamaria lunedì 11 maggio 2015
Venti chilometri per andarsi a prendere la corrispondenza. È quanto può capitare a un cittadino di Itri, paese di diecimila abitanti del Lazio meridionale. È l’effetto della separazione tra servizi finanziari e postali, che ha portato il locale ufficio postale ad erogare solo i primi. Mentre tutto il traffico della corrispondenza arriva e parte dal Centro primario di distribuzione di Formia, nel quale sono stati concentrati i punti decentrati di Gaeta, Minturno e appunto Itri. Andiamo nel paese di diecimila anime, celebre per le olive, e la gente che aspetta pazientemente di pagare le bollette conferma le criticità. Il signor Antonio parla di servizio «pessimo». A persone che conosce è capitato di non ricevere bollette delle utenze, con rischio di distacco. A uno non è arrivata una comunicazione dell’avvocato riguardante uno sfratto, con allegata spiacevole sorpresa. Per quanto riguarda la stampa, Antonio e un altro avventore del bar vicino alle Poste sono abbonati a mensili, che arrivano regolarmente... il mese dopo. Altri due che conversano più in là non hanno mai avuto problemi postali. Anche chi dice di non avere problemi ammette, comunque, che in Paese il malcontento c’è. E non aiuta il fatto che per il contenzioso gli sportelli dell’ufficio di piazza Pertini restino muti. Dentro a un certo punto un pensionato grida, «ma perché dobbiamo andare fino a Formia» e battibecca con l’addetto allo sportello. Quando chiediamo di parlare con il direttore, un altro impiegato ci dice cortese: «Non rilasciamo dichiarazioni sui recapiti. Ormai noi offriamo solo un servizio finanziario. Per la corrispondenza è responsabile l’ufficio smistamento di Formia. Con il quale non comunichiamo né per lettera, né per telefono. Per i reclami c’è un numero dedicato».Insomma, vasi non comunicanti. In effetti, ci conferma Silvana, lei ha risolto tutto per via telefonica, senza andare a Formia. Viaggio - dieci chilometri ad andare, dieci a tornare - che altri, invece, confermano di aver dovuto fare. C’è chi, tra l’ironico e l’esasperato, ha scritto lettere a giornali, sostenendo che i cittadini ormai il portalettere lo devono fare in proprio. Il problema non è di oggi. Già nell’autunno scorso i sindaci di alcuni paesi del sud pontino - oltre a Itri, anche Gaeta, Spigno Saturnia, Santi Cosma e Damiano e Castelforte - hanno scritto alla Direzione regionale e provinciale delle Poste per lamentare i disagi subiti dai cittadini. Soprattutto - anche se non solo - per le bollette, per le quali però non sempre sono responsabili le Poste. In provincia di Latina, ad esempio, quelle dell’acqua le porta un privato, ma la gente non lo sa.Da un anno in qua la situazione in tutta la provincia pontina è, però, migliorata grazie all’assunzione di quaranta persone a tempo indeterminato. Ma il problema ciclicamente si ripresenta. Per Itri al momento i postini sono cinque, uno in meno del passato. Le zone, di conseguenza si sono allargate. Gli incaricati di zona lavorano la corrispondenza e la portano da Formia cinque giorni a settimana. Il problema sorge quando ci sono ferie o malattie (non si parla di consegne a giorni alterni, anche se in altre parti della Regione questo avviene anche in assenza, per ora, di direttive in tal senso; sono quelle che al sindacato chiamano "false ristrutturazioni"). Insomma, tutto sulla carta funziona. La realtà spesso, però, non corrisponde. Le difficoltà ciclicamente si ripresentano e dipendono dal prodotto che giornalmente gli operatori devono smaltire e anche dalla realtà di Itri, che è un territorio periferico, che ha anche zone montane. Non a caso anche la comunità montana dell’Aniene (che raggruppa una ventina di paesi tra le province di Roma e Frosinone) in febbraio ha deciso di «attivare ogni possibile azione volta a garantire un servizio pubblico», in collaborazione con l’Unione nazionale comunità enti montani e l’Anci (l’associazione nazionale dei Comuni) contro il ridimensionamento degli uffici postali e del recapito di corrispondenza nei Comuni definiti montani. Dalle cronache di questi mesi emerge uno spaccato di poteste che tocca tutte le altre province: Frosinone (Atina e Isola Liri), Viterbo (Civita Castellana), Rieti (Magliano Sabina).Ma anche le zone centrali, dove c’è più afflusso di corrispondenza sono oberate di lavoro e i dipendenti non riescono più a supplire alle carenze critiche. «Prima era questione che toccava i paesini, ora si sta estendendo a macchia di leopardo su tutto il Lazio, soprattutto a Roma, negli uffici grandi», spiega Eugenio Veneri, segretario regionale dei postali del Slp-Cisl. La sigla, insieme a un’altra sigla del comparto, il Failp, ha appena chiuso negativamente una procedura di conciliazione con l’azienda e sta pensando a un’agitazione. Insomma, altro che servizio universale, sono passati i tempi in cui si diceva che la caserma dei carabinieri e l’ufficio postale non potevano mai mancare in ogni Comune. «Il recapito della corrispondenza nel Lazio attraversa da tempo una fase critica per mancate assunzioni, scarsità di mezzi, sia auto che moto. E quelli disponibili sono in condizioni fatiscenti e rischiano anche di essere pericolosi», spiega Veneri. Anche in presenza di utili, prosegue il sindacalista, l’azienda non sta investendo, in nome delle politiche di contenimento dei costi. Perciò «anche se ci viene detto che c’è un calo di corrispondenza, questa di fatto resta a terra. Molti Comuni del Lazio sono senza portalettere. E si tampona con assunzioni a tempo determinato, ma questo non consente di organizzare un buon servizio». Senza contare che così mettono a rischio posti di lavoro e si favorisce la concorrenza.