Economia

IL RILANCIO. La Chrysler a scuola di italiano

Marco Girardo giovedì 5 novembre 2009
Il meglio del made in Italy coniugato alla «stazza» americana. La nuova Chrysler tar­gata Fiat ha la linea di una Jeep con il mo­tore Multi Air del Lingotto nel cofano. E parlerà sempre più italiano: dei 2,8 milioni di auto pro­dotte a regime dal 2014 il 56% sarà realizzato su piattaforme Fiat. Con un adeguamento del­la qualità e dei processi agli standard torinesi, un rigoroso controllo dei costi e il migliora­mento della gamma che arriverà ad offrire 21 modelli. Il Lingotto, da parte sua, si appoggerà a Chrysler per riportare negli States dopo qua­si trent’anni il marchio Alfa e provare a sedur­re le metropoli americane con l’irriverenza del­la Cinquecento. Anche se indossava il consueto maglione blu, Sergio Marchionne, numero uno del nuovo gi­gante da 6 milioni di auto l’anno, ha voluto che la presentazione del piano Chrysler nella sede di Auburn Hills (Detroit) fosse un evento glo­bale: 400 analisti, altrettanti rappresentanti dei media e tutte le prime linee del gruppo schie­rate. Cinque ore di «lancio», con la colonna so­nora di Bruce Spreengsteen in sottofondo, spa­rate ovunque grazie alla diretta sul sito Inter­net del terzo costruttore americano. In platea c’erano John Elkann, vice presidente di Fiat, Andrea Agnelli, componente del board, e A­lessandro Nasi, consigliere di Exor e respon­sabile del business Cnh. «Mi sento come il marito di Zsa Zsa Gabor (l’at­trice ungherese sposata nove volte, ndr ). So co­sa devo fare, ma non so se riuscirò a renderlo interessante», ha premesso Marchionne, sce­gliendo infatti di partire dai numeri, la sua pas­sione. Le finanze Chrysler, ha esordito, «sono in miglioramento» anche perché «la società è stata «parsimoniosa». Già in settembre ha rag­giunto il break even operativo e solo da giu­gno, cioè da quando Fiat ne ha preso le redini, la cassa è aumentata di 1,7 miliardi di dollari (oggi la liquidità raggiunge i 5,7 miliardi). Il piano 2010-2014 prevede che la casa auto­mobilistica statunitense disponga di 21 mo­delli in 5 anni e condivida 3 piattaforme con Fiat (Chrysler ridurrà il numero delle piat­taforme dalle attuali 11 a 7). Fra i marchi del gruppo Dodge, i cui colori saranno il rosso e il nero, sono previsti tre nuovi modelli: una nuo­va compatta, una berlina media e una vettura nel segmento sotto le compatte. Chrysler – ha spiegato Paolo Ferrero, senior vice president di Powertrain – diverrà il centro di competen­za a livello mondiale di gruppo per le vetture ibride e elettriche. Nuovi prodotti Chrysler efficienti a livello di combustibili «saranno lanciati a partire dal 2010», ha aggiunto Ferrero, evidenziando co­me il Lingotto abbia già iniziato a trasferire tec­nologia Fiat in Chrysler. «Non è con la retori­ca dello stile italiano che la Fiat ha conquista­to l’America – ha commentato uno dei top ma­nager italiani che da quattro mesi lavorano ne­gli Usa –, ma è con la sua tecnologia. Svilup­pata in Italia da ingegneri di ogni parte del mondo». La cura Marchionne passa anche attraverso l’ingresso della casa di Detroit in nuovi seg­menti di mercato. Entro il 2014 saranno 6 an­ziché gli attuali 4. Oltre alla 500, ci saranno in­fatti due nuove vetture dei segmenti A e B (og­gi scoperti) e otto modelli dei segmenti C e D realizzati su due sole piattaforme di cui una del Gruppo Fiat (contro gli attuali 11 su 8 dif­ferenti piattaforme). Immutata invece l’offer­ta Chrysler nel segmento E (saranno 7 varian­ti su 3 diverse piattaforme) e nei truck (3 diversi modelli). Nel 2014 ogni piattaforma sarà in me­dia la base per 3 diversi modelli, prodotti in 305.000 unità all’anno. Nel 2010, all’avvio del­l’operatività della gestione Fiat, la media per piattaforma sarà invece di 1,9 modelli, con u­na produzione di 125.000 unità all’anno. Il taglio dei costi e le sinergie fra Fiat e Chry­sler si tradurranno infine per la casa america­na in risparmi per 2,9 miliardi di dollari e in un aumento al 18% delle vendite fuori dal Nord A­merica. «Il successo di Chrysler e dell’industria auto­mobilistica è importante per il rilancio dell’e­conomia americana», ha sottolineato il presi­dente Chrysler, Robert Kidder, evidenziando come in pochi mesi Marchionne e la sua squa­dra abbiano «reinventato il modello di busi­ness ». L’obiettivo è quello di riportare Chrysler ad essere una «una grande public company» in grado di ripagare i debiti contratti con il go­verno americano e con quello canadese. Chry­sler, ha promesso Marchionne, «non deluderà le attese: saremo in grado di soddisfare tutte le aspettative».