Economia

Imprese sociali. L'impresa più grande: aiutare nella consapevolezza di sé

Eugenio Fatigante venerdì 26 luglio 2019

Marie-Madeleine Gianni nasce 47 anni fa a Limoges, la capitale della porcellana, nel cuore della Francia. Ancora oggi ovunque va gira i piatti di bella fattura, per controllarne la provenienza. Una famiglia sempre in viaggio, la sua: papà ingegnere nucleare, di origine rumena, fuggito dalla dittatura di Ceausescu, mamma francese professoressa di latino alle medie. Vivono in Svezia, Canada, Olanda. Marie-Madeleine frequenta il liceo a Monaco di Baviera e torna in Francia, a Parigi, per frequentare l’università. Consegue due lauree: economia a Sciences-Po e legge alla Sorbonne. Inizia subito a lavorare come responsabile di reparto in un grosso gruppo di prodotti per lo sport, impara come gestire un gruppo di lavoro, le tecniche di vendita, il marketing di prodotto. È giovanissima, ma ha già girato il mondo, parla francese, inglese, tedesco e italiano. Un Paese da sempre la attrae più di tutti: è l’Italia, che ha visitato spesso durante le vacanze con i genitori, appassionati d’arte e di chiese romaniche. È lì che vuole vivere. Riesce a farsi trasferire. Con una banana di peluche sul cruscotto della sua Renault 11 e un sogno - trovare l’amore in Italia (si sposerà con Luca, ingegnere dell’automotive) -, nel 1997 arriva a Milano, dove a 25 anni diventa "responsabile casse" per Decathlon Italia.
In cerca di nuovi stimoli, nel 2000 inizia una brillante carriera nella consulenza aziendale, che le consente di diventare direttore commerciale. Un lavoro che le piace e la impegna, conosce tantissime persone e realtà produttive. Ma dopo la maternità di Elise comincia a capire di voler impegnarsi di più, di mettere a disposizione la sua esperienza per qualcosa e qualcuno in più, senza aspettare la pensione. Sente l’esigenza di un cambiamento positivo e, guardando la sua bambina, ha un’illuminazione. Cosa la rende una persona migliore? Sembra scontato dirlo, ma è sua figlia, così come lo sono tutte le bambine e i bambini ed è per loro che nasce l’idea di fondare BET SHE CAN (https://www.betshecan.org/). Partire in particolare da bambine e ragazze, per superare gli stereotipi e cambiare le mentalità di tutti.
La Fondazione Bet She Can nasce così il 23 gennaio 2015. È una realtà che scommette su un futuro diverso e "complice" per tutti, a partire da bambine e ragazze. Le accompagna nel percorso di crescita fornendo strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono (i loro talenti e potenzialità) e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni. In quella fascia di età soprattutto, le possibilità e gli scenari sono ancora aperti, i vincoli presenti, gli stereotipi sono ancora sradicabili. Bet She Can sviluppa in parallelo la consapevolezza nell’ambiente sociale di riferimento (compagni, famiglia, scuola ecc.) operando volutamente all’interno di tali contesti, con un obiettivo ultimo di inclusione e di cambiamento delle mentalità.
Fin dall’inizio Bet She Can propone percorsi di crescita e di consapevolezza anche in ambiti di studio e professionali, dove la presenza femminile è ancora bassa (le cosiddette materie "Stem", quelle scientifico-tecnologiche), ideando originali percorsi di "empowerment" dedicati alle bambine e alle giovane ragazze. Nulla del genere è stato mai fatto in Italia. Infatti non è una Onlus che lavora sul disagio comprovato, è una realtà che si concentra sul potenziamento del talento, che ognuno di noi possiede. I progetti della Fondazione si fanno nelle scuole e sostengono anche le aziende nei loro progetti di "diversity and inclusion": come "In Viaggio con l’altra metà del cielo", un percorso realizzato con il sostegno di Ferrovie dello Stato, che ha coinvolto in progetti Stem congiunti 10 istituti tecnici e 12 scuole elementari in tutt’Italia, da Bolzano e Reggio Calabria. Con l’intento di avvicinare le bambine a materia e percorsi di carriera. Ma non solo: i ragazzi degli istituti tecnici, lavorando assieme alle bambine delle elementari, imparano a sviluppare nuove competenze che diventeranno fondamentali per loro nel mondo del lavoro: l’entusiasmo, l’empatia, la responsabilizzazione. Le bambine delle scuole elementari, attraverso l’esempio di ragazze e ragazzi più grandi, hanno invece per la prima volta l’opportunità di entrare in contatto con settori tecnici, spesso poco conosciuti e non scelti per mancanza di modelli a cui ispirarsi. Gli studenti degli istituti tecnici, a loro volta, hanno la possibilità di riflettere sugli stereotipi di genere che rappresentano ancora una barriera per la presenza femminile nei mestieri tecnici.
Ed è solo un esempio dei 28 percorsi realizzati ad oggi da Bet She Can, con 2.540 partecipanti (bambine, bambini, ragazze e ragazzi) e oltre 5.820 persone coinvolte tra famiglie, docenti, partner e collaboratori. «Siamo tutti responsabili - dice Marie-Madeleine - nel fornire alle bambine strumenti per acquisire consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, per crescere libere nelle proprie scelte, nelle famiglie, nelle scuole e nella comunità in cui viviamo. Io ho solo deciso e messo a disposizione le mie competenze, manageriali e personali, per supportare questo obiettivo». Un percorso - e una scelta coraggiosa - che è stato notato anche da Ashoka che ha selezionato quest’anno Marie Madeleine Gianni come nuova "Fellow": verrà supportata per i prossimi tre anni dalla rete internazionale di Ashoka con l’obiettivo di aumentare l’impatto del suo progetto.