Economia

Istat. In aumento le ore lavorate, giù la Cassa integrazione

Redazione Romana giovedì 28 dicembre 2017

Aumentano le ore lavorate, in calo la Cig. Lo riporta l'Istat nell'annuario statistico italiano, edizione 2017. «Nelle imprese dell'industria e dei servizi le posizioni lavorative dipendenti superano i 12 milioni nella media 2016 - spiega l'istituto - con un incremento rispetto al 2015 del 3,4%, trainato più dai servizi (+4,7%) che dall'industria (+1,1%), grazie anche alle nuove assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi due anni, incentivate da importanti riduzioni contributive». I posti vacanti nelle imprese «con almeno dieci dipendenti sono in media lo 0,7% delle posizioni lavorative occupate o vacanti (+0,1 punti percentuali rispetto al 2015) - continua -. Risulta in aumento sia il monte ore lavorate (+4,7%) sia l'indice delle ore lavorate perdipendente (+1,1%) mentre è in calo l'incidenza delle ore di Cig (Cassa integrazione guadagni) che passa da 17,7 a 13,1 ore ogni mille ore lavorate. Nelle imprese con più di 500 dipendenti si registra sia un lieve aumento dell'occupazione al netto della Cig (+0,2% rispetto al 2015) sia una riduzione del ricorso alla Cig (-5,1 ore ogni mille ore lavorate rispetto al 2015)».

Nel 2016 «il costo del lavoro si riduce dello 0,3%. Le retribuzioni orarie contrattuali nel complesso dell'economia crescono dello 0,6%, un nuovo minimo storico.
Nel 2015, il 70% degli addetti è rappresentato da lavoratori dipendenti; gli indipendenti caratterizzano soprattutto le piccole imprese e sono i più anziani, i più istruiti (dopo gli esterni) e contano la minore quota di donne; i temporanei registrano invece la maggior presenza straniera».


Occupati in crescita di 293mila unità su base annua nel 2016 (+1,3%), per un totale di 22 milioni 758mila nella media dell'anno. L'incremento è diffuso su tutto il territorio, in particolare nel Nord (167 mila unità in più, 1,4%) e nel Mezzogiorno (101 mila, 1,7%). Nonostante l’aumento registrato negli ultimi tre anni, il livello dell'occupazione resta ancora inferiore a quello pre-crisi con una differenza di 333mila unità (-1,4%) rispetto al 2008, colmata soltanto nel Centro.

Alla crescita dell’occupazione corrisponde un aumento di 0,9 punti percentuali del tasso di occupazione 15-64 anni, che si attesta al 57,2%, un valore ampiamente al di sotto del dato medio dell’Ue, dove il 66,6% dei 15-64enni è occupato. E si confermano le elevate differenze territoriali: se nel Nord il tasso di occupazione 15-64 anni raggiunge il 65,9%, valore vicino alla media europea, nel Mezzogiorno gli occupati in questa fascia di età rimangono al 43,4%. E rimane inalterato il divario di genere tradizionalmente molto elevato, infatti benché la quota di donne occupate tra i 15 e i 64 anni abbia più che recuperato il livello del 2008, il suo valore resta inferiore di circa 18 punti rispetto a quella degli uomini (rispettivamente 48,1 e 66,5 per cento).

In particolare l'aumento dell’occupazione in termini relativi riguarda maggiormente i cittadini stranieri (+1,8 per cento a fronte di +1,2 per cento degli italiani) mentre il tasso di occupazione 15-64 anni ha un andamento opposto (+0,7 punti contro +1,0 degli italiani), arrivando rispettivamente al 59,5 e 57,0 per cento. E per la prima volta dall’inizio della crisi, l’aumento del numero di occupati riguarda anche i giovani di 15-34 anni (+0,9 per cento) e si concentra nella componente under25. La crescita si riflette nell’aumento del tasso di occupazione (+0,7 punti) che si attesta a 39,9 per cento (16,6 per cento tra i 15-24 e 60,3 per cento per i 25-34).

A livello di settori economici la crescita del numero di occupati nel 2016 riguarda solo il lavoro alle dipendenze (+323 mila unità, l’1,9% in più), mentre prosegue per il sesto anno consecutivo la diminuzione del numero di indipendenti (-0,5%). Nel settore agricolo, che comprende circa quattro lavoratori su cento, l’occupazione aumenta del 4,9 % (+41 mila unità), coinvolgendo anche gli indipendenti nel Centro e nel Mezzogiorno. Nell’industria in senso stretto (ove sono impiegati circa un quarto degli uomini e il 12% delle donne occupate), l’occupazione cresce di 34 mila unità (+0,8%), a sintesi del calo del numero di indipendenti (-2,7%) più che compensato dall’aumento dei dipendenti (+1,2%).

Non accade lo stesso nelle costruzioni, unico settore a presentare una dinamica occupazionale negativa (-4,4%) per entrambe le componenti (-2,7% i dipendenti e -6,9% gli autonomi) e diffusa su tutto il territorio. Infine nel settore dei servizi, che assorbe il 70% dell’occupazione complessiva, prosegue a ritmi sostenuti la crescita del numero di occupati (283 mila in più, 1,8%), con un aumento che riguarda soprattutto i dipendenti (+2,3%) e le regioni settentrionali.

In circa nove casi su dieci, l’aumento del lavoro alle dipendenze nel 2016 riguarda il tempo indeterminato (281 mila, +1,9%), ma prosegue, seppur con minore intensità, la crescita del tempo determinato (+42 mila, +1,8%). L’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti resta invariata al 14,0%, rimanendo più elevata per le donne (14,6% in confronto al 13,5 degli uomini) e nelle regioni del Mezzogiorno (dove arriva al 18,3%), con un picco in Calabria (23,6%).

Tra gli indipendenti prosegue l’intensa riduzione dei collaboratori, diminuiti del 12,0 per cento in confronto a un anno prima. Nel 2016, per il secondo anno consecutivo, cresce il lavoro a tempo pieno (+183 mila, +1,0%) ma in termini relativi è più forte l’aumento del tempo parziale (2,6%), in crescita per il settimo anno consecutivo. Nel 2016, tuttavia, questo incremento riguarda quasi del tutto il part time scelto volontariamente con la conseguente diminuzione della quota di part time involontario che si attesta al 62,6% sul totale del tempo parziale (era il 63,9% nel 2015).

Tale calo riguarda entrambi i generi e in misura maggiore le regioni del Mezzogiorno dove la quota di part time involontario resta comunque molto elevata (78%). L’incidenza dei sottoccupati, cioè gli occupati a tempo parziale che dichiarano di essere immediatamente disponibili a lavorare un maggior numero di ore, riguarda invece il 3,2% del totale degli occupati (il 4,6% tra le donne e il 2,3% tra gli uomini).

Tale quota, in lieve calo rispetto a un anno prima, aumenta solo nel Mezzogiorno, già caratterizzato dalla quota più alta di sottoccupati (3,9%). In sintesi il 2016 è caratterizzato da un aumento dell’occupazione più forte rispetto al recente passato, ma ancora non sufficiente a colmare la perdita occupazionale prodotta dalla crisi.

Segnali di miglioramento vengono dall’aumento degli occupati giovani e a tempo indeterminato oltre che dal lieve calo delle incidenze di part time involontario e sottoccupati. Persistono tuttavia alcune criticità che caratterizzano il nostro mercato del lavoro, a causa soprattutto dei divari di genere e territoriali. L’aumento dell’occupazione nel 2016 si accompagna a un nuovo calo della disoccupazione e a un più forte calo degli inattivi. Il numero di disoccupati, sceso per la prima volta nel 2015 dopo sette anni di ininterrotta crescita, continua a diminuire ma a ritmi meno sostenuti (-21 mila, -0,7%) risentendo dell’aumento nella seconda metà dell’anno che ridimensiona il calo dei primi due trimestri, e si attesta a 3 milioni 12 mila individui.

A ciò corrisponde una diminuzione di 0,2 punti del tasso di disoccupazione che scende all’11,7. Tuttavia il divario con l’Ue, dove il calo dell’indicatore è stato più forte (-0,8 punti), aumenta fino a superare i tre punti (Figura 8.3). La riduzione del tasso di disoccupazione peraltro non riguarda le regioni meridionali dove raggiunge il 19,6 per cento (+0,2 punti), il valore più elevato dell’Ue dopo la Grecia, mentre nella parte settentrionale del Paese l’indicatore è al di sotto della media europea.

La riduzione del numero di disoccupati riguarda esclusivamente quanti hanno precedenti esperienze di lavoro, mentre aumentano lievemente quanti sono alla ricerca della prima occupazione, circa il 28% del totale dei disoccupati. Ciò si associa ad una lieve crescita della disoccupazione di breve durata, mentre prosegue la diminuzione di quanti cercano lavoro da almeno 12 mesi, la cui incidenza sul totale dei disoccupati scende dal 58,1% del 2015 al 57,3% del 2016. La diminuzione del numero di persone in cerca di occupazione e del tasso di disoccupazione riguarda soltanto gli uomini con il conseguente ampliamento del gap di genere: il tasso di disoccupazione femminile (12,8 per cento) è circa due punti più elevato di quello maschile (10,9 per cento), divario che raggiunge i quattro punti nel Mezzogiorno.