Economia

Sviluppo felice. L'investimento "a bassa CO2": sostenibile e redditizio

Andrea Di Turi mercoledì 26 ottobre 2016

Pale eoliche lungo il Columbia Gorge (Renewables, Shella Sund via Flickr)

In inglese si usa l’espressione leaders and laggards per distinguere fra chi si è mosso per primo, nel seguire una nuova tendenza o nell’introdurre un’innovazione, e chi si è mosso tardi e si vede quindi costretto a inseguire per non restare troppo indietro. Nel mondo della finanza, una delle tendenze che si stanno affermando è la decarbonizzazione, cioè la sostituzione nei portafogli degli investitori di attività ad alto contenuto di carbonio, come quelle legate alle energie fossili, con attività a basso tasso di emissioni di
CO2, per esempio le energie rinnovabili. A spingere in tale direzione è l’urgenza della lotta ai cambiamenti climatici, emergenza globale su cui nel 2015 sono intervenuti in vario modo gli Accordi di Parigi per il contenimento delle emissioni di CO2, i nuovi Obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite e naturalmente l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che invita a sostituire «progressivamente e senza indugio» le fonti fossili (par. 165).

Gli investitori più sensibili, e lungimiranti, si sono da tempo avviati sulla strada della decarbonizzazione dei loro asset. Si possono senz’altro annoverare nel gruppo dei leader gli investitori istituzionali che hanno sottoscritto il Montreal Carbon Pledge, un’iniziativa lanciata due anni fa sotto l’ègida dell’Onu che impegna chi vi aderisce a misurare e rendicontare, per cercare di ridurla, l’impronta di carbonio (carbon footprint) dei propri investimenti azionari. Vi hanno aderito circa 120 investitori di tutto il mondo, che complessivamente gestiscono asset per oltre 10 trilioni (10mila miliardi) di dollari.

L’unica società di gestione del risparmio italiana ad aver aderito è Etica sgr (Gruppo Banca Popolare Etica), leader nel mercato dei fondi etici in Italia (l’unico altro sottoscrittore italiano è il Fondo Cometa, il maggior fondo pensione negoziale del nostro Paese). L’analisi appena effettuata da Etica sgr, per il secondo anno consecutivo, sul contenuto di carbonio dei propri investimenti si è basata sulle rilevazioni di Cdp, organizzazione di riferimento a livello internazionale nel campo della misurazione e rendicontazione dell’impatto ambientale degli investimenti, e ha prodotto questi risultati: in un anno, 100 euro investiti nel fondo Etica Azionario hanno generato, indirettamente, 28 kg di CO2 equivalenti. Mentre la stessa somma investita nel mercato di riferimento, cioè il mercato azionario mondiale, ne avrebbe generati oltre 500 kg: significa aver risparmiato, come minori emissioni, l’equivalente di un volo tra Milano e Dubai.

Ma non si tratta solo, sebbene sia fondamentale, di attenzione all’ambiente. Qui è in gioco la competitività: «L’analisi della carbon footprint – spiega infatti Luca Mattiazzi, direttore generale di Etica Sgr – ci aiuta a migliorare il rapporto rischio-rendimento del portafoglio azionario, limita l’esposizione ad aziende che non considerano il rischio climatico e ci offre informazioni rilevanti per dialogare con le aziende in cui investiamo».

I laggards sono avvertiti.