Economia

Finanza sostenibile. Tutti vogliono investire sulle foreste

Pietro Saccò martedì 17 novembre 2020

Una foresta gestita

Gli alberi crescono senza leggere i giornali. Semmai aiutano a produrli» scherza GianPaolo Potsios. Quella del managing director di Timberland Investment Resources Europe (Tir Europe) è una battuta, ma descrive una situazione reale: in un contesto di crisi sanitaria ed economica globale e di grande incertezza finanziaria, boschi e foreste continuano a crescere senza preoccuparsi dei guai degli umani. Anche per questo gli investitori istituzionali, che faticano a trovare rendimenti in un’epoca di tassi a zero, li stanno riscoprendo.

«Compagnie assicurative o fondi pensione, soggetti che investono in un’ottica di lungo termine, sono sempre più interessati a questo tipo di investimento, capace di dare rendimenti e solidità slegati dalla volatilità dei mercati finanziari» spiega Potsios, che da oltre 20 anni si occupa di forestry investment. Tir raccoglie il denaro tra grandi investitori e lo investe nella gestione di boschi e foreste. È un’attività quasi agricola: compra i terreni, pianta gli alberi, li fa crescere e poi, dopo circa un decennio, li vende. Da tempo diffusa negli Stati Uniti (Tir nasce da una costola della banca americana Wachovia), quest’attività resta relativamente nuova per l’Europa. Tir ha lanciato nel 2016 il suo primo fondo europeo, che sta andando molto bene. Ha chiuso la raccolta a 128 milioni di euro con l’adesione anche di soggetti italiani – tre casse previdenziali, due gruppi assicurativi, diversi fondi pensione e cinque family office – e sta dando risultati significativi: rendimenti annui nell’ordine del 10,75% e cedole attorno al 3,5%.

Tir Europe

Lo strumento è piaciuto e l’interesse degli investitori ha portato Tir Europe ad avviare a fine gennaio di quest’anno un secondo fondo per l’Europa. In 7 mesi, nonostante la pandemia e il panico finanziario, il nuovo fondo ha raccolto 160 milioni di euro e ha altri 50 milioni in fase di definizione. Punta a chiudere la raccolta a quota 220-230 milioni all’inizio del 2021. «All’interesse per gli aspetti finanziari si aggiunge la tematica ambientale – spiega il manager –. La forte espansione della finanza sostenibile negli ultimi 12-18 mesi ha fatto crescere l’attenzione per quello che facciamo. Crescere alberi è la quintessenza dell’investimento ecologico. Noi ovviamente lo facciamo in modo sostenibile: abbiamo ottenuto le certificazioni internazionali di sostenibilità ambientale e sociale per la nostra società di gestione e per tutte le nostre proprietà, e parliamo di circa un milione di ettari di boschi e foreste». L’interesse è così forte che Tir sta lavorando con alcune banche italiane per lanciare l’asset dell’investimento sulla foresta anche per il pubblico retail, quello dei risparmiatori.

Cataste di tronchi appena tagliati - Tir Europe

Per il momento Tir investe in America anche i fondi che raccoglie in Europa. Questo perché la foresta gestita con logiche aziendali, come un campo coltivato, in Europa è ancora una rarità. «Ci sono due problemi – nota Potsios –. Il primo sono le dimensioni: il primo fondo ha comprato 45mila ettari di foresta, in Europa purtroppo c’è poca disponibilità di grandi appezzamenti boschivi da comprare e gestire. Questo anche perché la proprietà dei terreni è molto frammentata. Il secondo problema sono i prezzi, molto alti. Negli Stati Uniti compriamo terreni a circa 3.500 dollari per ettaro. Quelli che abbiamo visto in Europa difficilmente costano meno di 8-9mila euro per ettaro. Partendo da questi valori è molto difficile fare operazioni soddisfacenti per gli investitori».

Un carico di legname pronto per la vendita - Tir Europe

Sul mercato finale per il legname è un momento d’oro. Le quotazioni in questo anno orribile per l’economia globale hanno raggiunto i massimi storici, recuperando i livelli pre-Lehman Brothers. Dietro questa crescita sorprendente, spiega Potsios, ci sono tre fattori: «Il boom del commercio elettronico ha fatto esplodere la domanda di carta e cellulosa. I lockdown negli Stati Uniti hanno provocato un boom della domanda di legname per il fai-da-te e il bricolage. Anche l’edilizia, sempre negli Stati Uniti, è in forte crescita, sulla spinta dello sviluppo di residenze nei pressi delle grandi città, per chi con lo smart working ha scoperto che può vivere meglio fuori dalle metropoli». Tra le lezioni che il virus ci ha impartito c’è anche quella che l’umanità avrà sempre più bisogno di alberi.