Economia

L'INTERVISTA. Gotti Tedeschi: «Effetto tsunami e frenata Usa: Borse in mano a chi specula»

Pietro Saccò sabato 21 maggio 2011
«Molti economisti ritengono che le bolle speculative possano servire a tirare fuori un sistema economico dalla crisi. Certo, io non sono tra questi...». Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere di grande esperienza, chiamato nel 2009 da Benedetto XVI a guidare l’Istituto per le Opere di Religione, ci tiene a ricordare che se la speculazione oggi è di nuovo «feroce» è anche perché c’è chi glielo permette, secondo una strategia che «non è intrinsecamente sbagliata» ma alle attuali condizioni è sicuramente «pericolosissima».La speculazione fuori controllo va combattuta. Non è stata questa la lezione della crisi?La crisi non è stata provocata dalla speculazione. L’Occidente è entrato in crisi perché ha smesso di fare figli e così ha interrotto anche la sua naturale crescita economica. Quindi ha scelto di sostenere il suo sviluppo con crescita consumistica sempre più a debito, e questa strategia ci ha portati fino alla recessione globale. La speculazione internazionale si è inserita in questa situazione, ma attenzione: non ne è l’origine. Anche l’ondata speculativa di questi ultimi mesi è stata la conseguenza di eventi precisi.A quali eventi si riferisce?Parlo del terremoto e dello tsunami in Giappone, che tra le altre cose hanno generato l’allarme mondiale per la centrale nucleare di Fukushima. Il mondo contava di sfruttare l’energia atomica per sostenere la sua crescita economica, ma quello che è successo a Fukushima ha spento le speranze e ambizioni nucleari delle nazioni. Gli investitori hanno puntato subito sulla più affidabile alternativa energetica oggi a disposizione: il petrolio. Il prezzo del greggio si è impennato e dato che le speculazioni sulle materie prime sono strettamente legate tra loro si è avviata un’ondata rialzista che ha colpito anche il cibo. Senza tsunami, però, non avremmo assistito a niente di tutto questo con questa rapidità e volatilità.Nelle ultime settimane però il prezzo del petrolio è crollato. Questo come si spiega?È successo qualcosa che molti hanno sottovalutato. Gli Stati Uniti hanno rivisto al ribasso le loro prospettive di crescita per il 2011. È stato un taglio drastico: il Pil americano dovrebbe aumentare dell’1,8% invece che del 3%. Davanti a questo repentino ridimensionamento gli hedge fund (con le prese di rendita) e gli speculatori sono scappati dal petrolio per investire altrove. Confermando ancora una volta che viviamo tempi di grande incertezza sui mercati. La crisi ha introdotto un’inedita volatilità, gli investitori hanno perso le loro certezze. In queste condizioni le Borse finiscono in mano agli speculatori.Non ci sarebbe un modo per fermarli?Non è detto che ci sia la volontà di farlo. L’idea che le bolle speculative siano negative non è unanime. C’è un’autorevole scuola economica che ritiene che la creazione di bolle possa essere una soluzione adeguata per uscire da una situazione di crisi. È un’idea tipicamente anglosassone, ha molto successo in America e pochissimo in Europa. Sicuramente non la pensano così Tremonti, Draghi, Sarkozy o la Merkel. Nemmeno io condivido questa strategia.Che senso può avere per organismi o istituzioni sostenere queste bolle speculative?Bisogna ricordarsi che le banche hanno bisogno di fare utili da qualche parte. Con l’economia reale che continua ad essere incerta alcune banche cercano nelle scommesse speculative la risposta ai loro bisogni di profitto. È un’abitudine che non va bene, perché quando si dedica alla speculazione una banca non sta facendo il suo mestiere. Un istituto di credito deve usare il danaro intermediandolo per prestarlo a qualcuno per sostenere attività economiche. Assumendo su di sé i rischi di questa operazione. Invece alcune grandi banche d’affari americane preferiscono aggirare i rischi cercando ritorni da operazioni spericolate attuate da fondi altamente speculativi.E questo lo possono fare con l’enorme massa di liquidità messa nel sistema dalle banche centrali.Il vero problema è che la Federal Reserve americana e le altre banche centrali hanno permesso tutto questo con la strategia dei «tassi zero». È sensato abbassare i tassi nei momenti in cui c’è bisogno di rilanciare l’economia. Però si crea sempre una situazione anomala che deve essere tenuta sotto controllo. Come se a un certo punto si decidesse di regalare la benzina alle auto per sostenere i trasporti. Ma se gli autisti invece di usare la benzina per muovere le auto si mettessero a rivenderla per guadagnarci, allora dovremmo preoccuparci. La politica dei "tassi zero" provoca non solo la penalizzazione dei risparmiatori ma anche e soprattutto la tentazione della speculazione. E alle condizioni attuali, cioè in un’economia globale che sta uscendo dalla crisi, con mercati finanziari estremamente volatili e senza un sistema economico in grado di trainare la crescita, la speculazione sfrenata è pericolosissima, perché le sue conseguenze le pagano i più deboli. E quando il risultato di queste speculazioni sono intere popolazioni ridotte alla fame per l’aumento del prezzo del grano o di altri beni alimentari, allora diventa evidente come queste speculazioni siano intrinsecamente male. I poveri non hanno strumenti "di copertura" finanziaria…