Economia

Intervista. Baretta: «Chiedo scusa per il caos dell’Imu»

Eugenio Fatigante venerdì 24 gennaio 2014
«Io ho versato 111 euro. E, francamente, è sembrato tanto anche a uno come me». Oggi si chiude definitivamente la vicenda dell’Imu, col saldo della mini-rata 2013, e nel suo spartano ufficio a via XX Settembre Pier Paolo Baretta, il sottosegretario al Tesoro che ha curato il dossier-casa, tira le somme di una vicenda che per tanti mesi ha impazzato su giornali e tv, anche per via, dice, di «un sovraccarico mediatico straordinario». Lo fa chiedendo «scusa per il concorso di colpa, assieme a quella parte dei Comuni che aveva ritoccato l’aliquota-base, per questo pasticcio prodotto dalle mediazioni e indecisioni della politica e dal parallelo triplice rinvio dei preventivi comunali 2013, chiusi solo il 30 novembre».Diciamolo: avete prodotto un bel caos.Certo, i cittadini hanno diritto a una proposta fiscale più limpida, che non affastelli una decisione dopo l’altra. Ma spero che gli italiani ricordino pure, al tirar delle somme, che hanno risparmiato quasi 4,8 miliardi di tasse sulla prima casa, compresa la quota del 60% di mini-Imu coperta dallo Stato.È vero, va riconosciuto.E rivendico pure che, in un anno difficile come il 2013, abbiamo stanziato 27 miliardi per i crediti delle imprese - 21,6 già pagati - e abbiamo attivato 17 miliardi d’investimenti delle famiglie per i lavori edilizi, grazie al duplice sgravio del 50 e 65%.Ma cosa pensa davanti alle immagini di italiani in fila?La mini-Imu è stata la ciliegina negativa su una torta che è apparsa più salata che dolce, ma così non è. Al di là delle ironie su di noi, abbiamo deciso di trasformare la scomparsa del tributo 2013 nell’occasione per una riforma basata su una doppia scelta: ora ci sarà una tassa del tutto nuova e che sarà comunale al 100%, nel segno del "buon federalismo". Della nuova Iuc lo Stato gestisce zero e incassa zero.Resta però un’ulteriore incertezza per gli italiani: pagheranno davvero di meno?È quello che abbiamo sempre detto. E ribadito nell’incontro dell’altra sera con l’Anci. D’altronde il fatto stesso che i sindaci abbiano affermato che dalle loro stime manca un miliardo, vuol dire appunto che stimano mille milioni di minore esborso dei cittadini.Sarà davvero così?Dai calcoli del Tesoro, probabilmente già soltanto con l’aumento massimo dello 0,8 per mille delle aliquote Tasi - la norma sarà varata oggi dal Cdm - c’è ogni condizione perché le detrazioni possano tornare grosso modo al livello dell’Imu 2012, incluse quelle per i figli. Anche senza ricorrere all’ulteriore "serbatoio" di 500 milioni garantito in precedenza dal governo. Poi va da sé che, divenendo una tassa federale, a decidere saranno i Comuni: saranno loro a calibrare la tassazione più sulle prime o sulle seconde case. A fine 2014 si vedrà. Gli italiani avranno speso nel complesso più di 24,1 miliardi totali? Io ricordo che nel 2015 le aliquote potranno anche scendere.In questi mesi i suoi amici non le hanno mai detto: "Ma che combinate"?È successo. Ma io continuo a vedere tanta gente pure sul territorio. E la maggior parte era disposta, in cambio di una maggior chiarezza, anche a pagare qualcosa di più. È una responsabilità che mi ha colpito.In effetti è rimasto il paradosso che, per tutelare anche i proprietari di casa più ricchi, ora pagano il 40% anche i più deboli.È il dazio pagato alla mediazione politica. Potevamo evitare di far pagare questo 40%? Sì, ma c’è anche un punto di principio: se è una tassa federale, a un certo punto lo Stato si doveva fermare, e i Comuni assumere la loro responsabilità. Ma questo ci porta anche al tema molto serio del reddito come criterio d’imposizione fiscale: quella moderna è di tipo progressivo. Ricordo don Milani, che diceva «non c’è nulla di più ingiusto che far parti uguali fra disuguali». Non è più tempo di flat tax: dov’è stata applicata, ha portato a un appiattimento contributivo.Intanto crescono le tasse, e anche l’evasione.Non si discute: la geografia fiscale va semplificata perché le tasse sono troppe. La loro riduzione è un percorso complesso, che deve partire dal taglio della spesa, ma inesorabile. Quanto all’evasione, se permane così alta va detto che è un problema culturale, ancor prima che legislativo.Da questa vicenda ha ricavato una lezione?Almeno tre: stop a interventi troppo frammentati, basta coi proclami in campo fiscale senza una copertura certa e subito individuata. E, soprattutto, avere pochi obiettivi, ben definiti e dichiarati.Anche nel Patto per il 2014?Sì. Un punto dev’essere la rapida approvazione della delega fiscale.Si arriverà al contrasto d’interessi?Intanto l’abbiamo potenziato sulle ristrutturazioni. Non ci sono scelte già definite, ma io penso che sia una strada da seguire per le manutenzioni quotidiane, dal meccanico all’idraulico. Assieme alla revisione delle oltre 700 voci di agevolazione fiscale.E sulle case si arriverà mai al bollettino pre-compilato inviato a casa degli italiani?Ora che diventa una tassa federale, sarà più facile farlo per i Comuni, come avveniva per i rifiuti.