Economia

Recovery. Infrastrutture, telecomunicazioni e sanità: i settori più premiati dal Pnrr

Aòessandro Bonini sabato 31 luglio 2021

Lo spettro del Covid difficilmente abbandonerà la scena economica, ma le imprese italiane scaldano i motori in vista di un piano di rilancio senza precedenti. L’antidoto alla variante Delta è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) da oltre 200 miliardi. Un programma che fa perno sullo sviluppo verde e digitale del Paese e i cui potenziali benefici coinvolgono settori chiave per la nostra economia, dalle costruzioni alle utilities alle telecomunicazioni. E chiama in causa aziende di ogni dimensione. Fra queste alcune grandi partecipate pubbliche come Enel, Snam e Terna; nelle costruzioni Webuild, che vede peraltro nell’azionariato anche la Cdp, la multinazionale friulana Danieli; Tim (anche qui presente la Cdp) e Inwit ( Tim con Vodafone) nelle telecomunicazioni; ma anche startup digitali finite sotto la lente degli investitori dopo la recente quotazione sull’Aim, il listino delle Pmi di Borsa Italiana; e altre invece non quotate. Il Pnrr è parte del programma europeo Next Generation Eu, fondo da 750 miliardi di euro pari a circa il 5,5% del Pil 2020. Per il nostro Paese il fondo «rappresenta un’opportunità unica di sviluppo, investimenti e riforme, e può rappresentare l’occasione per accelerare un percorso di crescita sostenibile rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana degli ultimi decenni», hanno osservato in un report gli analisti di Equita. L’Italia, sottolinea la banca d’affari, «è la prima beneficiaria, in valore assoluto: il solo Rff (Recovery and Resilience Fund) garantisce risorse per 191,5 miliardi da impiegare nel periodo 2021-2026 o il 9,5% circa del Pil». Di questi fondi, 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi prestiti. Oltre a ciò, il governo ha allocato ulteriori 30 miliardi (1,5% del Pil) attraverso uno scostamento di bilancio. Quindi lo sforzo complessivo, stimano a Equita, sale a circa l’11% del Pil nominale. Ovviamente toccherà al governo garantire che l’ammontare di risorse in arrivo vengano efficacemente utilizzate per rilanciare l’economia del Paese. «Essenzialmente i settori che vanno a beneficiare del Pnrr sono costruzioni e infrastrutture civili, telecomunicazioni, infrastrutture sanitarie», spiega Andrea Scauri, gestore dei fondi Lemanik High growth e Lemanik European Special Situations che da tempo mantengono un focus su Italia ed Europa. «Declinando questi concetti su titoli, è tutto il settore delle costruzioni a beneficiare del piano: una società come Webuild ha visto negli ultimi mesi e settimane una notevole accelerazione degli ordini; e altri seguiranno», prevede il gestore. «In evidenza anche il settore delle telecomunicazioni, ma non Telecom a mio avviso poiché il tema della rete unica e di una fusione Tim-Open Fiber sembra essere stato messo da parte da questo governo. Favorito invece il settore delle torri di trasmissione, Inwit innanzitutto, ma anche Rai Way che non trasmette 5G ma broadcasting. La Rai tuttavia potrebbe avere bisogno di risorse che potrebbero essere reperite attraverso una fusione tra Rai Way ed Ei Towers, un’operazione che avrebbe una sua logica industriale e consentirebbe di avere riserve distribuibili in termini di dividendi». Secondo Scauri infine «molti soldi andranno allo sviluppo e costruzione di ospedali: vi sono operatori che realizzano le infrastrutture ospedaliere e poi ne detengono la concessione con una lunga durata». Da parte sua Equita indica i settori «legati a digitalizzazione, transizione ecologica, economia circolare, infrastrutture». Secondo il broker le società «meglio posizionate » per beneficiare del Recovery Fund italiano sono Acea, Buzzi Unicem, Danieli, Iren, Inwit e SeSa, mentre hanno «un’esposizione rilevante» Cy4Gate, Digital Value, Hera, Prysmian, Reply, Snam, Telecom ( Tim) e Webuild. Intanto a supporto del piano scendono in campo le banche. Unicredit ha lanciato un piano d’azione e costituito una task force dedicata nell’ambito della nuova divisione Unicredit Italia affidata dal ceo Andrea Orcel a Niccolò Ubertalli. Secondo quest’ultimo, «abbiamo di fronte a noi un’opportunità unica». Il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha messo sul piatto oltre 400 miliardi di erogazioni a medio-lungo termine. Banca Monte dei Paschi di Siena ha aperto i primi 10 centri territoriali Mps AgevolaPiù in ambito Pnrr. L’obiettivo, ha spiegato l’ad Guido Bastianini, «è supportare le imprese, le famiglie e gli enti locali nella fase di ripartenza e cogliere le opportunità previste dal piano».

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