Economia

Indagine. Neolaureati e stage ai tempi del Jobs act

sabato 11 luglio 2015
Giunge alla XVI edizione l’indagine sui Neolaureati&Stage. La ricerca di Gidp è stata effettuata ponendo 56 domande a 120 tra i direttori del personale iscritti all’associazione, appartenenti a importanti realtà imprenditoriali: le aziende in questione sono, infatti, caratterizzate dalle grandi dimensioni (il 53,33% conta oltre 500 dipendenti) e sono, per quanto concerne la proprietà, soprattutto S.p.A. (34,17%) e Multinazionali (33,33%). Per la maggior parte collocate nel Nord ovest (65%) o dislocate su diverse aree geografiche (22,50%), le imprese operano in numerosi settori merceologi, altamente differenziati tra loro. Si passa dal 19,17% del terziario, al 16,68% dell’industria meccanica, al 10% dell’informatica, al 7,50% del commercio e dell’industria farmaceutica. Il questionario è stato suddiviso in sei macro aree tematiche: 1. RICERCA NEOLAUREATI-    Come per l’indagine del 2014, il canale più efficiente per la ricerca dei neolaureati è per il 15,60% dei rispondenti la pubblicazione delle offerte di lavoro/stage sui portali delle Università e i Career Day universitari (13,20%). A differenza dell’anno 2014, nel 2015 si afferma maggiormente il ruolo dei social network, come linkedin e facebook, che, considerati tra i canali meno efficienti per la ricerca di un impiego nel 2014 (2,80%), nel 2015 rappresentano il terzo canale in ordine di efficienza, per il 12% dei rispondenti. Migliora anche la situazione delle candidature spontanee che dal 3,50% del 2014 passano al 7,20% nel 2015. La situazione rimane invece stabile per le liste laureati fornite dalle università che continuano ad essere considerate un canale efficiente per l’11,60% dei rispondenti; mentre le agenzie per il lavoro, anche nel 2015, vengono considerate tra i canali meno efficienti per la ricerca di una lavoro (4,40%).-    Le funzioni aziendali per le quali si ricercano più neolaureati sono soprattutto commerciale per il 14,82% dei rispondenti, marketing per il 10,65% e ricerca e sviluppo per il 9,26%.La percentuale di Direttori HR che ricercano neolaureati per la funzione IT, è aumentata da 4,20% nel 2014 a 8,80% nel 2015.-    La percentuale dei rispondenti che afferma di non avere particolari difficoltà di reperimento relativamente ad alcune lauree, è scesa dal 43,36% nel 2014 al 37,08% nel 2015. Parallelamente aumenta la percentuale di Direttori del Personale che lamentano un difficile reperimento di risorse laureate nel campo ingegneristico (da 23,08% nel 2014 a 40,44% nel 2015) ed informatico (da 5,58% nel 2014 a 10,12% nel 2015). Nello specifico, i rispondenti che hanno affermato di avere maggior difficoltà nel reperire giovani con una laurea in ingegneria, trovano pochi ingegneri meccanici (8,99%), gestionali (6,75%) e informatici (5,62%).2. SELEZIONE NEOLAUREATI-    Rispetto al 2014 si è verificata una diminuzione della percentuale di Direttori HR che utilizzano l’assessment per la selezione e valutazione di neolaureati (da 48,45% nel 2014 a 43,68% nel 2015). -    La maggior parte dei rispondenti che si avvalgono dell’assessment per la selezione e valutazione dei neolaureati, ricorre soprattutto, anche nel 2015, alla struttura HR interna (66,67%), ma, a differenza dell’indagine del 2014, è aumentato l’utilizzo delle società di recruiting, le quali vengono utilizzate dal 20,52% dei rispondenti (7,81% nel 2014).-    Oltre al titolo di studio conseguito, giocano a favore del candidato soprattutto la motivazione per il 20,08% dei rispondenti (seconda nel 2014) e l’ottima conoscenza di una o più lingue straniere per il 18,50% dei compilanti (prima nel 2015). -    La lingua più richiesta nelle aziende risulta essere, anche per l’anno 2015, l’inglese (64,44%), seguito dal francese (16,30%), tedesco (10,37%) e spagnolo (5,93%). -    Le caratteristiche personali più importanti ricercate in un neolaureato sono ormai da tempo identificate nelle capacità di analisi e di risoluzione dei problemi per il 14,85% dei rispondenti. Nell’edizione 2015 hanno acquistato più importanza la proattività (12,89%) e il teamworking (12,50%); mentre la principale carenza si conferma essere la scarsa conoscenza del mondo del lavoro (15,75%), seguita dell’indecisione nelle scelte e nei progetti (11,49%) e dalla scarsa conoscenza delle lingue (11,91%). 3. INSERIMENTO NEOLAUREATI NEGLI ULTIMI 12 MESI-    Cresce complessivamente il numero delle aziende (64,10%) che negli ultimi 12 mesi hanno inserito stagisti e/o assunto neolaureati. Il 20,51% dei rispondenti ha affermato che nella propria azienda sono stati inseriti solo stagisti negli ultimi 12 mesi, mentre le sole assunzioni di neolaureati sono state effettuate appena dal 5,14% dei compilanti. Il 7,69% dei Direttori HR intervistati dichiara di non aver effettuato inserimenti o assunzioni di giovani all’interno della propria azienda.-    Il dato più significativo sugli stage riguarda senz’altro la loro natura e il loro scopo: per il 56,72% dei rispondenti lo stage è uno strumento per la conoscenza reciproca tra l’azienda e il neolaureato prima di procedere con l’assunzione, mentre per il 28,35% questo tipo di inserimento in azienda consente al neolaureato di fare un’esperienza formativa ma non vi è assunzione al termine. Il dato è positivo se si considera che appena un anno fa le percentuali erano rispettivamente del 48,72% e 31,62%.-    È migliorata la situazione degli stagisti in merito ai rimborsi spese rispetto all’anno 2014: il 50% dei rispondenti dichiara che nella propria azienda gli stagisti ricevono sia un rimborso spese che buoni pasto (41,38% nel 2014) e il 36,36% dei Direttori HR afferma che oltre a ricevere un rimborso spese, gli stagisti hanno anche la possibilità di usufruire della mensa aziendale (31,90% nel 2014). La maggior parte dei rispondenti (29,22%) dichiara che gli stagisti percepiscono un rimborso spese che va dai 500 ai 600 euro al mese e la media del rimborso spese è lievemente diminuita rispetto all’anno 2014, passando da 618 euro a 600, 78 euro nel 2015.Stabile, invece, il valore dei buoni pasto: da 5,00 a 5,50 euro per la maggior parte delle aziende (40,53%). Solo il 5,41% dei Direttori HR intervistati dichiara che nella propria azienda vengono distribuiti buoni pasto dal valore di 9,01 euro e oltre.-    Il 75,44% dei rispondenti che hanno dichiarato di aver assunto neolaureati all’interno della propria azienda negli ultimi 12 mesi, ha affermato di avere assunto solo una parte di quelli che erano già in stage nella loro azienda, a differenza del 10,52% che, invece, ha assunto tutti quelli che erano in stage.-    Le funzioni aziendali che hanno maggiormente portato ad un’assunzione rimangono il marketing per il 16,08% dei compilanti, il commerciale, che è passato da 16,09% nel 2014 a 10,71% nel 2015 e la produzione (8,93%), che rispetto al 2014 ha raggiunto la terza posizione prendendo il posto della funzione di progettazione. Le lauree più richieste per questi tipi di funzioni aziendali risultano sempre essere economia per il marketing ed economia e ingegneria gestionale per la funzione commerciale; ingegneria ed in particolare ingegneria meccanica per la produzione.-    La forma contrattuale maggiormente utilizzata, nel momento in cui i neolaureati a seguito di un periodo di prova/stage sono stati assunti dalla azienda, è l’apprendistato professionalizzante per il 36,07% dei rispondenti, seguito dal tempo determinato (26,22%), diversamente dallo scorso anno. Infatti, nel 2014, il contratto a tempo determinato era la forma contrattuale preferita dal 41,18% dei rispondenti, mentre l’apprendistato dal 35,28%. La novità di quest’anno è l’introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: il 24,59% dei rispondenti ha dichiarato di preferirlo rispetto agli altri tipi di contratto. Proprio l’introduzione del contratto a tutele crescenti può essere tra le cause del lieve calo del contratto a tempo indeterminato che viene utilizzato dall’8,20% dei rispondenti (10,59% del 2014). Nel 2015 scompare l’utilizzo della partita iva e diminuisce lievemente passando da un 4,71% a un 3,28% l’utilizzo dei Co.Co. Pro.-     La preferenza per il contratto a tutele crescenti risiede per il 40% dei rispondenti nelle interessanti agevolazioni contributive che questo tipo di contratto prevede, per il 33,33% dei compilanti garantisce una maggiore flessibilità (sia nel rescindere che nell’attivare il rapporto di lavoro) e per il 26,67% è qualificante per il lavoratore che vede concretizzarsi una certa stabilità del rapporto di lavoro. -    I Direttori HR che hanno dichiarato di non utilizzare il contratto a tutele crescenti, preferendo altri tipi di contratto, hanno espresso le seguenti motivazioni: il 22,50% preferisce per i neolaureati l’apprendistato perché garantisce anche l’aspetto formativo, il 20% non l’ha utilizzato in quanto gli inserimenti/assunzioni sono state effettuate prima dell’introduzione del nuovo contratto del Jobs Act, mentre il 7,50% crede che il tempo determinato sia migliore perché permette di mettere alla prova il giovane prima di procedere con l’assunzione. -    Per quanto riguarda il piano garanzia giovani, il 63,24% dei rispondenti ha dichiarato di non averlo utilizzato negli ultimi 12 mesi, in quanto si tratta di uno strumento potenzialmente interessante, ma per le aziende sono poco chiari gli aspetti pratici (37,21%) e gli incentivi previsti sono interessanti ma l’iter per ottenerli è disincentivante (32,56%). Chi ha utilizzato il piano lo considera buono nel 45,45% dei casi, insufficiente (29,55%) e discreto (25%) a causa della burocrazia troppo lenta e delle poche e chiare informazioni; bisognerebbe rivedere le procedure e renderle più snelle e veloci.4. INSERIMENTO NEOLAUREATI PROSSIMI SEI MESI- Di assoluto interesse le previsioni per i prossimi 6 mesi: rispetto all’anno 2014, la percentuale di aziende che non effettuerà alcun inserimento/assunzione di giovani è decisamente diminuita passando dal 28,44% all’8,22%. Nei prossimi sei mesi sono previsti sia solo inserimenti di stagisti per il 28,77% dei rispondenti sia l’inserimento di stagisti e assunzione di neolaureati per il 28,77%. Per il 24,65% dei compilanti non è ancora stato stabilito. Il principale scopo degli stage rimane quello della conoscenza reciproca tra l’azienda e il neolaureato prima di procedere con l’assunzione per il 73,33% dei rispondenti.- Rispetto al 2014 è aumentata la percentuale di aziende che assumerà solo una parte di stagisti che sono o saranno impegnati in stage, passando dal 52,29% nel 2014 all’82,85% nel 2015.-    Le funzioni aziendali più ricercate per i prossimi 6 mesi non sono però le stesse volute negli ultimi 12 mesi: si conferma solo quella commerciale (15,85%), seguita da produzione (12,19%) e IT (9,75%). -    Vi è tra le aziende intervistate la volontà di utilizzare maggiormente nei prossimi sei mesi il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (48,78%), a discapito dell’apprendistato (21,95%) e del contratto a tempo determinato (21,95%). Le motivazioni che spingono ad un suo utilizzo si confermano essere sempre le stesse: interessanti agevolazioni contributive (50%) e maggiore flessibilità (25%), così come le ragioni che portano ad un mancato utilizzo: si preferisce la forma contrattuale di apprendistato in quanto garantisce anche l’aspetto formativo (21,05%), il contratto a tutele crescenti presenta aspetti pratici ancora poco chiari (15,79%).-    Come per la sezione precedente, il 59,57% dei compilanti ha dichiarato che nei prossimi sei mesi non utilizzerà il piano garanzia giovani, sia a causa della poca chiarezza degli aspetti pratici sia per colpa dell’iter per ottenere gli incentivi che risulta essere disincentivante.-    Il 58,34% dei direttori HR pensando al sistema delle imprese italiane nel suo complesso e non alla propria azienda, esprime un giudizio positivo in merito al nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: questa forma contrattuale porterà ad un aumento delle assunzioni; il 34,72% dei rispondenti invece non ne è convinto.-    Il Decreto Legge 34 denominato Jobs Act, rispetto all’anno 2014, è valutato positivamente (si passa dal 55,97% del 2014 al 72,22% del 2015). Le motivazioni sono varie, tra le più comuni troviamo la maggiore flessibilità che questo tipo di contratto garantisce alle aziende e nel mondo del lavoro, la maggiore mobilità che ne deriva e gli incentivi che vengono garantiti dal decreto. Solo il 4,17% ha un giudizio negativo nei confronti del Jobs Act, in quanto risulta troppo complesso e crea differenze in tema di tutele tra i dipendenti, oltre che presentare una confusione normativa.5. RETRIBUZIONI-    La retribuzione annua lorda del neolaureato vede in media per tutti i principali contratti, in ordine, metalmeccanico, commercio e servizi, chimico farmaceutico e alimentare, un aumento rispetto al 2014 sia dell’importo all’inserimento iniziale, sia a 12, 24 e 36 mesi. Solo il contratto chimico-farmaceutico, come è avvenuto per lo scorso anno, registra rispetto alla scorsa indagine una diminuzione di circa 1.000 euro (2mila euro dal 2013 al 2014).6. RETENTION E DIMISSIONI NEOLAUREATI-    I fattori su cui l’azienda punta per avere maggiore attrattività si confermano essere l’internazionalità (28,16%), la notorietà del brand (22,54%), entrambi in aumento rispetto allo scorso anno e la qualità dell’ambiente di lavoro (12,68%). La forma contrattuale di inserimento o la probabilità di lavoro estero nelle subsidiary sono i fanalini di coda.-    Questi fattori trovano conferma negli elementi su cui punta l’azienda per trattenere i neolaureati una volta inseriti: crescita professionale (50,69%), programma sviluppo individuale (19,72%) e piani di formazione (11,26%).-    Infine, il dato che riguarda le motivazioni esplicitate dai neolaureati quando lasciano l’impresa è rimasto tendenzialmente stabile rispetto ai risultati dell’indagine del 2014: si tratta principalmente di ragioni legate ad una revisione delle proprie scelte professionali (26,76% ricerca nuove opportunità in Italia) e di vita (21,12%). Ma, a differenza dei dati del 2014, aumentano sempre di più i neolaureati che lasciano l’impresa per la ricerca di nuove opportunità all’estero, passando da 5,83% nel 2014 a 9,86% nel 2015 (5% nel 2013).Diminuiscono invece le percentuali di neolaureati che lasciano l’azienda per la retribuzione non adeguata (da 14,56% nel 2014 a 8,45% nel 2015) e per le scarse possibilità di carriera (da 6,80% nel 2014 a 5,63%), anche se, come emerge dall’indagine, è raro che un neolaureato diventi quadro nell’azienda che l’ha assunto: il 32,86% dei rispondenti ha affermato che la percentuale di neolaureati diventati quadri, indipendentemente dal tempo intercorso, nella propria azienda è compresa dall’1% al 5%, solo il 10% dei compilanti oltre il 50%.Paolo Citterio, presidente nazionale Gidp/Hrda, commenta così i risultati ottenuti: "È importante segnalare che i nostri neolaureati reperiscono il loro primo lavoro principalmente attraverso gli uffici Placement delle Università, in particolare quelle collocate al Nord (Bocconi, Politecnico di Milano e Torino, Cattolica) e anche attraverso i Career Day Universitari ed oggi più che mai, rispetto al passato, anche attraverso i social network (primo fra tutti linkedin). Le funzioni aziendali più ricercate dalle aziende sono nell'ordine la Commerciale, il Marketing, la Ricerca e Sviluppo e l'It, che da sole rappresentano ben il 45% delle esigenze aziendali. La laurea più richiesta è da sempre Ingegneria. Lo strumento poi più utile per verificare le potenzialità del candidato risulta essere oggi l'assessment che viene utilizzato dal 45% delle imprese, generalmente supportate dalla propria struttura Hr interna ed in alternativa da Società di recruiting o da psicologi del lavoro.Le aziende preferiscono naturalmente i neo laureati che dimostrano di essere portati per problem solving, proattività, leadership, capacità di mettersi in gioco, mentre le carenze negative maggiormente riscontrate sono la scarsa conoscenza del mondo del lavoro, scarsa intraprendenza e poca conoscenza delle lingue (in misura inferiore però degli anni scorsi).Il piano Garanzia Giovani non è molto utilizzato (63,24%) e se lo è lo si adopera solo per i tirocini (27,94%); questo perché sono poco chiari gli aspetti pratici del Piano e l’iter per ottenere gli incentivi previsti, obiettivamente interessanti, è demotivante.Nei prossimi 6 mesi il 65% delle aziende prevede l’inserimento in azienda di giovani a vario titolo e in particolare l’8,22% precisa che i neolaureati verranno assunti, il che sembra essere effettivamente di ripresa rispetto al passato. Importante evidenziare poi che le assunzioni dei neolaureati verranno effettuate utilizzando soprattutto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (48,78%), apprendistato (22%), tempo determinato (22%). Per quanto sopra è evidente che la decontribuzione pari ad Euro 8.060 con durata triennale e la flessibilità nel rescindere eventualmente il rapporto di lavoro con costi non ridondanti, fa la differenza rispetto al 2014; non a caso ben il 72% dei rispondenti valuta positivamente il Jobs Act. Evidenzio poi che le retribuzioni iniziali dei neolaureati rispetto allo scorso anno sono rimaste inalterate per coloro che appartengono al CCNL meccanici (Euro 23.700 circa lordo annuo), quasi inalterate per il commercio (Euro 23.560 lordo annuo - circa 1.000 Euro in più del 2014), mentre vi è una significativa diminuzione per la gomma e plastica (Euro 18.500 oggi - Euro 24.200 nel 2014). Aumentano invece l'alimentare (Euro 28.750 oggi – Euro 24.225 nel 2014), il credito (Euro 27.200 oggi - Euro 24.225 nel 2014) ed il leader chimico-farmaceutico (Euro 29.300 oggi - Euro 23.300 nel 2014) per la scarsa incidenza del costo del lavoro sul costo aziendale. Per i neoassunti l'azienda adotta pratiche di retention con percorsi di crescita professionale (51%), programmi di sviluppo individuale (20%) e piani di formazione (11%); ciononostante qualche giovane lascia l'azienda per accelerare il proprio percorso di carriera ricercando nuove opportunità in Italia (27%) o all’estero (10% ) oppure per una revisione delle proprie scelte di vita (21,12%); solo l'8,5% lascia l’azienda perché ritiene la propria retribuzione non adeguata all’impegno profuso: da ciò emerge che non è il salario la più importante "esca" per trattenere i migliori».