Economia

Indagine. Aziende e ritorno alla normalità

Redazione Romana venerdì 9 ottobre 2020

Marco Ceresa, ad di Randstad

Per far fronte all’emergenza Covid19, il 42% delle aziende che utilizzano servizi di somministrazione di lavoro (staffing) di Randstad ha riorganizzato i processi di lavoro mantenendo comunque aperta l’attività, il 31% è stato costretto ad effettuare una chiusura temporanea e solo l’8% non ha preso alcun tipo di provvedimento. In ambito Hr, si è fatto ricorso principalmente a ferie e Rol (nel 26% dei casi), ammortizzatori sociali (21%) e in minor misura allo smart working (18%). Il 35% delle aziende prevede di ripristinare l’attività ai livelli pre-lockdown nel corso del 2021, il 30% pensa a un ritorno alla normalità già entro il 2020, mentre il 24% delle organizzazioni dichiara di essere già in piena attività (un ulteriore 11% non lo sa, dipende dalla revoca delle restrizioni amministrative). Sono alcuni risultati dall’indagine L'impatto del Covid sul business delle aziende – la ripartenza, realizzata da Randstad, primo operatore mondiale nei servizi Hr, tra il 6 ed il 31 luglio 2020 su un campione di 6.238 aziende italiane (5.620 interviste tra le imprese che si sono avvalse dei servizi Randstad di staffing, 618 tra quelli di professionals). Il sondaggio è stato effettuato con l’obiettivo di comprendere l’impatto del Covid-19 sul business delle imprese, analizzando i comportamenti nel post emergenza in termini di bisogni, sfide, misure Hr ed organizzative, potendo stimare così i possibili tempi di ripresa. La survey, svolta in 32 Paesi del mondo, si inserisce nel progetto internazionale #newways of working: un’ambiziosa iniziativa ideata per fornire supporto concreto alle organizzazioni, con il fine di riportare le persone al lavoro in tutta sicurezza e far ripartire l'economia.

Tra le aziende che utilizzano i servizi di staffing, emerge chiaramente le complessità delle sfide affrontate nell’emergenza sanitaria: la principale, nel 17% dei casi, è stata quella di garantire la produttività assicurando i processi di lavoro, poi mantenere in funzione l’azienda (16%), curare le relazioni con clienti e fornitori (14%), investire in sicurezza per tutelare la salute dei dipendenti (12%).

E per il futuro? La principale preoccupazione delle imprese in conseguenza alla pandemia Coronavirus è l’incertezza economica del Paese (21%), poi il timore della perdita del fatturato (13%) e le incertezze economiche del proprio settore (13%). Tra le diverse misure per sostenere il rilancio, le imprese chiedono prima di tutto agevolazioni fiscali (26%), poi abbassamento del costo del lavoro (22%) e sostegno diretto da parte dello Stato (18%).

Il segmento professionals. Nelle risposte delle aziende che si avvalgono dei servizi Professionals (ricerca e selezione middle, senior e top management) e reclutamento personale in outsourcing, emergono alcune conferme e qualche differenza. Tra queste, ben il 72% delle imprese ha dovuto riorganizzare i processi di lavoro per effetto della crisi (mantenendo comunque aperta l’attività), mentre solo il 14% ha effettuato una chiusura totale temporanea e il 4% ha ridotto l’attività commerciale. Ma la principale misura HR adottata per far fronte al rallentamento in questo caso è stato lo smart working, ampiamente utilizzato dal 44% delle organizzazioni, seguito da ferie e ROL (22%) e ammortizzatori sociali (11%). Per questa ragione, tra le sfide organizzative più sentite c’è proprio la gestione dello smart working, al secondo posto dopo l’assicurazione dei processi di lavoro per garantire la produttività.

Anche tra le imprese Professionals le incertezze economiche del Paese sono la principale preoccupazione per il futuro (20%), seguita dalla perdita di fatturato (13%) e dalle incertezze dell’andamento di settore (12%). Come aiuto, le organizzazioni chiedono soprattutto agevolazioni fiscali (26%), abbassamento del costo del lavoro (21%) e sostegno economico dallo Stato (17%), ma anche una maggior flessibilità del lavoro attraverso minori vincoli alla somministrazione (12%). Il 37% prevede di poter ripristinare l’attività ai livelli pre-lockdown a partire dal 2021, il 32% delle aziende già nel 2020, mentre un 24% ha l’attività in pieno e totale svolgimento.

«La ricerca conferma il forte impatto dell’emergenza Covid sul business delle imprese italiane, ma offre anche un segnale di speranza per la ripresa con un terzo delle aziende che prevede un ritorno alla normalità già entro l’anno - commenta Marco Ceresa, ad di Randstad Italia -, mentre i timori sul futuro sono soprattutto esterni al proprio business e legati allo scenario economico generale del Paese. In questo contesto, le imprese chiedono allo Stato di supportare la ripartenza con aiuti fiscali e un abbassamento del costo del lavoro, un appello di cui è necessario tenere conto nelle strategie economiche per il rilancio. L’indagine, inoltre, mette in luce il ruolo determinante delle politiche Hr sia nell’emergenza, per assicurare continuità del business e tutela della salute dei dipendenti, che nelle strategie per la ripresa delle organizzazioni. Lo smart working, dove è stato possibile, si è rivelato un utile alleato, che ha aperto le porte a nuove modalità di lavoro più agili basate sulla responsabilizzazione e la fiducia. E oggi proprio da un giusto mix tra lavoro agile e flessibilità per il miglioramento dei processi di lavoro passa la strada per l’aumento della produttività fondamentale per il rilancio dell’economia».