Economia

Artigiani. Alto Adige, per combattere la crisi si punta al fai da te

sabato 17 agosto 2013
​Gli effetti delle sfavorevoli e difficili condizioni che ormai da tempo stanno caratterizzando la congiuntura economica nel suo complesso hanno ormai raggiunto definitivamente anche l'Alto Adige. Questo è quanto si evince da un recente sondaggio che l'Associazione provinciale dell'artigianato (Apa) ha deciso di sottoporre ai propri associati in merito a tre problematiche attuali, quali tempi di pagamento, liquidità e mancanza di credito. I risultati emersi sono allarmanti, ma a lasciare qualche residua speranza è la volontà espressa da artigiani e artigiane, che non intendono arrendersi e preferiscono provare a reagire con iniziative personali, tra riduzione costi e ricerca di nuovi mercati.Un sondaggio capace, dunque, di fornire una valutazione complessiva sulla situazione finanziaria che caratterizza al momento le imprese, il tutto con l'obiettivo di osservare nel dettaglio i reali effetti della crisi economica. Complessivamente, all'iniziativa hanno preso parte oltre 700 imprese, principalmente di piccole e medie dimensioni, suddivise equamente in tutti i circondari della provincia e appartenenti a tutti i settori dell'artigianato.Questo il primo risultato del sondaggio: i fatturati sono in diminuzione. Se fino a questo punto dell'anno il 42% delle imprese artigiane ha registrato un aumento, lieve o marcato, degli introiti (in realtà solo il 5% delle aziende riferisce di una crescita di fatturato superiore al 10%), nel 58% dei casi le ditte artigiane hannodovuto fare i conti con una riduzione degli incassi. "Per questa voce del questionario in particolare il dato è allarmante. Addirittura il 28% delle ditte intervistate ha fatto sapere di aver registrato una diminuzione di introiti compresa tra il 5 e il 30%", spiega il direttore dell'Apa, Thomas Pardeller. In riferimento ai tempi di pagamento, il sondaggio dell'Apa ha lasciato in eredità un quadro dai due volti. Per ricevere il pagamento delle proprie fatture, le ditte artigiane altoatesine devono attendere mediamente 73 giorni nel caso di un committente pubblico e 71 nel caso in cui a commissionare il lavoro sia un privato. Un dato che, seppur inferiore rispetto alla media nazionale (circa 120 giorni), si attesta su un valore superiorerispetto a quella che è in media la situazione a livello europeo (60 giorni).Il questionario interrogava successivamente gli artigiani sugli effetti concreti dell'attuale crisi. Complessivamente il 91% degli intervistati ha fatto sapere di aver percepito direttamente le conseguenze della recessione. Tra questi, il 14% delle imprese artigiane ha reso noto di aver percepito la crisi in maniera 'forte'. Venendo alle soluzioni prospettate e ritenute maggiormente idonee per sopravvivere all'attuale periodo di difficoltà, la maggior parte delle imprese (44%) ha dichiarato di puntare a una riduzione dei costi, mentre il 28% ha valutato come soluzione più idonea la ricerca di nuovi mercati. Solo il 14% delle aziende intervistate vede invece il licenziamento di collaboratori come l'ultima ancora di salvataggio per fronteggiare la complessa situazione in essere. "Il chiaro orientamento delle imprese e le relazioni personali esistenti tra imprenditore e collaboratore fanno sì che l'artigianato si caratterizzi per una situazione particolare: in questo settore i licenziamenti vengono infatti visti realmente come l'ultima via percorribile", sostiene il presidente dell'Apa, Gert Lanz.Proprio l'attuale situazione economica è al contempo responsabile di un altro punto fermo, quello che vuole i grandi investimenti attualmente assai difficili da compiere per le imprese artigiane. Se infatti circa la metà delle ditte ritiene valida l'opportunità di ricevere un credito da una banca, appare in forte diminuzione la disponbilità delle aziende a investire. Basti pensare che mentre il 44% degli intervistati ha dichiarato di aver effettuato un investimento di rilievo negli ultimi tre anni, solo il 31% ha ammesso di averne in cantiere uno significativo per i prossimi anni."Questo dato - sottolinea il presidente dell'Apa - palesa che l'attuale stato delle cose non va a penalizzare unicamente la crescita, ma influisce pesantemente sull'intera dinamica economica, rappresentando senza dubbio un freno per le imprese. Proprio per questa ragione, la politica è chiamata ad agire con urgenza, al fine di garantire nuovamente alle imprese uno spazio maggiore per il proprio sviluppo. Solo in questo modo si potranno rendere più semplici gli investimenti e solo in questo modo si riuscirà a garantire alle imprese nuova fiducia per il futuro".