Economia

MERCATO DELL'AUTO. Immatricolazioni ancora in calo a ottobre

lunedì 4 novembre 2013
Non si ferma il crollo del mercato automobilistico italiano che a ottobre ha registrato 110.841 immatricolazioni con un calo del 5,58% rispetto allo stesso mese del 2012 (allora furono 117.397). I dati del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti mostrano anche una riduzione nei trasferimenti di proprietà di auto usate scesi del -2,27% annuo a 397.772 unità.A ottobre Fiat Group Automobiles ha immatricolato in Italia 31.173 nuove vetture, in calo dell'8,7% rispetto alle 34.142 di un anno fa. A settembre le vendite del Lingotto erano scese dell'11,71%. Nei primi dieci mesi del 2013 il gruppo torinese ha venduto 321.019 vetture, il 10,3% in meno dello stesso periodo del 2012.Il mercato dell'auto "continua nel suo ciclo negativo apertosi 41 mesi fa. Una nuova spia rossa lampeggiante, quindi, si è accesa sul cruscotto del settore automotive". Questo il commento a caldo di Filippo PavanBernacchi, presidente di Federauto, l'associazione che rappresenta i concessionari di tutti marchi commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali, industriali e autobus ai dati sulle immatricolazioni auto.Secondo Roberto Bolciaghi, presidente dell'associazione dei concessionari Renault, "a parte l'instabilità politica, che non ci fa bene, e l'incerto incedere dell'economia italiana, i mali primari che impediscono alla domanda di esprimersi con numeri adeguati sono la pressione fiscale e i costi di gestione. Ormai è dimostrato che ogniqualvolta lo Stato aumenta le tasse incassa sempre meno. Questo perché si contrae la domanda e i fatturati diminuiscono ingenerando un circolo vizioso che fa bruciare centinaia di migliaia di posti di lavoro". Conclude Pavan Bernacchi: "Il 2013 chiuderà presumibilmente attorno a 1.280.000 pezzi, registrando un -8% rispetto al 2012. Ma questo dato non rende giustizia alla realtà delle cose. Il mercato italiano dovrebbe esprimere circa due milioni di pezzi. Mancano quindi all'appello 720mila immatricolazioni rispetto alla mediadegli ultimi cinque anni. In altri termini stiamo performando il -35% rispetto a quanto la filiera, che dà lavoro a 1.200.000 persone, necessita per sopravvivere. Ma il paradosso è che lo Stato sta perdendo circa tre miliardi tra Iva e altre imposte. Questo abbiamo sostenuto lo scorso 24 ottobre scorso nella riunione convocata dal ministero dello Sviluppo economico, nel primo giro di orizzonte fatto con il ministro Zanonato e il sottosegretario De Vincenti. Il Governo è stato informato con chiarezza, da parte di tutti i principali attori della filiera, di quanto la crisi sia profonda e articolata".