Economia

LA CRISI DEL DEBITO. Il Tesoro fa il pieno con i Bot Rendimenti ai livelli di marzo

Pietro Saccò giovedì 30 agosto 2012
Anche la prova dei Bot è stata superata. Il Tesoro ieri è riuscito a vendere tutti i 9 miliardi di titoli di Stato semestrali messi all’asta, la domanda è stata buona (1,6 volte l’offerta) e i tassi sono scesi all’1,58% rispetto al 2,45% pagato a luglio. Siamo ai minimi da marzo. Le letras a 6 mesi (titoli analoghi ai Btp venduti ieri) che la Spagna ha piazzato martedì hanno pagato un tasso del 2,17%, segno che gli investitori continuano a considerare Roma più sicura di Madrid, e questo nonostante il governo di Mariano Rajoy possa ottenere a breve un intervento di aiuto europeo.Il positivo risultato dell’asta dei Bot viene dopo il buon esito del collocamento, martedì, dei Ctz. Oggi il giro di aste di agosto di conclude con la prova più dura, quella dei Btp: il ministero dell’Economia cercherà di vendere 2,5 miliardi di titoli a 5 anni e 4 miliardi di obbligazioni da rimborsare nel 2022. Se anche quest’asta farà il tutto esaurito il Tesoro sarà riuscito a raccogliere 20 miliardi in soli tre giorni. Da qui alla fine dell’anno le esigenze di cassa impongono collocamenti per altri 140 miliardi di euro. All’ultima asta, lo scorso 30 luglio, i Btp a 10 anni avevano pagato il 5,96%, quelli a 5 anni il 5,29%. È lecito aspettarsi un ulteriore discesa, per quanto leggera, considerato che sul mercato secondario il rendimento dei Btp è al 5,76% (ieri il tasso è sceso di 6 centesimi). Lo spread con i Bund tedeschi è però stabile attorno ai 440 punti (ieri è sceso di 3 punti, a 438) e gli analisti invitano il ministero dell’Economia a non farsi troppe illusioni: «All’asta di Btp ci dovrebbero essere solo minime concessioni sui tassi».Sicuramente le parole di Angela Merkel, che ha definito «impressionanti» le riforme già varate dall’Italia, aiuteranno a vendere meglio i nostri titoli di Stato. Se poi la Banca centrale europea nelle prossime due settimane annuncerà davvero il suo piano anti-spread (potrebbe farlo dopo il comitato direttivo del 6 settembre, o potrebbe aspettare la sentenza della Corte tedesca sul fondo salva-Stati, fissata per il 12 settembre) allora le aste del mese prossimo avranno rendimenti molto meno generosi.Prima della Banca centrale europea dovrebbe però muoversi la Federal Reserve americana. Oggi al simposio della Fed a Jackson Hole parlerà Ben Bernanke. Gli investitori sperano che il banchiere centrale annunci un nuovo piano di espansione monetaria. In questo contesto la correzione al rialzo del Pil americano pubblicata ieri è stata una novità quasi negativa per i mercati: più è forte la ripresa degli Usa meno la banca centrale può giustificare un intervento che, per i costi in termini di inflazione e indebolimento del dollaro, scontenta i repubblicani. A poco più di 2 mesi dal voto, Bernanke (che tra l’altro è iscritto proprio al partito repubblicano) non può andare allo scontro diretto col potenziale futuro presidente Mitt Romney, nemmeno se il candidato repubblicano ha già pubblicamente scaricato il numero uno della Fed. Le Borse però si sono già mosse in previsione di un nuovo quantitative easing, se oggi Bernanke deludesse le attese sui mercati vedremo un pessimo venerdì. Nell’attesa, ieri gli investitori hanno avviato una piccola correzione delle attese: Milano ha perso lo 0,3%, Parigi lo 0,5%, Francoforte lo 0,1% e Londra lo 0,5%. Wall Street è rimasta piatta.