Economia

Intervista . «Il salario minimo potrebbe favorire nuovi episodi di delocalizzazione»

Maurizio Carucci martedì 14 giugno 2022

Gian Piero Gogliettino, segretario generale di Ancal

Gian Piero Gogliettino, segretario generale di Ancal-Associazione nazionale commercialisti area lavoro, è preoccupato per le potenziali conseguenze – se l’adozione, comunque non vincolante, non fosse adeguata al contesto italiano – della direttiva Ue in materia di salario minimo.

Quali sono i motivi della sua preoccupazione?
Prima di tutto la definizione di una norma Ue sul salario minimo ha più del suggestivo che un’incidenza reale ed efficace rispetto al contrasto al dumping salariale, sviluppatosi soprattutto negli ultimi anni in ragione della proliferazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, talvolta ragionevolmente peggiorativi sul piano del trattamento economico del lavoratore.

In che senso?
Molto rumore per nulla. Innanzitutto perché la provvisoria direttiva definisce un obiettivo a cui devono uniformarsi gli Stati membri, attraverso una norma interna di recepimento; diversamente scatterebbero le note procedure di infrazione, ma non troverebbe per questo la stessa norma, e dunque i nobili fini ivi posti, diretta applicazione nell’ordinamento interno. In secondo luogo potrebbe generarsi, quale effetto collaterale, non essendoci la disposizione europea un livello salariale uniforme tra i diversi sistemi nazionali, un peggioramento del dumping sociale in ragione di una retribuzione minima più contenuta in altre aree geografiche dei Paesi membri, con un’inevitabile caduta dei tassi di occupazione interni.

Ci sarebbe il rischio di delocalizzazione delle aziende?
Molta attenzione bisogna prestare alla determinazione della soglia minima salariale, nella speranza che la direttiva favorisca una convergenza verso l’alto delle retribuzioni minime degli Stati membri che già le applicano, coinvolgendo le parti sociali maggiormente rappresentative, passando necessariamente per una improcrastinabile legge sulla rappresentatività sindacale.

Ma il salario minimo serve a tutelare i lavoratori?
Come sempre avviene nella vita reale, la verità è sempre nel mezzo: più salario sí, ma la misura da sola non può rappresentare la panacea, scaricandone sul sistema impresa l’onere, se prima non si interviene drasticamente sulla pressione fiscale e contributiva. Non c’è dubbio che il tema del salario minimo adeguato ed equo sia centrale, condizionando la dignità delle persone, ma è altrettanto vero che avendo tutto ciò un’incidenza sulla competitività delle aziende e sulla crescita, diventa necessario intervenire previamente con una riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo, così da favorire i consumi, con effetti positivi sul Pil, sulla produzione e sui tassi di occupazione.