Economia

CRISI ECONOMICA. Il piano di aiuti slitta a venerdì

Pier Luigi Fornari sabato 22 novembre 2008
Quarantottore in più per tentare il dialogo sulle misure da prendere per fronteggiare la crisi economica. Slittanno infatti a venerdì 28 il consiglio dei ministri e la riunione del Cipe già previste per mercoledì. La motivazione è la necessità di attendere la riunione europea che varerà il pacchetto anticrisi da 130 miliardi di euro. «Il Consiglio dei ministri e il Cipe sono stati rinviati in attesa del via libera dell’Unione Europea al piano anti-crisi», ha confermato il premier Silvio Berlusconi.Intanto maggioranza e opposizione studiano i reciproci segnali di disponibilità al dialogo, nonostante le ricorrenti polemiche ed i dubbi dell’opposizione sull’entità totale della manovra, che secondo il governo ammonterebbe a 80 miliardi. Ieri enunciazioni di disponibilità al confronto, seppur condizionate, sono venute da due brevi interviste al tg1 di Piero Fassino (Pd) e di Altero Matteoli (Pdl). Giovedì il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha riconosciuto che le quattordici proposte dell’opposizione coincidono con le misure che il governo sta mettendo a punto. E dal fronte opposto Pier Ferdinando Casini ha chiesto la convocazione di «un tavolo con le forze di opposizione» per individuare «le priorità». «In un Paese civile in questo momento di crisi sociale ed economica - ha rincarato il segretario del Pd Walter Veltroni che ha proposto un’iniziativa analoga allargata alle parti sociali – il capo del governo alzerebbe il telefono e chiamerebbe il capo dell’opposizione per affrontare insieme i problemi del Paese». «La sede per il confronto con l’opposizione c’è già – ha replicato ieri in un ’intervista a la Repubblica il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, –: è il Parlamento dove se c’è buona volontà si possono realizzare convergenze utili al Paese. Per questo non si devono cercare formule strane come quella proposta da Veltroni». Da parte sua il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è tornato a dettare le condizioni per disdire lo sciopero generale del 12 dicembre: si dovrebbe «considerare la gravità della crisi nella sua pienezza, questo vuol dire che non si può procedere con piccoli aggiustamenti qua e là, ma ci vuole una svolta radicale, soprattutto in sostegno di una politica di ammortizzatori sociali che riguardi i lavoratori che perdono il posto di lavoro», tutti, a partire dai precari, che sono più esposti. E inoltre secondo Epifani «ci vuole un sostegno fiscale, vero, alle famiglie di lavoratori e pensionati entro Natale». Interrogato su un’eventuale adesione della Cisl allo sciopero il leader della Cgil ha risposto: «Io credo che tutto ruoti attorno a quello che deciderà il governo». Quindi si deve attendere l’incontro di lunedì con le parti sociali. «Lì – argomenta Epifani – si riuscirà a capire effettivamente come stanno le scelte che il governo intende fare». È inevitabile quindi che una fase importante della partita si giochi tra lunedì e venerdì prossimi, quando il governo varerà il primo pacchetto che dovrebbe ammontare a circa 4 miliardi: tra le misure anche un bonus tra i 150 e i 700-800 euro per le famiglie povere. Altri interventi saranno concordati a livello europeo e dovrebbero essere decisi il 15 dicembre. Sacconi si è augurato che il pacchetto che presenterà il governo, «anche se non interamente condiviso, possa far venire meno la convocazione dello sciopero generale».