Economia

Il libro. "Roma, il coraggio di cambiare"

Redazione Romana venerdì 7 maggio 2021

«Il coraggio di fare dei cambiamenti forti a Roma, iniziando dall’indispensabile riorganizzazione della macchina comunale e delle sue partecipate, potrà portare a significativi incrementi dell’occupazione e quindi ridare e dare, specie a giovani e donne, dignità». Ne è certo Claudio Cipollini, manager esperto nelle tematiche dell'innovazione e autore di Roma, il coraggio di cambiare - Cosa fare per rendere la città moderna, sostenibile, europea.

La Capitale ha alle spalle un coraggio mancato e di fronte un coraggio possibile. Negli ultimi 20 anni hanno governato tutte le parti politiche vecchie e nuove, ma i numeri ora strillano con forza la situazione drammatica in cui versa la città eterna. Ecco allora il primo saggio scritto da un manager che ha lavorato sul campo che affronta la crisi che attanaglia l'Urbe con metodologie innovative per la politica romana in grado di svegliare il gigante che dorme da oltre un decennio.

Scrive Innocenzo Cipolletta nella prefazione: «Cipollini avanza diverse critiche a quello che oggi è Roma, ma sa che questa città non ha solo una grande storia ma anche un grande futuro che aspetta solo di essere avviato. Come? Cipollini risponde con un approccio che coniughi la politica con il management. Lascio volentieri al lettore di scoprire cosa si intende per un mix tra politica e management, ricordando che Cipollini è un esperto di management e, con generosità, ha riversato questa esperienza nelle problematiche di gestione di una città».

Roma da 50 anni è ferma a 2,8 milioni di abitanti e il confronto con le altre città nel mondo, secondo le più recenti classifiche internazionali, non la posiziona mai tra le prime sia se si tratti di turismo (solo decima in Europa), sia di competitività (49esima su 120 città nel mondo), sia di sostenibilità (40esima su 100 città nel mondo) o se si consideri il Pil pro-capite (265esima su 1.348 provincie in Europa). Le 19 Università (purtroppo poco presenti nel complesso nelle classifiche internazionali) e alcune eccellenze imprenditoriali creano annualmente solo un quarto di start up innovative rispetto a quelle di Amsterdam e di Londra e sono oltre il 30% i giovani disoccupati contro una media del 15% in Europa. Inoltre due terzi degli abitanti sono insoddisfatti in generale e tanto più lo sono per la mobilità (solo il 7% dei romani dà un voto superiore a 8/10) o per la situazione ambientale (il 45%), con una fiducia nei partiti che crolla a 2,7/10.

«Agendo su innovazione, turismo e beni culturali - spiega l'autore - ma soprattutto sulla modernizzazione delle sistema imprenditoriale e facendo leva sugli obiettivi del Recovery Plan, alcune proiezioni per l’area metropolitana romana (grazie anche ai dati del Tagliacarne) ci portano a prevedere per il 2026 - che sarà l’anno della fine del mandato del prossimo sindaco o sindaca che verranno eletti a ottobre prossimo, ma anche degli obiettivi previsti dallo stesso Pnrr - un possibile incremento dell’occupazione tra il 16 e il 18% passando così i romani occupati da circa 1,8 milioni (1.796.867 ultimo dato disponibile del 2020) a circa 2 milioni, superandoli anche fino a oltre 2,1 (2.120.303). Tra questi saranno più i giovani che non le donne a vedere, pur se ancora troppo leggermente, aumentare la loro quota potendo avere un incremento leggermente superiore a quello del totale (tra il 16 e il 18,3%) (da 174.132 a 203-206.000). Per le donne non ci sono previsioni ottimali, visto lo stesso Recovery Plan e lo stato dell’occupazione femminile in Italia che è sotto la media europea (48,5% contro una media Ue del 62,4%). A Roma si potrà passare da poco più di 800mila (811.334) donne occupate a circa 920-940 mila con incrementi tra il 15 e il 17%, quindi minori rispetto al totale. Al sindaco e alla coalizione che vincerà anche la sfida di attuare i miglioramenti prevedibili, ma ancora di più di aumentare l’occupazione dei giovani e sopra tutto delle donne».


Dati che fotografano una Capitale piena di ferite e alle quali le ultime cure degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso non sono bastate. Insomma, una bellissima città ricca di storia ma povera di idee, senza una visione, senza un progetto. Fare della storia della città e delle sue pur latenti potenzialità e non della sua conservazione il trampolino per il futuro: questa la sfida se si vuole una città sostenibile, europea e moderna nei prossimi 10/20 anni. Per Roma la sfida è e sarà difficile. Esempi positivi da prendere ci sono in molte città nel mondo e conoscerne i progetti migliori dovrebbe essere il pane quotidiano di qualsiasi amministrazione e classe dirigente seria, competente e focalizzata sul bene comune.

Cipollini propone allora un cambiamento vero indicando alla politica un metodo (composto da vari strumenti quali, tra gli altri, la certificazione dei processi di attuazione degli interventi) che consentirebbe di fare piani attuabili, un metodo che viene dalla cultura della complessità e della programmazione, arricchito da competenze e responsabilità. Un sistema che, anche grazie a tecniche manageriali, sarebbe in grado di contribuire ad attuare concretamente i programmi elettorali troppo spesso frutto della ricerca del consenso e delle pressioni delle lobby, più che dell’impegno su un progetto per il bene comune come dimostrano i confronti tra il prima e il dopo di questi ultimi 20 anni e le tante occasioni perse (dalla cura del ferro al piano quadro di Rifkin per la terza rivoluzione industriale a Roma, dallo scheletro di Calatrava allo stadio della Roma).

Una proposta quella di Cipollini innovativa e praticabile, un metodo che, esaltando l’ascolto e la partecipazione dei cittadini e nel rispetto del ruolo della politica (pur nella sua fase di crisi ideale), lo
porta nel saggio a individuare le sette priorità sulle quali intervenire con urgenza: un progetto generale a medio-lungo termine; la vitalizzazione delle periferie dotandole di servizi, di poli culturali
e di un’identità; un’accessibilità basata su una rete su ferro e su parcheggi idonei; la pulizia come presupposto per il ben vivere; la promozione di una cultura viva atta a generare innovazione; la
modernizzazione delle piccole e medie imprese che altrimenti rischiano di morire di conservazione; la valorizzazione dei beni culturali e del turismo con approcci e progetti innovativi e attraenti.
Cipollini propone quindi le leve necessarie per avviare il cambiamento quali la capacità e le
competenze per gestirne l’attuazione, un nuovo indispensabile “patto di condivisione” tra le élite e i
cittadini, la riorganizzazione della macchina comunale con una proposta specifica per affrontare la
ricostruzione post Covid-19 anche con i fondi che arriveranno con il Recovery Plan.