Economia

Fisco. Il flop della "tassa Airbnb". Ed è allarme sulla pressione fiscale

Alessia Guerrieri lunedì 1 aprile 2019

Due nuovi boomerang si stanno librando nel cielo del governo Conte, già alle prese con un rallentamento economico che a fine 2018 si è trasformato in recessione tecnica. Da un lato infatti c’è la "tassa Airbnb" che ha fruttato alle casse dello Stato "appena" 44,4 milioni; dall’altro invece c’è l’allarme lanciato dalla Cgia sul rischio che la pressione fiscale nel 2019 sfiori il 43% proprio per la frenata del Pil nazionale. La revisione al ribasso della crescita, dice perciò l’associazione Artigiani piccole imprese di Mestre, ha «messo drammaticamente in luce» il fatto che se a dicembre il Mef aveva previsto un Pil all’1% «che avrebbe contribuito a far salire di poco la pressione fiscale del 2019 al 42,3%».

Ora invece con un prodotto interno lordo che «quasi sicuramente supererà di poco lo zero – continua la Cgia nella sua analisi – il peso fiscale è destinato a salire in misura più consistente rispetto alle previsioni.

Previsioni che sono state smentite anche nel caso della già citata cedolare secca sugli affitti brevi. Gli italiani che nel 2017 vi hanno fatto ricorso sono stati poco più di 7.000, per un ammontare di 44,4 milioni di euro. Il dato è contenuto nelle elaborazioni del Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2018, nelle quali è stata per la prima volta presa in considerazione l’agevolazione anti-sommerso introdotta dal governo Gentiloni con la manovra correttiva di metà anno. Proprio con la manovrina di aprile 2017, ricorda il Mef, «per i redditi da locazione è stata estesa la cedolare secca ai comodatari ed affittuari che locano gli immobili per periodi non superiori a 30 giorni». I soggetti che hanno fatto ricorso a tale agevolazione – specifica il documento del ministero – sono oltre 7.200 per un ammontare di 44,4 milioni di euro.

Due anni fa, l’esecutivo aveva previsto che nei sette mesi di applicazione del nuovo regime scattato il primo giugno, gli incassi superassero gli 80 milioni, per salire ancora, abbondantemente sopra i 100 milioni, nell’intero 2018. Cifre lontane da quelle riportate ora nei dati delle dichiarazioni, seppur non del tutto confrontabili. Confedilizia evita infatti di correre alla conclusione di un flop della misura, spiegando che, malgrado le definizioni, i numeri del dipartimento si riferiscono in realtà ai «soli contratti stipulati da comodatari e sublocatori, una nuova e residuale categoria di soggetti ammessa alla cedolare» nel 2017.

Secondo l’associazione, con riferimento ai proprietari, i dati della cedolare nel suo complesso (senza distinguere le locazioni brevi dalle altre) confermano anzi «il grande successo di questo strumento, che registra nel 2017 un aumento dell’imponibile dell’8,1 per cento per l’aliquota ordinaria e del 21,4 per cento per l’aliquota ridotta». C’è da dire che, sin dalla sua nascita, la nuova norma ha scatenato un lungo contenzioso proprio tra Airbnb e lo Stato. Seppur con esiti ad oggi non favorevoli alla società, la battaglia legale ha disincentivato, se non del tutto bloccato nel caso del portale, l’adesione degli interessati al nuovo regime nella prima fase di attuazione.