Economia

Economia. Il bonus di 80 euro? Per il 90% in consumi

mercoledì 27 maggio 2015
Le famiglie italiane, e in particolare quelle che maggiormente hanno subito gli effetti della crisi, iniziano a vedere qualche spiraglio di luce infondo al tunnel. Complici l’aumento, seppur modesto, dell’occupazione, il calo dell’inflazione e i trasferimenti da parte del governo, lo scorso anno la contrazione del potere d’acquisto si è interrotta e per la prima volta dal 2010 si è rivista una lieve crescita dei consumi. Un input importante è arrivato dal bonus di 80 euro, che è stato praticamente speso per intero, e ad oggi si può dire che diminuisce, anche se lievemente, il numero delle famiglie che arrivano con difficoltà alla fine del mese.  Il tiepido avvio della ripresa rilevato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è supportato da una serie di dati contenuti nella relazione annuale di Palazzo Koch. Il reddito disponibile delle famiglie italiane, si legge, è cresciuto lo scorso anno dello 0,2% a prezzi correnti ed è rimasto invariato in termini reali, per via del deciso calo dell’inflazione. Le amministrazioni pubbliche hanno sostenuto le risorse delle famiglie, grazie all’aumento delle prestazioni sociali e dei trasferimenti. Bankitalia rileva quindi che il bonus fiscale erogato da maggio 2014 ha contribuito a una lieve riduzione della quota di lavoratori a bassa retribuzione. Secondo l’indagine sui bilanci delle famiglie, «il bonus fiscale sui redditi medio-bassi sarebbe stato speso per circa il 90%, e nei primi mesi del 2015 la quota delle famiglie che segnala di arrivare con difficoltà alla fine del mese si sarebbe lievemente ridotta».  I consumi migliorano, anche se la spesa dello scorso anno resta inferiore ai livelli del 2007 di circa l’8%. A crescere sono stati soprattutto i consumi di beni durevoli. Il recupero dei consumi si è realizzato in un contesto di lieve calo della propensione al risparmio e di miglioramento del clima di fiducia. Sempre nel 2014 alla flessione del risparmio si sono accompagnati la riduzione degli investimenti in attività reali e l’aumento di quelli in strumenti finanziari.