Economia

Casa. I tassi dei nuovi mutui superano il 4%

Pietro Saccò mercoledì 12 aprile 2023

Nuvole nere sul mercato immobiliare italiano

I tassi di interesse sui mutui sono raddoppiati in meno di un anno. Nell’ultima rilevazione sullo stato del credito, Banca d’Italia rileva che a febbraio il tasso annuo effettivo globale (taeg) medio sui prestiti immobiliari per l’acquisto di abitazioni a febbraio è stato del 4,12%, in aumento dal 3,95% di gennaio e più di due volte l’1,85% di un anno prima.

In mezzo, ovviamente, ci sono stati i rialzi dei tassi di riferimento da parte della Banca centrale europea, aumentati dallo 0 al 3,50% tra luglio 2022 e marzo 2023.

La stretta della Bce per contenere l’inflazione sta avendo i suoi effetti sui prestiti a famiglie e imprese. In media a febbraio il tasso del credito concesso alle aziende è stato del 3,55%, in calo dal 3,72% di gennaio ma allo stesso tempo più del triplo dell’1,09% di un anno fa.

Come diretta conseguenza di questi aumenti, frenano i prestiti delle banche al settore privato: a febbraio è aumentato dell’1,1% su un anno fa rispetto al +1,6% di gennaio. In particolare il credito alle aziende non finanziarie è in contrazione: -0,5% nel confronto con un anno fa.

Colpite dall’inflazione, le famiglie stanno intaccando i depositi che erano cresciuti nei mesi della pandemia fino a sfiorare il record storico di 1.180 miliardi di euro. Con un secondo calo consecutivo, i depositi in banca delle famiglie italiane sono scesi a febbraio a 1.164,2 miliardi, dai 1.170,9 di gennaio. È l’ammontare più basso da dicembre del 2021, anche se resta un dato di molto superiore ai mesi prima della pandemia, quando sui conti bancari degli italiani c’erano meno di 1.100 miliardi di euro.

Sullo sfondo restano le prossime mosse della Bce:il direttivo si riunirà il prossimo 4 maggio per decidere se proseguire la stretta monetaria o fermare il ciclo di rialzi. Oggi arriverà il dato dell’inflazione americana a marzo, prevista in calo dal 6% a circa il 5,1%. La frenata potrebbe permettere alla Federal Reserve di non inasprire ulteriormente la politica monetaria negli Stati Uniti.