Economia

LA GUERRA DELLA SPECULAZIONE. Becchetti: «I mercati hanno cessato di essere razionali. Così minacciano la libertà e la democrazia»

Leonardo Becchetti giovedì 9 agosto 2012
In economia come sappiamo esistono due meccanismi fondamentali di governance. Quello delle società di capitali dove vige il principio "un dollaro un voto" e quello delle società cooperative dove la regola è invece "una persona un voto". La speculazione rappresenta l’esasperazione del principio "un dollaro un voto". Alcuni soggetti che dispongono di somme ingenti assumono un potere decisionale preponderante che può decidere le sorti degli Stati e alterare prezzi delicati come quelli di borsa e di materie prime fondamentali decisive per la sopravvivenza di molti.Poiché sono gli speculatori ad avere gran parte della disponibilità economica è la loro opinione e la loro scommessa che conta. Se ci è consentita la semplificazione è stato Soros a decidere nel ’92 che il sistema di cambi fissi di lira e sterlina era insostenibile, facendolo saltare (identificando una contraddizione economica che esisteva nei fatti) perché la sua opinione, sorretta da risorse finanziarie ingenti, contava di gran lunga più delle altre. E allo stesso modo oggi sono quei fondi esteri che hanno spinto al massimo le loro posizioni ribassiste dopo l’intervento di Draghi della settimana scorsa che hanno deciso che l’euro deve saltare nella guerra delle valute di riserva mondiale.Con la speculazione le opinioni dei pochi, che con ingenti capitali guidano la danza, decidono le sorti degli Stati sospendendo per cause di forza maggiore i tradizionali processi democratici. Il famoso motto "no taxation without representation" viene sostituito dal "no representation without money for speculation". Ovvero il principio per cui si pagano le tasse solo se si è rappresentati politicamente viene sostituito da quello per cui non si è rappresentati politicamente se non si hanno abbastanza risorse per speculare.Con conseguenze non immediatamente considerate anche relativamente alla provenienza dei capitali e alla natura degli speculatori. Se con il principio una persona un voto è relativamente semplice controllare e limitare il rischio di infiltrazioni criminali, con il principio un dollaro un voto ciò è molto più difficile. Il rischio concreto è che la possibilità della criminalità organizzata di attingere costantemente da ingenti fonti di provenienza illecita dia ad essa un vantaggio sleale che si traduce in un peso politico e in una capacità di voto ben superiore al numero delle teste. Non è un caso che il governo americano abbia lanciato recentemente anche questo allarme, bloccando le transazioni con imprese sospette di contiguità con la criminalità organizzata.Si può obiettare che la crisi nasce da debolezze economiche oggettive, ma il problema è che con la speculazione sui titoli di Stato le condizioni oggettive non esistono più. Lo testimonia il paradosso di molti commentatori che per anni hanno professato la loro fede nella razionalità dei mercati, mentre oggi dicono che i mercati sbagliano. È il gioco dello spread a decidere se il debitore è troppo o poco indebitato e, come abbiamo imparato, si tratta di un gioco molto emotivo e assai poco trasparente e razionale.È ora di capire che bisogna fare qualcosa per far sì che i mercati finanziari tornino a essere luoghi di libertà e democrazia. Obbligo di registrazione per le transazioni over the counter (quelle, cioè, sul banco di mercati non vigilati), limitazione dell’uso dei derivati a finalità di copertura, riduzione della leva e delle dimensioni delle banche troppo grandi per fallire e tassa sulle transazioni finanziarie sono le cose di cui dovremmo preoccuparci in via prioritaria (oltre all’attivazione dello scudo antispread) se vogliamo sventare questa minaccia.