Economia

Fintech. La sfida di Hype: la banca in un'app che dialoga con i clienti

Pietro Saccò venerdì 24 maggio 2019

Una schermata dell'app di Hype, dove si controllano le spese

«Siamo stati i primi ad avere introdotto in banca l’idea che al cliente si dà del tu, non del lei» racconta Antonio Valitutti, general manager di Hype, una delle startup a più alta crescita nel cosiddetto fintech italiano, il settore che genera innovazione applicando le nuove tecnologie alla finanza. Nata cinque anni fa all’interno del SellaLab, la piattaforma del Gruppo Sella per lo sviluppo aperto di startup innovative, oggi Hype conta 700mila clienti e ogni giorno ne guadagna qualche nuovo migliaio, proponendosi come sistema estremamente semplice per gestire il proprio denaro.

A prima vista, Hype è una specie di banca online. Il cliente scarica una app, apre rapidamente un conto bancario (appoggiato a Banca Sella) identificandosi con un selfie e ottiene una carta di pagamento del circuito Mastercard. Può usarla da subito con lo smartphone nella sua versione "smaterializzata", in qualche giorno riceve comunque a casa anche la carta "fisica". Il conto si ricarica con un bonifico, con una carta di credito e, da qualche giorno, anche in contanti. La vera novità sta nell’approccio. «L’idea fin dall’inizio è stata quella di offrire un prodotto che, nelle sue funzioni di base, va a risolvere i problemi della vita quotidiana delle persone rispetto alla gestione dei soldi – spiega Valitutti –. Con un approccio molto semplice aiutiamo le persone nella gestione del loro denaro: chi usa Hype può vedere in pochi secondi come e dove ha speso i suoi soldi, anche a distanza di anni. La seconda nostra caratteristica è l’ascolto continuo del cliente».

Il fintech all'ascolto dei clienti

Il successo di Hype conferma infatti che la sfida del fintech alla banca tradizionale non sta soltanto nella tecnologia, ma anche in una relazione con il cliente costruita secondo le regole dell’ambiente digitale in cui tutti siamo ormai abituati ad essere immersi. Quel «dare del tu al cliente» è solo il simbolo di un dialogo continuo tra banca e cliente. «Abbiamo scelto di mantenere al nostro interno l’ufficio di customer care, parliamo di circa 30 persone su 50 dipendenti complessivi, quindi ha un costo significativo – spiega Valitutti –. Il call center è a Biella, dove abbiamo la sede, e raccoglie ogni giorno 3-4mila contatti, tra telefonate, email, reclami, recensioni. Chi si rivolge al customer care lo fa perché una un problema da risolvere e per noi è centrale aiutarlo con la massima efficienza».

Non solo, è proprio a partire dalle richieste dei clienti che Hype sviluppa i suoi nuovi prodotti. Il manager ammette per esempio di non essere certo un fan del contante. Ma dopo che più di 2mila clienti hanno chiesto di potere ricaricare in contanti il loro conto Hype, allora l’azienda ha lavorato per offrire questa possibilità. «Ci siamo detti: dobbiamo imporre noi le nostre scelte al mercato o dobbiamo seguire le esigenze dei clienti?» spiega Valitutti.

Soluzioni come quella di Hype vanno incontro alle esigenze di soggetti poco "bancarizzati", cioè privi di un conto bancario di qualsiasi tipo, che in Italia restano numerosi. Al Sud sono anche in aumento. Il conto base della app è gratuito e permette di spendere fino a 2500 euro all’anno con singoli pagamenti da 500 euro. C’è poi il servizio a pagamento Plus, costa un euro al mese, dove il limite di spesa annuo sale a 50mila euro. Solo ad aprile i pagamenti dei clienti Hype sono ammontati a più di 40 milioni di euro.

L'obiettivo del break even

Per quanto la struttura di sole 50 persone sia snella, la semplice gestione del denaro non offre ovviamente margini sufficienti a portare i conti in utile. Per questo Hype sta sviluppando la proposta di prodotti aggiuntivi. Assieme a Sella Personal Credit ha introdotto la possibilità di ottenere un prestito personale immediato fino a 2.500 euro. Assieme ad Allianz offre le polizze assicurative sugli smartphone. Presto arriveranno altri servizi a valore aggiunto, ad esempio nel settore della gestione del risparmio. Il piano è arrivare a fare utili entro il 2021. «Siamo a buon punto verso quell’obiettivo, i nostri costi sono estremamente bassi rispetto a quelli di una banca tradizionale e i clienti stanno mostrando di essere disposti a pagare per avere servizi aggiuntivi» conclude il manager.