Economia

Biometano. Gli allevatori della Val di Non che generano energia dal letame

Antonio Maria Mira sabato 20 agosto 2022

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, cantava il grande Fabrizio De Andrè, e aveva proprio ragione. Ma dal letame nasce anche energia. Energia rinnovabile. E nasce localmente, risolvendo problemi ambientali e turistici, facendo risparmiare, e favorendo allevatori e agricoltori. Una produzione energetica dal basso, davvero una “comunità energetica”. Un problema che diventa una risorsa. Accade a Romeno, Val di Non, la terra delle mele (qui è il colosso Melinda) ma anche degli allevamenti di mucche da latte da cui nasce il Trentingrana.
Qui, in piena pandemia, con coraggio, ma anche con idee concrete, è nato un impianto che raccoglie il letame delle stalle, lo lavora producendo biogas che, bruciato, genera energia elettrica e calore. Quel che resta è ottimo concime. Un’iniziativa degli stessi allevatori. Qui, da sempre, il letame, sia liquido che solido, viene poi disperso sui pascoli. Concime per il foraggio, ma con alcuni problemi. Uno ambientale, con un eccesso di alcune sostanze, come i componenti azotati, che possono inquinare. Uno “odorifero”, la puzza che soprattutto in certi mesi si diffonde nell’aria. Non molto gradita ai turisti (anche questa è attività importante nella zona) e agli stessi abitanti. «Da 20 anni stavamo riflettendo per trovare una soluzione », ci spiega Italo Fattor, allevatore di Romeno. Il territorio comunale è famoso, turisticamente, per i “pradiei”, un lunghissimo e ondulato pianoro che collega il paese al vicino Fondo, stupendo percorso a piedi e in bicicletta, frequentatissimo, e d’inverno luogo della Ciaspolada, la più nota competizione sportiva e non competitiva con le racchette da neve. Ma come dice il nome, è anche un enorme prato dove cresce il fieno per gli allevamenti. Grazie al letame. Non molto gradito agli escursionisti. «Dopo alcuni incontri con l’Istituto agrario San Michele abbiamo preparato un progetto per tutta l’Alta Val di Non che prevedeva 2-3 impianti. Ma non tutti gli allevatori erano convinti. Così siamo partiti noi».
Due anni fa è nato il Consorzio Alta Anaunia Bio Energy, al quale aderiscono 4 allevatori sui sette di Romeno (ma un altro si sta aggiungendo), 3 su 3 di Fondo e due di Don. In tutto circa mille capi, un terzo di tutti quelli dell’Alta Valle. Ogni giorno lavora 80 metri cubi di letame che arrivano in gran parte con una tubazione appositamente realizzata, evitando così l’inquinante trasporto coi camion. All’interno di tre enormi cilindri verdi avviene la fermentazione del letame, con la produzione di biometano, che, dopo essere stato depurato, viene poi bruciato in un generatore che produce 300 kw. Il 10% dell’energia elettrica prodotta viene utilizzata per far funzionare l’impianto, il resto viene venduto a Trenta, l’ente gestore provinciale dell’energia elettrica. Il letame “digerito” (quasi la stessa quantità di quanto è entrato) viene poi utilizzato come concime organico, esattamente come avveniva prima, ma senza più puzza. Ed è proprio così. Il confronto è possibile farlo direttamente perché i cumuli di letame e quelli del concime, sono sotto la stessa tettoia (una grande e bellissima struttura di legno a volta), uno a fianco all’altro. E la differenza si tocca… col naso. Il 70% è concime liquido che viene sparso dagli stessi allevatori sui pascoli, il 30% è solido e viene venduto, soprattutto ai coltivatori di mele. «È di ottima qualità, con una resa molto migliore del letame e infatti abbiamo richieste superiori alla nostra produzione». Anche gli allevatori che per ora non hanno aderito vengono a prendere, gratis, quello liquido per i loro prati. «Sta andando tutto bene. Se prima qualcuno aveva dei dubbi, ora sono tutti contenti». In primo luogo questi giovani allevatori che per realizzare il loro “sogno” hanno investito 4 milioni di euro, in gran parte mutui con le banche, oltre a contributi provinciali, è nato un progetto di vera economia circolare. All'inizio non tutti erano convinti, ora le adesioni aumentano.