Economia

L'intervista. Giugiaro: «Grazie ai cinesi disegniamo ancora italiano»

Damiano Bolognini Cobianchi lunedì 9 aprile 2018

Fabrizio e Giorgetto Giugiaro con Sybilla, la supercar presentata al recente Salone di Ginevra

Golf, Panda, Grande Punto: sono solo tre delle vetture più conosciute tratteggiate dalla matita del Maestro di Garessio, Giorgetto Giugiaro, classe 1938. Lui e il figlio Fabrizio, poliedrico architetto con il car design nel DNA, hanno firmato oltre 300 modelli e 200 concept. Sono gli unici al mondo a vantare sulle strade 60 milioni di vetture create da loro. Nel 2015 hanno lasciato al gruppo Volkswagen la proprietà della Italdesign, fondata nel 1968. Un addio sofferto «che ha permesso però di mettere in sicurezza mille famiglie», ricorda con una punta d’orgoglio Fabrizio. È stata solo una breve pausa di riflessione per la loro creatività.

Ora siete tornati sulle scene con la GFG Style, nuova realtà lanciata tre anni fa...
«Insieme - puntualizza Giorgetto - proseguiamo nell’indirizzo di occuparci di design industriale, di automobili e architettura, proseguiamo in autonomia. Insomma, siamo tornati in pista». «Fin troppo - aggiunge Fabrizio -: abbiamo ritrovato la libertà di poter creare e abbiamo ricominciato a divertirci».

Da Moncalieri avete ripreso a lanciare nuove idee...
«Oggi abbiamo un Gruppo con 100 dipendenti, di cui 20 persone impegnate nell’auto. E’ una buona struttura. Abbiamo riattivato un sistema», spiega ancora Fabrizio. All’ultimo salone di Ginevra hanno presentato due vetture, concettualmente agli antipodi, proprio come le loro personalità, ma entrambe affascinanti e ricche di spunti. Sullo stand GFG Style, di fronte agli ex partner dell’Audi, ha sfilato la Sibylla, una berlina elettrica di 5 metri, disegnata da Giorgetto per i cinesi di Envision. Nell’installazione di un altro marchio cinese, la Techrules, ha fatto passerella la Ren RS, firmata da Fabrizio, variante monoposto per la pista della hypercar con motori elettrici alimentati a turbina presentata lo scorso anno.

Cina chiama Italia dunque?
«È matematico - sorride Giugiaro jr - i cinesi vanno dove c’è la storia, ci riconoscono ancora questo primato. L’Italia è scelta perché ha dato e credo dia ancora dei risultati di bellezza e di mercato. Ci rispettano molto. Poi, quando hai delle necessità e hai il coraggio di affidarti a un gruppo di professionisti veri, i risultati ci sono. Ricordo che accadde anche con la Fiat: la Grande Punto fu un’emergenza. Allora dissero a mio padre: faccia lei...».

La vostra esperienza con la Grande Muraglia?
Parla Fabrizio: «In Cina sta esplodendo la richiesta di soluzioni. Loro hanno una considerazione del design italiano ed europeo più alta di noi europei stessi. Sono tanti e in grande competizione fra di loro, stanno chiedendo molto, soprattutto su Torino. In questo momento arrivano con proposte per disegnare veicoli elettrici dove la tecnologia è sorprendente, è assolutamente più avanti delle società che io conosco in Europa. La più grande soddisfazione del rapporto con loro? Vedere quello che hai immaginato realizzato sulle strade in soli due o tre anni».

L’elettrico, quindi, è la nuova frontiera per il car design?
Parla Giorgetto: «La tecnologia ti dà una mano, idee, possibilità, aspetti sia di forma sia di contenuti. L’elettrico offre spunti interessanti e fa parte dell’evoluzione dell’auto. È una soluzione ecologica ma ha ancora un problema di autonomia. I suoi sistemi di ingombro sono contenuti e permettono di guadagnare in abitabilità. Un esempio? La Sibylla. È basata su un telaio esistente sul mercato: abbiamo tolto motore e cambio originali, abbiamo messo un propulsore elettrico e quattro ruote motrici e guadagnato tanto spazio».

È un manifesto delle linee del futuro?
«La Sybilla - spiega il Maestro - è uno studio ergonomico per chi ha denaro, perché non è una macchina economica. È una due volumi e mezzo con un accesso particolare all’abitacolo: ho eliminato la struttura che fa chinare la testa. Si potrebbe produrre anche con una soluzione tipo spider, con un parabrezza più piccolo di quello del prototipo: la forma non cambierebbe e io la omologherei domani mattina... All’interno utilizza tutta la tecnologia che c’è, perché non c’è bisogno di avere plance barocche per dire: sono ricco... Oggi ci dobbiamo esibire e l’esibizione porta a questo scatenamento di forme, le più impossibili, o la ricerca delle più belle, le più attraenti».

Auto che vanno oltre il concetto di mobilità...
«Envision - puntualizza Fabrizio - non è un costruttore automobilistico, è un gestore di energia da fonti rinnovabili. Se pensiamo a milioni di veicoli elettrici in circolazione, la macchina diventa fondamentale nella gestione dell’elettricità. Loro hanno un brevetto per cui l’automobile diventa un accumulatore di energia. Se fossimo tutti connessi e in grado di distribuire l’energia, quella necessaria per muoversi con la vettura potrebbe anche diventare gratuita».

Forme e filosofia quasi opposta alla Sibylla hanno guidato lo sviluppo della Techrules Ren RS...
«La considero un’auto tra le più belle che ho fatto - spiega Fabrizio -. Ho avuto molta libertà e grande considerazione da parte del cliente. È un oggetto che parla da solo, una tre posti con evoluzione per le corse. Nel disegnarla, la prima cosa è stata l’efficienza aerodinamica. Tre cockpit separati offrono una grafica e uno stile unico. Ma non è nata così per questo motivo: in questa maniera abbiamo quasi il 15% di superficie in meno rispetto a una “normalissima” Ferrari. Nella versione da corsa togli i due cockpit laterali e abbassi ulteriormente l’area frontale, a vantaggio del coefficiente di penetrazione aerodinamico. Il massimo dell’efficienza. A disegnarla mi sono veramente divertito: è un progetto molto flessibile e mi ha dato la possibilità di esprimere la mia fantasia in maniera unica».