Economia

Intervista. Gardini: no alle elezioni subito, Draghi rimanga e apra al Patto sociale

Francesco Riccardi sabato 16 luglio 2022

Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative

«No alle elezioni subito, sì al Patto sociale». E dunque la richiesta a Mario Draghi di «un atto di disponibilità supplementare e alle forze politiche di un atto di responsabilità» per affrontare le tante emergenze del Paese e far avanzare le riforme del Pnrr. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, parla chiaro e fa capire quali siano le priorità per il mondo produttivo nell’ottica del bene comune per il Paese.
Presidente, non è il momento peggiore per una crisi di governo?
Assolutamente sì. È una crisi irragionevole in un momento di delicatezza assoluta che, portata sino in fondo, minerebbe la credibilità dell’Italia sottoponendola allo tsunami della speculazione dei mercati. Proprio mentre stiamo svolgendo un ruolo chiave sia nelle politiche dell’Unione Europea sia in ambito Nato. Tutto questo grazie alla <+CORSIV50R>leadership<+TOND50R> di Mario Draghi.
Che cosa vi preoccupa maggiormente: i provvedimenti come le deleghe che si bloccano nei ministeri, il Pnrr che non procede spedito o il sostegno a imprese e lavoratori che rischia di essere ignorato?
Molti aspetti. Il Pnrr è già rallentato dalle zavorre della burocrazia oltre che dai materiali che non si trovano e bloccano i cantieri. E già questi rallentamenti richiederebbero una proroga per la realizzazione dello stesso Piano di ripresa e resilienza. A questo vanno aggiunti, come diceva lei, i provvedimenti di riduzione del cuneo fiscale e previdenziale. L’Italia è tra le nazioni dell’area Ocse con la più alta contribuzione e la minore efficacia dell’intervento pubblico. In Francia il cuneo fiscale nel 2021 è risultato più alto rispetto al nostro Paese, ma lì la Pubblica amministrazione rappresenta un acceleratore di competitività, da noi purtroppo è un fattore di rallentamento.
Come valutate l’ipotesi del voto in autunno? Non rischia di rendere impossibile il varo di una buona legge di Bilancio a fine anno, con tutte le conseguenze su Pnrr, conti pubblici e crescita economica?
Non vogliamo e non dobbiamo neanche prenderla in considerazione. Viviamo una guerra nel cuore dell’Europa che ha pesantemente aggravato alcune dinamiche già in corso, a loro volta causa di un’inflazione galoppante che mette in difficoltà porzioni sempre più ampie di italiani a cui va riducendosi il potere d’acquisto tra costi dell’energia, caro carburante e rialzo dei prezzi al consumo. E se Sparta piange Atene non ride. Non va meglio alle imprese schiacciate dai rincari generalizzati su tutta la linea. Le filiere produttive dall’agroalimentare alla pesca, dai servizi alle manifatture, dall’edilizia alla meccanica sono stritolate dai rincari.
Quindi che cosa chiedete al presidente del Consiglio ora dimissionario e alle forze politiche dell’attuale maggioranza?
Al presidente del Consiglio un atto di disponibilità supplementare nell’interesse del Paese e del bene comune. Al Parlamento e alle forze politiche un atto di responsabilità. Prima i grandi mutamenti richiedevano decenni. Oggi si verificano in pochi mesi. Il Covid prima e la guerra poi in un mondo globalizzato hanno impiegato pochissimo tempo per ridisegnare scambi commerciali ed equilibri geopolitici tra continenti. La storia giudicherà molto presto l’operato della nostra politica. Va profuso ogni sforzo possibile per assicurare al governo la sua stabilità fino alla scadenza naturale della legislatura.
Ma dell’azione di questo governo eravate soddisfatti o doveva – ed eventualmente dovrà – fare di più?
Sul Pnrr bisogna dialogare di più con il privato. Rendendo il Piano uno strumento reale di sviluppo per le imprese. Per rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali del Paese a Sud ma anche al Centro e al Nord. Troppi posti in tutta Italia non sono raggiunti dalla fibra oltre che dalle strade. Chi resta fuori da questi assi di comunicazione diventa area depressa nel ricco Nord come nel meno ricco Sud.
Si era appena iniziato a discutere di un Patto sociale, lo ritenete opportuno? E ancora possibile?
Abbiamo 10 milioni di poveri (tra povertà assoluta e relativa), 3,3 milioni di Neet, 3,5 milioni di lavoratori in nero, oltre 2 milioni di lavoratori poveri. Quindi la risposta è sì. Le dirò che ho invocato il patto sociale tra governo, imprese e sindacati lo scorso settembre, quando eravamo apparentemente fuori dall’emergenza Covid, non c’era la guerra in Ucraina e crescevamo del 6%.
Quali sono per voi le priorità di provvedimenti da assumere qualunque sia il governo?
Un coraggioso intervento sul cuneo fiscale e previdenziale per lasciare più soldi in tasca ai lavoratori e più liquidità alle imprese per la loro competitività. Utilizzare il Pnrr per sburocratizzare il Paese, per investire sulla formazione, troppo spesso assistiamo a storie di sviluppo mancato con imprese pronte ad assumere e profili professionali introvabili. Un paradosso in un Paese con oltre 2 milioni di disoccupati.