Economia

Centri giardinaggio. Garden, il Covid-19 toglie linfa al verde

Paolo Pittaluga martedì 17 marzo 2020

Volete una bella pianta ornamentale o un alberello di limoni da mettere in terrazzo? Un desiderio difficile da soddisfare, i garden infatti sono chiusi, non fanno consegne nella Gdo e, al limite, possono farle solo su acquisti on line. I punti vendita dei garden vivono il momento come un disastro, con il mese di marzo che, solitamente, vale 1/4 dell'incasso annuale ed il trimestre da febbraio ad aprile che vale l'80% delle entrate.

I garden - un migliaio in Italia per circa 17mila dipendenti ed un fatturato di 3,5 miliardi - saranno chiusi sino al 29 marzo. Quello florovivaistico nel nostro Paese è un comparto che vale il 5% della produzione agricola italiana - dato che nei prossimi anni con l'accresciuta sensibilità green è stimato in crescita - e che poggia su 27mila imprese e 200mila occupati. Una produzione di eccellenza: per fare un esempio quella dei fiori nella sola Liguria in un anno vale 350milioni ma con il Covid-19 si stima che il 70-80% sia già andata persa, cioè 260 milioni. Un'eccellenza forte di un export che, come nel settore delle margherite, ora è in ginocchio a causa dei blocchi attuati dagli altri Paesi.

"Il settore dei garden senza aiuti sostanziali va verso la chiusura perché i garden sono il finale del comparto vivaistico" spiega Stefano Donetti, presidente dell'Associazione italiana centri giardinaggio. Inoltre, prosegue il presidente, "In questa fase c'è il rischio che tutti gli investimenti fatti siano sprecati e si corre il rischio di spendere altri soldi nello smaltimento e nella manodopera atta allo smaltimento". Cosa chiede, allora, la categoria? "Ammortizzatori sociali, perché se devo bagnare le piante non posso mettere i dipendenti in cassa integrazione - spiega Donetti -. E poi dilazione di tutte le scadenze fiscali ma anche aiuti per pagare i fornitori con finanziamenti a fondo perduto. Gli investimenti li abbiamo fatti, è da gennaio che lavoriamo per vendere ad aprile. Si tenga presente che ci sono le prime aziende che hanno lasciato a casa il personale perché con le norme decise venerdì scorso si deve essere pazzi a tenere aperto visto che le responsabilità ricade tutta dell'azienda. Oggi lavoriamo pensando che ad aprile venderemo anche se non abbiamo indicazioni al riguardo. Abbiamo bisogno di certezze che invece non ci sono".