Economia

Gi Group. Garanzia giovani per risolvere la disoccupazione

Maurizio Carucci mercoledì 26 febbraio 2014
Accelerare subito sulla Garanzia giovani per non perdere l’aiuto dell’Europa per combattere la disoccupazione giovanile che in Italia sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. In base ai dati Istat del dicembre scorso, sono ormai oltre il 41% i ragazzi (15-24 anni) senza occupazione, per non parlare della condizione dei giovani che non studiano e che non lavorano, i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) che nel 2012 erano già oltre 2 milioni nella fascia d'età 15-29 anni, pari al 23,9% del totale. Un dato che vede l’Italia significativamente indietro rispetto a Germania (9,6%), Francia (15%) e Regno Unito (15,4%) e migliore solo della Grecia (27,1%) e della Bulgaria (24,7%).Una situazione di emergenza per il nostro Paese a cui vuole fare fronte il programma promosso dall’Europa attraverso la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 aprile 2013, che prevede che i giovani ricevano un’offerta di lavoro, di prosecuzione negli studi oppure di apprendistato o di tirocinio entro i quattro mesi successivi dal momento in cui hanno conseguito il titolo di studio oppure dall’inizio del periodo di disoccupazione. Il programma concorre al raggiungimento di alcuni obiettivi della strategia Europa 2020: garantire l’occupazione del 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni, evitare che gli abbandoni scolastici superino il 10% e sottrarre almeno 20 milioni di persone alla povertà e all'esclusione sociale.Tutti i Paesi dell’Ue, e in via prioritaria quelli con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%, per il periodo 2014-2020 riceveranno finanziamenti per l’attuazione di politiche attive di istruzione, formazione e inserimento nel mondo del lavoro a favore dei giovani e per l’Italia si prevede un finanziamento di circa 1,5 miliardi di euro, al cui concorso parteciperanno la Youth Employment Initiative, il Fondo Sociale Europeo e risorse nazionali per sostenere circa 900mila ragazzi tra i 15 e i 24 anni.In questo contesto si inserisce l’iniziativa di Gi Group Academy - la fondazione di Gi Group,  con un convegno dedicato alla presentazione del volume Garanzia Giovani. Politiche attive per l’occupazione giovanile.Obiettivi dell’incontro sono capire come gestire al meglio questa opportunità mediante un efficace raccordo tra pubblico-privato, approfondire gli strumenti esistenti nell’attuale legislazione, nonché i tempi e le azioni finora previste dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.Ne hanno parlato a Roma Giuliano Cazzola, Pietro Ichino, Emmanuele Massagli, Gabriele Toccafondi, Stefano Colli-Lanzi, autori, insieme ad altri esperti in ambito welfare, del libro edito da Gi Group Academy con GueriniNext Editore. Le conclusioni sono state affidate a Enrico Giovannini.“Abbiamo voluto dare un contributo concreto nel promuovere il tema della Youth Guarantee, proprio perché riteniamo che si tratti di un progetto strategico per il futuro del lavoro in Italia. - afferma Stefano Colli-Lanzi, Ceo di Gi Group e presidente della Fondazione –. Si tratta di un’occasione preziosa che non possiamo sprecare, da un lato per ridurre il tasso di disoccupazione giovanile ma dall’altro anche e soprattutto per dare finalmente inizio allo sviluppo delle politiche attive del lavoro nel nostro Paese”. Nel volume si evince come in Italia siano state destinate finora poche risorse alle politiche attive: nel 2011 circa 4,7 miliardi di euro, di cui solo 376 milioni alla formazione professionale rispetto ai 652 milioni nel 2005. Uno stanziamento davvero limitato rispetto ai 30,6 miliardi di euro dedicati alle politiche passive, di cui circa 20,7 miliardi per la disoccupazione contro i 9,5 miliardi del 2005. “Se il progetto della Garanzia giovani, e in particolare la sperimentazione del contratto di (ri)collocazione, avranno pieno successo, si può sperare che i vantaggi erariali conseguenti spingeranno il Governo a spostare risorse dalle politiche passive (quasi un miliardo di aumento dello stanziamento nella legge di stabilità 2014), a quelle attive – scrive nella sua sezione del libro il senatore Pietro Ichino, membro XI Comm. Perm. Lavoro, Previdenza Sociale – e sarà il segno che sui servizi al mercato del lavoro in Italia si è aperto davvero un nuovo capitolo”.Il “Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani”, redatto sulla base della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea, indica le principali azioni che si intendono realizzare, con particolare riferimento a quelle rivolte direttamente al beneficiario finale e a quelle di Sistema. Si affida un ruolo cruciale alle Regioni, la cui autonomia implementativa viene canalizzata all’interno di un perimetro condiviso a livello nazionale (PON: Piano Operativo Nazionale). “Sarebbe importante cogliere questa occasione per promuovere realmente un sistema integrato tra i servizi pubblici e le agenzie del lavoro private, attraverso un interscambio di esperienze, di buone pratiche e funzioni – scrive nella sua sezione del libro Giuliano Cazzola, esperto di Diritto del Lavoro, Welfare e Previdenza –. In particolare ritengo che la Dote Unica Lavoro, un programma innovativo deliberato dalla Giunta della Regione Lombardia, potrebbe essere di esempio nella gestione della Youth Guarantee”.“A questo punto non c’è che da augurarsi che il programma parta velocemente e che si fondi su tre pilastri fondamentali – conclude Colli-Lanzi – Il primo, che le persone devono essere poste al centro e i soldi non devono essere destinati ad infrastrutture oppure ad incentivi all’assunzione ma per sviluppare servizi di supporto alle persone che ne hanno bisogno, meglio se attraverso il meccanismo del voucher. Secondo, i soggetti erogatori devono essere pagati al raggiungimento del risultato: ossia con il placement della persona. Terzo, i soggetti erogatori dei servizi sul territorio devono essere veramente in grado di prendere in carico le persone ed offrire efficaci percorsi di sviluppo. Da questo punto di vista gli intermediari certamente più preparati sono le Agenzie per il Lavoro, che svolgono questo compito da oltre 15 anni e che sono oggi pronte a mettere in campo tutte le loro competenze. Auspichiamo, pertanto, che non si sprechi questa occasione, sarebbe un clamoroso autogoal per il Paese”.