Economia

FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE. Fmi, rapporto debito/pil dell'Italia a 118,4%

Loretta Bricchi Lee martedì 5 ottobre 2010
«Il sistema finanziario globale resta il tallone d’Achille della ripresa economica». Ieri, il Fondo monetario internazionale ha lanciato un nuovo allarme, sostenendo nel rapporto semestrale Global financial stability che dall’aprile scorso «i progressi verso la stabilità finanziaria hanno subito un rallentamento» a causa dei rischi legati al debito sovrano in Europa e alle continue difficoltà del settore immobiliare negli Usa.Non solo ci si troverebbe ancora «in un periodo di significativa incertezza», ma come evidenziato dalle recenti turbolenze sui mercati del debito in Europa, «la fiducia non è stata pienamente recuperata» e «la crisi ha accresciuto le vulnerabilità dei bilanci bancari e governativi». «La ripresa economica ha iniziato a perdere slancio dopo un primo trimestre migliore del previsto» e «i rischi di bilancio restano elevati nelle economie avanzate», sia nell’area euro che negli Stati Uniti e in Giappone.A maggiore rischio, però sarebbero «la Grecia e l’Italia» che «hanno ambedue un elevato livello di debito e forti stabilizzatori automatici», ha rivelato l’Fmi, sebbene «anche il Belgio e l’Olanda sono vulnerabili perché i loro bilanci sono più sensibili al deterioramento della crescita economica».Il rapporto, che per la Grecia ha stimato un debito del 130,2% del Pil, ha anticipato per il nostro Paese un debito pubblico pari al 118,4% del Prodotto interno lordo nel 2010 (un livello non dissimile dall’118,5% del Dfp) ma che potrebbe salire, nel peggiore degli scenari, fino al 136% nel 2015. Il ministro del Tesoro ha ricordato che il dato è «in linea con le previsioni». «Siamo assolutamente tranquilli sul 2010», ha infatti dichiarato Giulio Tremonti, a margine di un’udienza al Parlamento, sottolineando comunque che «non è detto che uno o due Paesi posizionati sull’Atlantico non ci portino di nuovo a una posizione complicata». «Da noi – ha continuato Tremonti – il debito cresce solo perché è sceso Pil, non perché abbiamo fatto politiche di spesa». La posizione dell’Italia «è molto meno infelice di altri paesi».Lunedì, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha ammesso che il deficit di bilancio americano è «una minaccia reale e crescente» che richiederà «decisioni molto difficili» e «sacrifici», ma che deve essere affrontata per evitare che la situazione divenga insostenibile entro pochi anni. Bernanke ha sottolineato che nuovi acquisti potrebbero aiutare la situazione finanziaria. Una soluzione presa in considerazione anche dal Fondo che ha invitato i governi e le banche centrali a tenersi pronti, se necessario, a nuovi interventi di stimolo.Nella sfera finanziaria, pertanto, le autorità devono «affrontare i problemi di lunga data del settore bancario e, dove necessario ricapitalizzare, e perseguire una ordinata e coerente riforma globale delle regole». A livello mondiale, sarebbero già stati effettuati oltre due terzi delle svalutazioni bancarie – che per il periodo compreso tra il 2007 e il 2010 sono ora stimate in 2.200 miliardi di dollari, contro i 2.300 miliardi previsti sei mesi fa – ma sarebbero ancora da registrare quasi 550 miliardi di dollari. Nei prossimi due anni, poi, le banche dovranno rifinanziare circa 4.000 miliardi di debito. «Nel complesso, i bilanci bancari hanno bisogno di essere ulteriormente rafforzati per assicurare la stabilità finanziaria a fronte di choc dal lato dei finanziamenti e prevenire circoli viziosi per l’economia reale», ha suggerito il Fondo.