Economia

Effetto crisi. Fitch: senza Draghi a rischio il risanamento del bilancio e le riforme

Redazione Economia martedì 19 luglio 2022

La sede di New York di Fitch Ratings

L’Italia non può permettersi di perdere il governo Draghi. Cresce la mobilitazione a vari livelli per scongiurare che le dimissioni del premier si trasformino in realtà e anche il mondo economico scende in campo avvisando i partiti che il Paese rischia troppo in un momento molto delicato tra crisi energetica, inflazione e conti pubblici da far quadrare.

L’agenzia Fitch in una nota sottolinea il rischio di una «maggiore incertezza politica anche se venissero evitate le elezioni anticipate» in particolare per quanto riguarda «le riforme strutturali e il risanamento di bilancio» che diventerebbero più impegnativi. Secondo l'agenzia di rating, le conseguenze politiche «non sono chiare», ma «qualunque cosa accada, l'Italia sta per entrare in un periodo di incertezza politica dopo 18 mesi di relativa stabilità e l'attuazione di alcune riforme. Anche se Draghi restasse premier, ci aspettiamo che i partiti che lo sostengono vadano in cerca di maggiore visibilità su alcune misure bandiera con l'approssimarsi delle elezioni, ampliando le attuali tensioni e che esercitino pressione per un maggior allentamento fiscale nella prossima legge di bilancio. Al contrario, se si andasse subito al voto questo renderebbe estremamente stretto il cronoprogramma per approvare la legge di bilancio. E renderebbe più difficile per l'Italia centrare gli obiettivi per la prossima tranche dei fondi del NextGeneration Eu a dicembre, o indebolirebbe la capacità delle autorità di distribuire i fondi già ricevuti».L'attuale piano di bilancio del governo fissa il risanamento oltre il 2023 e Fitch prevede per quest'anno un deficit maggiore di quello stimato dal governo (5,9% del Pil, contro 5,6%), mentre per l'anno prossimo stima una «modesta riduzione» del deficit al 4,5% del Pil (il governo prevede 3,9%), conclude la nota, in cui Fitch conferma il rating dell'Italia del 27 maggio di tripla B.

Esprime preoccupazioni più legate al calo dei consumi e all’aumento della povertà Confcommercio che oggi ha presentato i dati sulla congiuntura economica del mese di luglio che mostrano una contrazione dello 0,6% del Pil con l’inflazione all’8,2%. «I consumi rallentano, l'inflazione cresce, il conflitto in Ucraina continua e preoccupa la prospettiva delle restrizioni monetarie. In questo contesto, la crisi politica rischia di ripercuotersi pesantemente su quella economica. Serve, invece, la guida di Draghi e un'azione di governo sempre più efficace per gestire al meglio le risorse del PNRR, la legge di bilancio e le riforme strutturali che il Paese attende» ha sottolineato presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.