Economia

L'intervista. Fiordi: «Pronti a finanziare la ripresa»

Marco Girardo sabato 12 aprile 2014
«L'identità di banca popolare, i nostri 130mila soci, questa è la forza che ci ha permesso di superare la crisi», premette Miro Fiordi, amministratore delegato del Gruppo Creval, prima di addentrarsi nei dettagli di bilancio e previsioni. L’assemblea del Credito Valtellinese è chiamata oggi ad approvare un rafforzamento patrimoniale attraverso un aumento di capitale fino a un massimo di 400 milioni. Insieme all’aggiornamento del piano industriale approvato a marzo dal Cda «ci darà le munizioni per finanziare la ripresa», assicura Fiordi, quasi sollevato dal poterlo affermare, dopo aver guidato la nave in anni ben più tempestosi.Fiordi, partiamo dalla Asset quality reviaw, la revisione della qualità degli attivi promossa dalla Bce in vista degli stress test: com’è la situazione delle vostre sofferenze?Come per tutti – e soprattutto per una banca legata al territorio, alle imprese e alle famiglie, che hanno attraversato una crisi fortissima – le sofferenze sono aumentate. E poi bisogna tenere conto che la vigilanza italiana è molto attenta, prevede oltre alle sofferenze anche gli incagli, i crediti scaduti e quelli ristrutturati. Ciò detto, il livello di "copertura" ci lascia tranquilli. Il tema è ora come abbassare un po’ il monte complessivo dei crediti deteriorati per liberare credito.I grandi gruppi stanno organizzando una "bad bank" proprio per questo.Per un Gruppo delle nostre dimensioni le strade praticabili sono due: quella della cessione degli asset deteriorati e la cosiddetta "bad bank di filiera" da condividere con altre banche, ipotesi che stiamo valutando.Vi sentite preparati per gli stress test del prossimo autunno?A differenza dell’Asset quality review, che considera parametri reali, gli stress test stabiliscono uno scenario di crisi e valutano come una banca lo affronterebbe. Bisognerà quindi vedere, in questo esercizio probabilistico, quali saranno i limiti che si vogliono testare. Ci sentiamo in ogni caso sufficientemente solidi, e immaginiamo di passare l’esame a fine 2014 fra le prime 15 banche italiane e 130 europee. Anche perché, pur avendo già lo scorso anno coefficienti patrimoniali superiori ai minimi regolamentari, con l’aumento di capitale abbiamo deciso di rafforzarci ulteriormente. Il Total capital ratio (rapporto tra il capitale da accantonare per far fronte al rischio e il totale delle attività pesate per la loro rischiosità, ndr) raggiungerà il 13,9%.Insomma: il peggio è passato?Il bilancio 2013 rivela un paradosso della fase molto particolare che il sistema del credito sta attraversando: con un risultato netto della gestione operativa d 300 milioni, in crescita del 16%, quello del 2013 è stato il secondo miglior bilancio della storia centenaria del Creval. Ma l’utile si riduce a di 11 milioni: significa che abbiamo fatto una svalutazione imponente dei crediti non performanti, a testimonianza di come, anche in un periodo di crisi, non potevamo fare a meno, essendo una banca del territorio, di finanziare imprese e famiglie. E se imprese e famiglie hanno sofferto, come hanno sofferto, la qualità degli impieghi ha inevitabilmente risentito della crisi.Il Cda ha approvato a marzo un aggiornamento del piano industriale che lei definisce necessario per intercettare la ripresa.Ci siamo appunto dotati della flessibilità operativa e patrimoniale per finanziare una ripresa dell’economia reale di cui si vedono effettivamente i primi segnali. Sta iniziando una fase nuova, e non posiamo trovarci senza munizioni quando ripartirà la domanda di credito. Il 2014 sarà ancora un anno di transizione, ma per noi ci potrebbe essere una ripresa decisa della redditività nel 2015 e 2016.Operativamente tutto questo come si traduce?Dopo aver completato la riorganizzazione e semplificazione della struttura societaria dl Gruppo con la fusione del Mediocreval nella capogruppo e aver avviato la partnership con Alba Leasing, raccoglieremo anche il frutto degli interventi sulle filiali, grazie alla nuova infrastruttura applicativa e alla piattaforma commerciale per supportare sempre più efficacemente il processo di vendita, con un miglioramento anche dell’offerta online. Contiamo così di raggiungere nel 2016 una raccolta diretta superiore ai 22 miliardi, indiretta vicino ai 13e un utile netto superiore ai 100 milioni.