Economia

DAL PRIMO GENNAIO. Prova di forza Fiat, disdetti tutti gli accordi sindacali

Nicola Pini lunedì 21 novembre 2011
​Tabula rasa: la Fiat azzera tutti i vecchi contratti e si appresta dal 1 gennaio del 2012 ad estendere il modello Pomigliano a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. L’annuncio arrivato ieri dal Lingotto riguarda al momento Fiat auto ma nei prossimi giorni verrà esteso anche a Fiat Industrial, la conglomerata di trattori e camion. Il nuovo passo della multinazionale di Torino è la conseguenza diretta della già annunciata uscita da Confindustria e Federmeccanica dal prossimo gennaio, che consente ora alla Fiat di recedere da «tutti i contratti e accordi sindacali vigenti», nonchè «da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto». Tra gli effetti ci sarà il passaggio delle rappresentanze sindacali dal sistema delle Rsu a quello della Rsa, che potrebbe comportare l’estromissione immediata della Fiom dagli organismi Fiat se non firmerà un accordo (eventualità remota). Presumibilmente invece da qui alla fine dell’anno il Lingotto dovrebbero concordare con Fim Cisl, Uilm e Fismic, l’estensione a tutte le fabbriche del gruppo come contratto di primo livello, dell’intesa firmata a fine 2010 per Pomigliano e poi estesa a Mirafiori e all’ex Bertone di Grugliasco. Un incontro dovrebbe tenersi a breve ma non c’è ancora una data.L’annuncio da Torino fa risalire la temperatura dello scontro sindacale. «Andremo avanti con le azioni legali e le denunce», avverte il leader della Fiom Maurizio Landini, «la Fiat non ha il potere di decidere se dobbiamo esistere o meno». Riflessi potrebbe esserci anche sul piano politico con il governo Monti intento a costruire una dialogo ad ampio raggio con le forze sociali. Non a caso, dal Pd, Cesare Damiano e il responsabile economico Stefano Fassina hanno definito ieri la disdetta Fiat «destabilizzante» in un momento in cui servirebbe «il massimo di convergenza» e hanno chiesto al governo di adoperarsi per «riaprire un confronto costruttivo» tra azienda e sindacati. Mentre il leader dell’Udc Pierferdinando Casini parla di decisione «che non fa piacere, un segnale del fatto Marchionne pensa di più all’estero che all’Italia»Anche la Cgil parla con Vincenzo Scudiere di passo «destabilizzante» che «porterebbe all’esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la Fiom dall’esercizio dell’attività sindacale». Se così fosse per la Cgil, aggiunge, «sarebbe utile fare fronte comune con Cisl e Uil per difendere la garanzia dei sindacati a operare sui posti di lavoro».  Per il leader della Fim Cisl Giuseppe Farina, si tratta di una «decisione attesa» anche se non condivisibile. L’uscita di Fiat dal sistema confindustriale e quindi dal contratto dei metalmeccanici «a noi non è piaciuta – afferma il sindacalista – ma ne abbiamo preso atto e adesso serve un contratto unico che uniformi i trattamenti per tutti i dipendenti del gruppo». Farina si dice sicuro che il contratto «sarà positivo con incrementi salariali, migliore di quello dei metalmeccanici». Il punto dolente, aggiunge il segretario Fim, «è che se la Fiom non firma resterà fuori». Mentre «dovrebbe prendere atto che le sue battaglie sono state perdute». Secondo infine Rocco Palombella, segretario della Uilm, la disdetta è «un atto grave» e ora serve subito «un tavolo negoziale» escludendo «un arretramento di diritti e livello retributivo» dei lavoratori.La Fiat assicura che non ci saranno passi indietro per gli oltre 70 mila dipendenti coinvolti dalla disdetta contrattuale. Nella missiva ai sindacati che annuncia il recesso dai contratti il Lingotto precisa che «saranno promossi incontri finalizzati a predisporre nuove intese con l’obiettivo di assicurare trattamenti individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative».