Economia

Fase 2. Coinvolgere i giovani nel processo di digitalizzazione

Redazione Romana venerdì 29 maggio 2020

La digitalizzazione ha bisogno di giovani preparati

Start2impact, la start up attiva nella formazione digitale e dell’innovazione a vocazione sociale, che fornisce, attraverso un’unica piattaforma web, formazione teorica, pratica e raccoglie offerte di lavoro per fare carriera nell’innovazione, vede nei giovani i protagonisti della nuova fase che ci attende ora che è terminata la quarantena: una generazione che, nel 59% dei casi, si immagina in un prossimo futuro parte attiva di un progetto imprenditoriale. La ripresa, seppur graduale delle attività, porta con sé anche la riflessione, dovuta e obbligata, non solo su come far ripartire il Paese, ma anche sui prossimi step da mettere in atto per scoprirci pronti al cambiamento che inevitabilmente investirà la società sotto tutti i punti di vista. «Sono convinto che nei prossimi mesi bisognerà ripartire anche e soprattutto dai giovani», spiega Gherardo Liguori, cofounder di Start2impact -. Il giovane imprenditore non ha dubbi, infatti, riguardo al ruolo di primo piano che dovrebbero assumere i più giovani nei piani di ripresa dell’economia italiana. «Di quella attitudine imprenditoriale che ha reso l’Italia negli ultimi anni una fucina di progetti e start up innovative capaci di rispondere in modo concreto alle esigenze del mercato da un lato e alla grave crisi occupazionale giovanile dall’altro», aggiunge.

I giovani come motore della digitalizzazione dell’Italia
La crisi legata al Coronavirus ha dimostrato come sia più che mai necessario accelerare quei processi di digitalizzazione per velocizzare i processi produttivi e aziendali. Un processo a lungo rallentato in Italia e che oggi emerge con tutte le sue lacune e criticità. «Il rischio è che si continuino a non coinvolgere in simili processi i giovani, lasciandoli pagare il prezzo più alto di questa crisi», prosegue Virginia Tosti, cofounder di Start2impact e data analyst. Una generazione forte di una sensibilità più marcata nei confronti delle istanze sociali e ambientali e desiderosa di fare la sua parte creando un vero impatto positivo sulla società. Anche partendo dall'implementazione di nuovi modelli di impresa e business. In un recente sondaggio a cura di Start2impact a cui hanno risposto oltre 600 persone, è emerso che il 59% dei giovani vorrebbe che la prima esperienza fosse all’interno di una start up, contro il 27% in grandi aziende e 14% in agenzie. Inoltre il 54% degli intervistati pensa che, fra due anni, starà creando la propria azienda, percentuale che sale al 77% con una visione da qui a cinque anni. «Non stupisce quindi come le nuove generazioni, abituate a convivere già da tempo con una situazione economica a loro non favorevole, abbiano una mentalità imprenditoriale più sviluppata per trasformare problemi in opportunità», sottolinea Tosti. Anche alla luce dei prossimi cambiamenti che riguarderanno le imprese e l’economia del Paese, bisognerà perciò capire se le aziende e i rispettivi management saranno disposti a tracciare con i giovani delle nuove linee di business grazie alle tecnologie disponibili e all’innovazione digital di cui sono oggi i principali fruitori e sostenitori. «Spero che uno degli insegnamenti che ci porteremo di questa pandemia sia che oggi più che il dialogo fra le generazioni è fondamentale per la sopravvivenza delle aziende», dichiara Liguori.

Investire sulla formazione continua
Ogni problema può essere trasformato in un’opportunità e il periodo di stop forzato in casa ha permesso a molti giovani di focalizzare meglio le proprie ambizioni e aspettative professionali, cercando allo stesso tempo nuovi possibili stimoli lavorativi. «Ci troviamo in un momento delicato anche per i più giovani e che contribuirà a creare una sorta di linea di demarcazione tra chi ha sfruttato questo periodo per migliorare e ampliare la propria formazione e coloro che invece non hanno saputo sfruttare il momento di riposo forzato in casa per migliorarsi come professionisti», afferma Tosti. Il rinnovato interesse nei confronti dell’e-learning, tema particolarmente sentito in questo frangente storico, è una dimostrazione concreta di come sia fondamentale continuare a formarsi e migliorarsi come professionisti, andando anche a scoprire settori e competenze ad oggi meno note ma estremamente richieste nel mercato del lavoro. «Sono sempre più le figure ricercate legate al mondo dell’innovazione e del digital per le quali c’è una forte domanda a fronte di un’offerta minore - precisa Liguori, che proprio su Start2impact ha implementato un job market dove le aziende possono postare i propri annunci di lavoro -. La richiesta di professionisti del settore digital non potrà che aumentare ulteriormente nel corso dei prossimi mesi, a fronte proprio di quel processo di digitalizzazione in atto».

Coltivare una visione di lungo periodo
«Credo che uno dei lasciti dell’emergenza coronavirus sia quello di rivedere le nostre priorità cercando di creare un vero impatto sociale - sostiene Tosti -. Da sempre crediamo che il business non è business se non è etico, ovvero se non migliora la vita delle persone». Se il Coronavirus infatti ha rafforzato i legami sociali, lì dove erano spesso pressoché inesistenti, dall’altro lato ha fatto emergere la nostra scarsa predisposizione a rispondere in modo puntuale a simili disastri globali. «È emersa la nostra scarsa resistenza a simili situazioni, ma soprattutto appare evidente come sia necessario imparare a coltivare una visione di lungo periodo in economia come in politica - conclude Liguori -. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e di ripensare il nostro modo di fare impresa e business, rivedendo strategie e priorità e ricercando soprattutto risposte alle prossime sfide, in primis a quella dello stesso cambiamento climatico nuovamente messo da parte nell’agenda politica, che rischia di causare disastri globali ancora più ingestibili del Covid-19».