Economia

Dazi. L'Europa avverte gli Usa: nel mirino 294 miliardi di export

Giovanni Maria Del Re martedì 3 luglio 2018

Cecilia Malmström, commissario europeo al Commercio (foto Epa)

Donald Trump stia attento, se imporrà dazi aggiuntivi sulle auto a rischio sono 294 miliardi di dollari di export Usa a livello globale. L’Unione Europea per ora non ha ancora varato misure di risposta alle minacce del presidente americano, ma lancia chiari avvertimenti a Washington, nella speranza di convincerla a più miti consigli. «Non risparmieremo gli sforzi – ha detto ieri il capo portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas – per evitare che questo scenario si verifichi».

I moniti di Bruxelles sono contenuti in un documento di 11 pagine, reso pubblico ieri, che si inserisce nel quadro dell’indagine avviata dal Dipartimento Usa per il Commercio nel quadro della «sezione 232» e cioè dell’ipotesi di minacce alla sicurezza nazionale. Un trucco già usato dal presidente Usa per i dazi su acciaio e alluminio, attivando una clausola che consente deroghe alle regole del commercio internazionale. «Questa indagine – ha avvertito Schinas – manca di legittimità, basi fattuali e viola le regole internazionali sul commercio, al pari dell’altra analoga che ha portato a dazi su acciaio e alluminio ».

Di questo parlerà con Trump il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che sarà a Washington il 19 e 20 luglio insieme al commissario al Commercio Cecilia Malmström, partecipando inoltre a un’audizione organizzata dal dipartimento Usa al Commercio. Il ricorso alla clausola della sicurezza nazionale, si legge anche nel rapporto, «è senza basi e per questo non prevarrà nel Wto». Per questo «l’Ue mette in guardia gli Stati Uniti dal perseguire un processo che potrebbe risultare in una nuova violazione del diritto internazionale, danneggerebbe ulteriormente la reputazione degli Stati Uniti e che la comunità internazionale non potrà accettare e non accetterà». Uno sviluppo che «indebolisce i legami con amici e alleati». Intanto ieri anche la Camera di Commercio americana, la più grande associazione industriale del Paese, ha avviato una campagna contro i dazi, illustrando i possibili danni Stato per Stato.

L’Ue stima a 13-14 miliardi di dollari l’impatto negativo sul Pil americano dai dazi al 25% sul comparto auto. E mette in guarda dalle contromisure che sarebbero attuate non solo dall’Unione, ma da tutti i partner coinvolti, che andrebbero a colpire export Usa complessivi di 294 miliardi di dollari (58 miliardi solo per l’Ue), pari al 19% delle esportazioni Usa del 2017. Dazi tanto più assurdi in quanto, recita il documento, le società Ue «hanno prodotto 2,9 milioni di auto negli Usa nel 2017, pari al 26% della produzione del complessiva» (cifra che scende a 1,8 milioni di auto e il 16% se non si considerano le auto Chrysler, che fanno parte del gruppo con la Fiat).

Il documento ricorda inoltre che i costruttori Ue di auto dànno direttamente lavoro a 120.000 americani (420.000 con l’indotto), con impianti tra l’altro in South Carolina, Alabama, Mississippi e Tennessee (tutti Stati repubblicani). Smontata anche l’accusa di Trump che l’industria Ue dell’auto favorirebbe il disavanzo commerciale Usa: «Le società Ue negli Usa – recita il rapporto – esportano una parte significativa della loro produzione, contribuendo in modo sostanziale al miglioramento della bilancia commerciale, che è una priorità dell’amministrazione Usa. Circa il 60% delle auto prodotte negli Usa da società di esclusiva proprietà Ue viene esportato in altri Paesi, anche nell’Ue». E dunque «misure che danneggiassero queste società sarebbero un autogol e indebolirebbero l’economia Usa».

Il documento evidenzia inoltre, come anche le importazioni di auto dall’Ue «non hanno minato l’espansione della produzione interna negli Usa, costantemente aumentata negli ultimi dieci anni ». Che Trump ascolterà sono in pochi a crederci. L’Ue, intanto, affila le armi.