Economia

La Ue alla prova del Coronavirus. Il nome dell'Europa

Marco Girardo giovedì 26 marzo 2020

Una foto di scena della serie tv Rai "Il nome della Rosa"

Le parole sono importanti, ricordava Nanni Moretti in un memorabile sfogo di "Palombella Rossa". Lo sono a maggior ragione in un tempo drammatico, un crinale della storia sul quale, probabilmente, l’Unione europea, affrontando la sua prima vera guerra, si gioca il futuro: da un lato c’è una nuova Europa più solidale, dall’altro la disgregazione. Non è dunque una sottigliezza linguistica decidere di dotarsi di un prototipo di Eurobond, primo passo verso la condivisione dei debiti pubblici – destinati a lievitare, tutti, siano essi di Paesi virtuosi o meno accorti come purtroppo fino a ieri il nostro – per sconfiggere l’invisibile nemico comune. L’attacco del Coronavirus è democratico, non distingue tra Nazioni finanziariamente solide e deboli: è uno choc simmetrico. A non esserlo, però, è la difesa comunitaria. Mancando una politica fiscale Ue, oggi asimmetrica. Gli Eurobond permetterebbero invece di aggregare stabilmente il fabbisogno di finanziamento dei singoli Stati sotto un’unica bandiera, blu con le stelline. La liquidità del mercato secondario, invece di essere frammentata in decine di titoli più o meno costosi per gli emittenti (oggi la Germania paga -0,4% per rifinanziarsi a 10 anni, l’Italia l’1,65%), convoglierebbe in una singola curva benchmark.

Diversa e di gran lunga meno efficace sarebbe dunque la scelta di adottare i Coronabond e non gli Eurobond per un periodo limitato e con una funzione ad hoc, quella cioè di sostenere la spesa sanitaria per contrastare l’epidemia. I costi della guerra saranno enormi: la dura recessione che abbiamo davanti provocherà un tracollo del Pil in tutta l’Unione come nel resto del mondo. E dietro a questo numerino negativo ci sono migliaia imprese che chiudono, milioni lavoratori senza più reddito, catene del valore spezzate, consumi contratti e deformati, devastante disagio sociale. La crisi sta conducendo due generazioni di europei che non avevano mai visto una guerra in territori sconosciuti, che tali resteranno per anni. La pervicacia con cui alcuni Paesi considerati "falchi", oggi Olanda e Finlandia lo sono più della Germania, chiedono condizionalità anche per l’accesso alle linee di credito del Mes rivela in realtà la mancata percezione di quanto ci sia in ballo: senza solidarietà tra il Nord e il Sud geografico (o se vogliamo fiscale) d’Europa, con una risposta forte e coesa, l’intero progetto europeo si dissolverà. E a proposito di parole importanti, della nostra Europa – come per la "rosa" di Umberto Eco e per la grande Roma di Bernardo di Cluny – alla fine potrebbe restare, ahimè, solo il nome, un soffio di voce e nulla più: Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemos.