Economia

CRISI. Passa la manovra-bis, ora piano per lo sviluppo

mercoledì 14 settembre 2011

Fuori da Montecitorio tensioni, scontri con le forze dell’ordine e bombe carta. Dentro, grande confusione, proteste dalle tribune, polemiche e approvazione di una raffica di ordini del giorno non sempre compatibili con le misure appena approvate. Tra questi, uno accettato dal governo,  che impegna a rivedere la contestata riforma dell’articolo 8 sui licenziamenti, concordandola con le parti sociali. E che è stato salutato con sollievo dai sindacati. E un altro che, se venisse preso sul serio,  ridarebbe ossigeno agli Enti locali. Non è mancato l’accoglimento di un odg Scilipoti a considerare l’opportunità di un condono fiscale e/o edilizio. Ma nonostante questo clima, con 314 voti favorevoli e 300 contrari, la Camera ha ottenuto la fiducia e poi ha approvato in via definitiva la manovra economica.

Alla maggioranza è mancato l’ex ministro Antonio Martino, che ha votato contro in dissenso dal gruppo. Ma per governo e maggioranza non c’è molto tempo per festeggiare, perché appaiono impegnati già sul fronte bollente di un ulteriore taglio del debito e di nuove misure per lo sviluppo. Chieste nuovamente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al premier, salito al Quirinale ieri pomeriggio. Berlusconi ha assicurato il suo impegno. Ma le misure sono ancora tutte da stabilire a da valutare: potrebbero riguardare le pensioni (anche se Bossi continua a dirsi contrario) e la vendita di parte del patrimonio immobiliare pubblico. Senza escludere a priori la patrimoniale e anche nuovi condoni. Subito dopo il voto, a Montecitorio si è riunito brevemente il Consiglio dei ministri, che ha approvato la procedura di urgenza per la presentazione delle proposte di modifica costituzionale, che riguardano il dimezzamento del numero dei parlamentari e la costituzione del Senato federale. In aula e in Transatlantico, dunque, atmosfera rovente. Nel corso del dibattito sulla fiducia, le opposizioni sono tornate a chiedere al presidente del Consiglio di dimettersi.

Walter Veltroni ha detto: «Non siamo un Paese di schifo, presidente Berlusconi, siamo una generosa comunità. Se ama l’Italia faccia un passo indietro. Il Paese lo apprezzerà e comincerà per tutti un tempo nuovo». Stessa musica dal capogruppo Idv Massimo Donadi: «Berlusconi compia un atto d’amore per il Paese, che ha vilipeso all’estero, dimettendosi».  Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha attaccato: «Se qualcuno ritiene che in queste condizioni le cose vadano bene, il governo può andare bene, ha la maggioranza parlamentare, sappiamo come ce l’ha. Siete contenti di questo? Per me siete all’irresponsabilità, perché dietro l’angolo c’è la Grecia». Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha aggiunto: «Questa manovra non può risolvere i problemi perché non è strutturale, non interviene sulla crescita e perché non introduce nessuna novità politica per riacquisire fiducia da parte del mondo».

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, ha replicato: «Con i due voti di oggi alla Camera, prima sulla fiducia, poi sul testo finale, è risultato evidente che la maggioranza mantiene la sua consistenza anche in occasione dell’approvazione di una manovra economica così impegnativa e anche dura. Adesso il governo, sul piano economico, deve impegnarsi su due grandi questioni: la crescita possibile e l’attacco al debito pubblico».

MARCEGAGLIA CRITICA: SOLO TASSEIl via libera alla manovra è stato preceduto da nuovi giudizi negativi di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. "Questa manovra non è come l'avremmo voluta noi, non risolve i problemi dell'Italia: se non torniamo a crescere sarà insufficiente, e la manovra non ha nulla per la crescita".FISCO OK, MA IL DEBITO È DA RECORDLe entrate tributarie dei primi sette mesi del 2011 sono arivate a quota 221,643 miliardi di euro, in crescita dell'1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2010.È quanto comunica il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia. Da sottolineare un significativo balzo nella lotta all'evasione: nel periodo gennaio-luglio 2011 il gettito derivante dai ruoli si è attestato a 4.046 milioni (+1.167 milioni di euro, pari a +40,5%): 2.555 milioni di euro (+683 milioni di euro, pari a +36,5%) dalle imposte dirette e 1.491 milioni di euro (+484 milioni di euro, pari a +48,1%) dalle imposte indirette. Fin qui le belle notizie. Quelle cattive riguardano il debito pubblico italiano, che a luglio è salito al livello record di 1.911,807 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto a giugno quando per la prima volta ha superato la barriera dei 1.900 miliardi. È quanto risulta dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica. Da precisare che con questo dato Bankitalia misura lo stock di debito e non il suo rapporto con il Pil; è quest'ultimo invece il parametro di riferimento per il Patto di stabilità europeo.Intanto volano le entrate relative ai giochi: nel complesso presentano una crescita del 17,3% (+1.182 milioni di euro) sostenuta, in particolare, dai proventi del lotto (+37,5% pari a +1.069 milioni di euro) e dalle entrate degli apparecchi e congegni di gioco (+9,6% pari a +194 milioni di euro). Positivo il gettito dell'imposta di consumo sul gas metano (+13,1% pari a +332 milioni di euro) che a causa del meccanismo di calcolo dell'imposta riflette l'incremento dei consumi registrato nel 2010.