Economia

Ecorally. Correre in auto, ma in modo alternativo

Mariano Da Ronch martedì 24 settembre 2019

Si sono svolte nei giorni scorsi a San Marino il 13° Ecorally San Marino Montegiardino Trofeo Energreen e il 10° Ecorally Press, competizioni di regolarità su strada dedicate ai mezzi a basso impatto ambientale, che in Italia rappresentano il 9,26% del circolante autovetture. Per la cronaca, i veicoli ecologici in gara sono partiti dal centro di Montegiardino, il più piccolo Castello della Repubblica di San Marino, e hanno attraversato, in un susseguirsi di prove speciali, i Castelli di Acquaviva, Faetano e Fiorentino, oltre a raggiungere le pendici del Monte Titano e a percorrere il centro storico della città di San Marino, entrambi patrimonio dell'Umanità Unesco insieme al centro storico di Borgo Maggiore. I concorrenti hanno anche lasciato il territorio della Repubblica per salire allo storico borgo di Verucchio, culla della dinastia dei Malatesta, signori di Rimini, compiendo complessivamente circa 105 chilometri in due semitappe. L’edizione 2019 ha visto in gara mezzi elettrici, ibridi, mono, bifuel e dual fuel gassosi (GPL e metano), biocarburanti, idrogeno divisi in quattro gruppi, con concorrenti provenienti anche dal Canada e dalla Slovenia.

Per capire meglio lo spirito di una competizione come questa che, ricordiamolo, non ha nulla a che vedere con le gare di velocità e che, pur essendo dedicata alle propulsioni alternative, è distante anni luce dallo sfavillante e ben più ricco mondo – tanto per fare un esempio – della Formula E, Avvenire ha voluto partecipare come concorrente a bordo della nuova Hyundai Ioniq Plug in Hybrid, dotata del motore a quattro cilindri Kappa 1.6 GDI a iniezione diretta, capace di erogare fino a 105 CV e 147 Nm di coppia e con un motore elettrico a magneti permanenti capace di operare in modalità completamente elettrica fino alla velocità di 120 km/h e che eroga invece 60,5 CV (44,5 kW) e 170 Nm grazie a una batteria agli ioni polimeri di litio da 8,9 kWh che garantisce fino a 52 km di guida esclusivamente elettrica secondo le norme WLTP.

«Iniziative come l’Ecorally dimostrano che i carburanti alternativi non sono positivi solamente dal punto di vista ambientale e per raggiungere i target di riduzione delle emissioni di CO2 e di rispetto della qualità dell’aria, ma anche a livello prestazionale e tecnico», ha dichiarato Andrea Arzà, Presidente di Assogasliquidi, l’associazione di Federchimica che rappresenta il settore dei gas liquefatti. «San Marino - ha sottolineato Luciano Zanotti, Presidente Associazione Aziende Energia Rinnovabile San Marino - è molto attiva per quanto riguarda l’energia rinnovabile e la mobilità sostenibile. Le colonnine di ricarica per le auto elettriche, e quindi anche quelle a disposizione delle auto in gara, forniscono elettricità che proviene dal fotovoltaico. A San Marino, infatti, sono operativi circa 1400 impianti fotovoltaici che, grazie al credito energetico per la corrente non utilizzata dal produttore, consentono di mettere a disposizione una riserva energetica verde di circa 2 MWH, utilizzabile dalle colonnine di ricarica».

Fin qui, la cronaca e le dichiarazioni ufficiali. Ma di che competizione si tratta, che atmosfera si respira qui a San Marino, cosa dicono i concorrenti? Diciamo subito che lo spirito competitivo legato all’automobile è ben vivo anche in questo tipo di gare, che tra l’altro hanno anche uno specifico riconoscimento da parte della FIA, Federazione Internazionale dell’Automobile, che organizza ben tre campionati dedicati alle propulsioni alternative e che nelle scorse edizioni vedeva presente anche l’Ecorally San Marino. Ovviamente, come abbiamo già detto, siamo molto lontani dalla Formula E: qui lo spirito è un po’ più “ruspante”, al confine di quella genuina Motor Valley emiliano-romagnola conosciuta in tutto il mondo. Ma con passione e partecipazione che non hanno nulla da invidiare a chi pratica il motorsport più tradizionale. Come ci conferma Massimo Liverani, una vera e propria autorità in questo settore: per quattro anni consecutivi Campione del Mondo FIA Energie Alternative (2011, 2012, 2013 e 2014) e vincitore per tre volte proprio dell’Ecorally San Marino - Città del Vaticano nel 2010, 2012 e 2013), oltre che dell'Hi-Tech Ecomobility Rally di Atene nel 2011, 2013 e 2014, dell'EcoTarga Florio (2010 e 2011), del Tesla Rally di Belgrado (2012 e 2013), del Rally Eco Bulgaria (2013 e 2015), del Clean Week 2020 Trophy di Zolder (2011) edeil Sestrière Ecorally (2012). «E’ la dimostrazione che si può competere e divertirsi anche con vetture che hanno motori con alimentazioni più ecologiche - commenta Liverani - anche se siamo ancora in pochi a pensarla così: capita che in alcune gare non si arrivi a dieci concorrenti. Anche perché partecipare al campionato mondiale FIA riservato a questo tipo di vetture non è di certo economico. Una stagione può arrivare a costare complessivamente anche 250mila euro: una cifra importante, che raramente vede il sostegno economico diretto, anche se parziale, da parte delle case costruttrici».

Ma forse la vera domanda che potrebbero fare gli ecologisti più intransigenti è un’altra: visto che l’inquinamento non arriva solo dalle emissioni del motore (se si escludono la propulsione elettrica pura e i motori a cellule a combustibile alimentati a idrogeno), ma anche dall’usura degli pneumatici, tanto per fare un esempio, bisognerebbe fare un bilancio complessivo, che tenga conto di tutti i vari fattori inquinanti e clima alteranti in gioco. In altre parole, non basta misurare cosa esce dal tubo di scarico per parlare di auto più o meno ecologica: ad esempio l’indice well–to–whell, WTW, letteralmente “dal pozzo alla ruota”, permette analisi di tipo energetico e ambientale paragonando differenti tecnologie propulsive e carburanti, relazionando l’efficacia del mezzo di trasporto, la performance della tecnologia che consente di ottenere il carburante e il vettore energetico utilizzato sia per trasportarlo che per stoccarlo. A cui bisognerebbe poi aggiungere il costo ambientale per il riciclo del veicolo e delle sue componenti. In sostanza, per limitare l’inquinamento bisognerebbe limitare l’utilizzo dei veicoli in ogni caso, indipendentemente dal tipo di motorizzazione adottata.

Discorso complesso, che ci porterebbe lontano e che soprattutto ci costringerebbe a dover decidere su cosa è necessario e cosa non lo è, con valutazioni che muterebbero inevitabilmente a seconda di che le compie. Ancor più difficile di questi tempi, dove l’auto non gode certamente di buona stampa, almeno a giudicare da quanto si legge sull’argomento. Limitiamoci quindi a osservare come questo tipo di gare automobilistiche, oltre che la passione innata per i motori e le competizioni automobilistiche iniziate alla fine dell’800, interpretano lo spirito del tempo grazie all’adozione di motori che privilegiano anche le prestazioni ambientali dei veicoli. Non sarà la soluzione definitiva, ma aiuta.